Il bubbone sociale e l’omeostasi

Autore: Francesco Domenico Capizzi*

                                    

        Nel suo saggio La rivoluzione industriale 1770-1880  (Garzanti, 1976) J.Rioux ha sostenuto che  “ la disoccupazione fu favorita dalla meccanizzazione dei processi produttivi, poi dalla caduta del potere d’acquisto e infine dal deterioramento delle condizioni di vita di larga parte della popolazione”. Oggi la mancanza di lavoro riconosce anche altre cause, ma la recessione che ne consegue condurrà, come allora,  al disagio sociale  e a incrementi esponenziali di morbilità e mortalità. Politica ed Istituzioni devono tenerne conto e riconoscere che i livelli essenziali di assistenza, di fronte alle conseguenze della mancanza di lavoro e comunque precario a vita (poche illusioni sulla reale efficacia di indennizzi, tutele crescenti, accompagnamenti verso un nuovo posto di lavoro), funzionano come un pannicello caldo su un bubbone che prima o poi esploderà infettando tutte le parti del vivere civile e le basi stesse del Contratto sociale. E’ opportuno, forse, ricordare quei medici valorosi come Ippocrate, Ibn Khaldun, Bernard, Tissot,  Swieten,  Ramazzini, Cannon, Frank, Virkow, Doria  di aver dimostrato che la malattia nasce  da un’interdipendenza tra ambiente interno ed esterno? E che la salute poggia sull’autogoverno dell’organismo, l’Omeostasi,  che riguarda la composizione e la missione delle cellule, i fenomeni riparativi, le difese  immunitarie, fino a determinare l’evoluzione della specie, e che agisce ed oscilla entro i limiti imposti dalle condizioni psico-fisiche della persona? E che il malessere sociale conduce a defedamenti organici, alcoolismo, tabagismo, alimentazione errata, assunzione di antidepressivi e  stress che  colpisce quasi un quarto dei lavoratori negli Stati dell’Unione Europea?  (Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro, Report 2005).Sostanzialmente, la patogenesi, in larghissima parte delle malattie, poggia sulla rottura dell’omeostasi nel corso della storia complessiva della persona. Salute e malattia sono il prodotto di  fenomeni biologici e insieme sociali. Infatti, l’Organizzazione Mondiale della Sanità definendo la salute ”uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale, e non solo assenza di malattia o d’infermità “ ne trae una raccomandazione essenziale: “ i governi assumano  misure sanitarie e sociali adeguate”. 

          Si propone, dunque, un binomio operativo inscindibile, una sorta di omeostasi biologico-sociale, che, nella realtà che stiamo vivendo, va appannandosi assieme a ragione e  coscienza civica fino a divenire “un semplice accessorio dell’apparato economico onnicomprensivo” come profetizzato da Adorno. Ecco perché la salute ha cessato di appartenere alla cerchia dei beni supremi  e la sua salvaguardia viene demandata soltanto ad azioni diagnostico-terapeutiche, essenziali per fronteggiare la malattia conclamata, ma senza soddisfare il diritto fondamentale, isterilito da una politica decadente che ignora i fattori patogeni, fra cui emerge, in forme sconcertanti, l’incerto futuro di larghissima parte dei cittadini italiani ed europei che forse, come constatava Simone Weil, ha smarrito la speranza “del sabato come attesa e liberazione dalle servitù”  per  consegnarsi ad una “forza che rende chiunque una cosa nel senso più letterale della parola: c’era qualcuno e un attimo dopo non c’è nessuno” . 

* già Direttore della Chirurgia generale dell’Ospedale Maggiore di Bologna e docente di  Chirurgia   generale nell’Università di Bologna

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