Pietre false e frammenti di vetro

Autore: Francesco Domenico Capizzi *

Trascorreranno numerosi secoli – fino al 1789 in Francia, al 1861 in Russia – prima che una campana, ben grande e dal rintocco grave come quella dell’Arengo  del Palazzo del podestà in piazza Maggiore a Bologna nell’agosto 1256, annunciasse la fine della “servitù della gleba” e, dunque, la restituzione della libertà, perduta da secoli, a 5.855 esseri umani destinati a rimanere, compresa la loro discendenza, nella condizione di autentica proprietà privata delle 400 abbienti famiglie bolognesi, alla medesima stregua di una proprietà terriera, come gli arbusti e gli impianti agricoli con annessi vari, bestiami cortilivi e armenti inclusi. L’onere del riscatto fu sostenuto dalle casse pubbliche del Libero Comune in ragione di 8 lire per ogni bambino e 10 lire per i maggiori di 14 anni (A. Antonelli, Il Liber Paradisus, Marsilio 2008). 

La promulgazione del Liber Paradisus, che racchiude quell’evento liberale e insieme di giustizia sociale, marcò la fine anticipata, rispetto alla lentezza dei secoli, della condizione di schiavitù fino a promuovere difficili e contrastati processi di emancipazione delle classi subalterne e delle donne e dei bambini,  conquiste di Diritti civili fino alla più recente costruzione di un poderoso Stato sociale frutto di un’evoluzione culturale che conduce” alla dialettica dell’Illuminismo, al contrasto fra la libertà e le libertà, fra l’uguaglianza materiale e formale nel tentativo di rendere concrete le emozioni della fraternità” (H. Mayer,  I Diversi,  Garzanti 1977).

Si trattò di un’esigenza morale e fondante la faticosa e contrastata costruzione della Cultura occidentale, da tanti riconosciuta ed apprezzata fino a divenire un’etica esperienziale universale, pilastro e sostanza di tutte le Costituzioni, lì dove esistono e rispettate, della Dichiarazione dei diritti fondamentali dell’Uomo del 1948, dei tanti Consessi e Trattati internazionali a cominciare dall’ONU con le sue diramazioni organizzative e settoriali. 

Il problema cruciale che si pone, davanti alla loro percepita inefficacia, è rappresentabile da un’osservazione onirica di Maurice Maeterlinck“Crediamo di avere scoperto una caverna di meravigliosi tesorie quando risaliamo alla luce non abbiamo che pietre false e frammenti di vetro e tuttavia nell’oscurità seguitano a brillare” (La vita delle termiti, Rizzoli 1980). Il rischio sostanziale davanti al mondo intero, appunto, consiste nella possibile visione di preminenti cesellature stilistiche, di dettagli letterari negli enunciati e nelle innumerevoli risoluzioni e trattati, ai quali non corrispondono effettivi benefici a favore dei popoli nella vita normale e nelle emergenze, come in quella attuale in cui ogni Entità statale, di fatto, agisce in solitudine.

Il rischio che ne deriva è che tutto quanto venga ad assomigliare ad una matière poétique di rigoristi esperti in perfezioni retoriche, se gli argomenti divengono vacui e, soprattutto, se le azioni conseguite scarseggiano.A questo punto ecco sorgere l’antipolitica, il qualunquismo, il rigetto delle Carte dei Diritti, di documenti e dichiarazioni di Enti internazionali e della stessa Democrazia!

La recente “Dichiarazione di Roma” succeduta al “Summit globale della salute ” del 21 maggio scorso, approvata con 16 dichiarazioni di intenti, poggia su promesse e scarse decisioni effettive e verificabili: dal “sostegno e il potenziamento dell’architettura sanitaria multilaterale…” alla “promozione del sistema del commercio multilaterale…”, dall’intento a “supportare i Paesi a basso e medio reddito nella formazione di competenze e capacità produttive sul piano della ricerca e dell’industria farmaceutica…” al reperimento dei vaccini nella contingenza data e futura (www.governo.it).

A proposito non è stata assunta una posizione comune sui brevetti vaccinali, troppo poco si è parlato delle cause ambientali che hanno sostenuto il nascere e il potenziamento della pandemia da Coronavirus e dei rischi futuri incombenti, né si è discusso minimamente delle passività riscontrate di fronte ai prodromi pandemici e alle fasi conclamate. I partecipanti si sono mostrati divisi: Francia, Stati Uniti, Cina e Italia si sono dichiarate favorevoli alla sospensione temporanea dei brevetti, sebbene il presidente Draghi abbia voluto precisare che la sospensione è da intendere “limitata nel tempo e che non metta a repentaglio l’incentivo a innovare per le aziende farmaceutiche”. La presidentessa della Commissione europea ha garantito “100 milioni di dosi ai Paesi a basso e medio reddito entro il 2021”, ma in realtà, è noto, ne occorrerebbero almeno da 5 a 10 miliardi.

In conclusione, le promesse sono giunte dai singoli Governi nazionali e dalle aziende farmaceutiche.  

Una considerazione di principio: appare inadeguato che i 20 più grandi Paesi del mondo organizzino un summit per poi, in definitiva, raccogliere offerte volontarie e non per concordare soluzioni ed impegni comuni. La carità e le elemosine sono pratiche elogiabili da parte di privati cittadini, ma non adatte agli Stati che non devono sostituirle ai Diritti fondamentali da tutti approvati.

Forse mancano il campanone dell’Arengo e i campanari?

* Già docente di Chirurgia Generale nell’Università di Bologna e direttore della Chirurgia Generale negli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna

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