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Dieci anni senza Pier Cesare Bori. In Archiginnasio il 3.11.2022 h. 17: “Vivere per sé e per gli altri”

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Dieci anni senza Pier Cesare Bori. In Archiginnasio il 3.11.2022 h. 17: “Vivere per sé e per gli altri”

Vivere per sé e per gli altri

Ricordando Pier Cesare Bori

Bologna, Archiginnasio, sala dello Stabat mater

giovedì 3 novembre 2022, ore 17:

Giancarlo Gaeta, Introduzione

Paolo Bettiolo, CV: una lettura

Carlo Ginzburg, Una rilettura del vitello d’oro

Massimo Lollini, Ricordati di vivere

Mauro Pesce, Per un consenso etico tra culture

Gianni Sofri, Con gli occhi di un amico

Silvia Torneri, Vivere con gli altri: l’esperienza del carcere

Caterina Bori, Conclusione

PIER CESARE BORI promotore di “un universalismo intensivo che accosta, nella stessa persona, l’adesione alla propria via e il riconoscimento della pluralità delle vie”

Nei giorni della scomparsa di Pier Cesare Bori sono stati pubblicati due suoi libri, costruiti con slancio e fatica nell’anno della malattia. Due libri tanto diversi nei contenuti, l’uno teorico l’altro autobiografico, quanto inconfondibilmente suoi nella forma essenziale e nello spirito: un’antologia di testi di tradizione cristiana selezionati intorno al tema biblico dell’uomo creato a immagine di Dio,  introdotta con uno scambio epistolare tra l’autore e due allievi cinesi ai quali è spiegata un’antropologia religiosa così diversa dalla loro;[1] e un racconto della sua vita ripercorsa non tanto di per sé, quanto come «punto di partenza di un insieme di relazioni» con i molti che hanno intersecato la sua umana avventura.[2] Gesti dunque di amicizia, carichi di attenzione dialogante e di memoria affettivamente carica. Qualche anno prima Bori aveva già tracciato il suo percorso biografico, ma allora seguendo le letture che in ordine di tempo erano state importanti per la sua crescita e l’espressione di ciò che in lui andava maturando, ed anche allora nella consapevolezza che, certo, «parlare di sé fa piacere, ma non sarebbe bastato se non ci fosse stato il desiderio di regalare qualcosa di nuovo e di utile in cambio di quanto ricevuto da maestri, familiari, amici, allievi».[3] Peraltro, che la vita e l’opera si siano in tal modo combinate a conclusione della sua esistenza non è accaduto, a ben guardare, del tutto fortuitamente, tanto era forte in lui il desiderio di lasciare di sé il ritratto di «una vita consapevole che deve imparare a dar forma a se stessa e al mondo circostante attraverso la conoscenza e l’operosità», come scriveva a conclusione dello scambio epistolare con la giovane Shiling.[4]

L’antologia giungeva a corollario di una ricerca lunga oltre un decennio nata a seguito di una complessa quanto insistita riflessione «intorno alla possibilità e alle modalità di una lettura secolare della Bibbia (…) in vista di una costruzione etica comune», che il grave momento storico, vale a dire «il diffuso sradicamento etico-culturale e d’altro canto l’antagonismo e lo scontro anche estremo tra grandi blocchi culturali-religiosi», rendeva agli occhi di Bori «essenziale ed urgente».[5]  Se ne trova una prima sostanziale traccia nello studio dedicato sul finire del secolo scorso al Discorso di Pico della Mirandola sulla dignità umana,[6] all’origine del quale Bori scopriva un modello di universalismo fondato sulla pluralità delle vie spirituali, distinto dall’universalismo che propone una sola via come universalmente valida.[7] Modello che aveva lui stesso teorizzato a partire dalle tesi di Per un consenso etico tra culture, laddove proponeva, a proposito degli studi biblici, una forma di ricerca storico critica capace di «operare dentro l’ineliminabile paradigma linguistico biblico risvegliandovi la consapevolezza della pluralità delle lingue e delle culture, della loro traducibilità, delle continuità storiche che le collegano e della propria e altrui potenziale universalità».[8] Di questa innovativa operazione ermeneutica Pico fu, agli occhi di Bori, un precursore nella misura in cui il suo umanesimo religioso lo rese «capace di articolare gli stessi contenuti in due linguaggi diversi, quello biblico e quello filosofico», senza subordinazione dell’uno all’altro, facendosi così promotore di «un universalismo intensivo che accosta, nella stessa persona, l’adesione alla propria via e il riconoscimento della pluralità delle vie».[9]


[1] Dall’immagine alla somiglianza. L’umano come progetto nella tradizione cristiana, Marietti 1820, Genova-Milano 2012.

[2] CV 1937-2012, Il Mulino, Bologna 2012, p. 8. Il DVD in cui Bori ripercorre a voce il suo Curriculum Vitae sfogliando fitti album fotografici è scaricabile dal sito della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII (www.fscire.it/it/piccola-officina/laboratorio/cv/).

[3] Incipit. Cinquant’anni, cinquanta libri (1953-2003), Marietti, Genova-Milano 2005, p. 11.

[4] Dall’immagine alla somiglianza, cit., p. 28.

[5] Per un consenso etico tra culture. Tesi sulla lettura secolare delle scritture ebraico-cristiane, Marietti, Genova 1991, pp. 9 e 83. Una seconda edizione ampiamente rielaborata e priva del sottotitolo è stata pubblicata nel 1995 dallo stesso editore. Le citazioni da quest’ultima sono accompagnate dalla dicitura «1995».

[6] Pluralità delle vie. Alle origini del Discorso sulla dignità umana di Pico della Mirandola, Feltrinelli, Milano 2000. L’incontro col testo di Pico risale al 1995 (Incipit, cit., pp. 212 sgg.; CV, cit., pp. 142 sg.)

[7] Si veda Universalismo come pluralità delle vie, saggio del 1998 ripubblicato in P.C. Bori, Universalismo come pluralità delle vie, Marietti 1820, Genova-Milano 2004, p. 29.

[8] Per un consenso etico, cit., p. 7 (1995, p. 23).

[9] Pluralità delle vie, cit., p. 91. Si veda l’appunto, in cui Bori nel 1995 aveva fissato i temi salienti del Discorso subito dopo una prima lettura, riportato in Incipit, cit., pp. 213 sgg.

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