Qualche dato per controbattere le resistenze alla vaccinazione diffusa

di Giorgio Provinciali * – 24.07.2021

Doverosamente premesso che -volenti o nolenti- dovremo convivere con questo virus, che sta già diventando endemico, la cosa che possiamo, anzi, dobbiamo fare è renderlo il più innocuo possibile per l’uomo. 
 
L’efficacia del vaccino, in tal senso, è comprovata dal fatto che:
1) riduce del 97,3% le ospedalizzazioni e i casi gravi e 95,8% quelli mortali (dati ISS)
2) riduce dell’88,5% (dati ISS) la probabilità d’infezione e almeno a soltanto un terzo la possibilità d’infettarsi con la variante Delta: giusto ricordare che chi non è infetto non può infettare
3) qualora s’incappasse in quel terzo di probabilità d’infezione, un vaccinato sarebbe vettore di una carica virale incredibilmente più bassa rispetto a un non vaccinato. 
 
Questo si traduce nel fatto che un non vaccinato che entra in contatto con persone immunodepresse (pazienti oncologici, ma anche diabetici, ecc.) di fatto ha un’alta probabilità di condannarle a morte, o comunque alla forma più grave d’infezione, mentre un vaccinato, no. 
Questo deve essere chiaro.
 
Di conseguenza, anche il SSN non andrebbe in collasso per le terapie intensive, come è già accaduto in passato quando purtroppo ci si è trovati a “salvare il salvabile” perché il sovraffollamento era tale da far saltare qualsiasi schema. 
 
Curiosamente però, dai “no vax” vengono prese in considerazione le percentuali inverse:
 

  • anche i vaccinati s’infettano: l’11,5%
  • anche i vaccinati finiscono in ospedale: il 5,4%
  • anche i vaccinati possono finire in terapia intensiva: il 2,7% 
  • anche i vaccinati possono morire di Covid: il 4,2%
    (fonte ISS, non il sito compiacente)
  • anche un vaccinato può essere vettore virale: sí, con carica virale molto bassa, non dimentichiamolo perché è molto importante. 
  • “non faccio da cavia umana”: i vaccini hanno superato tutti i protocolli di sicurezza e hanno il benestare dell’OMS. Su tecnologie promettenti come quella a mRNA si lavora da più di 12 anni.
  • Per chi parla di “dittatura” (senza averne mai vissuta una vera): il virus invece è molto democratico. Colpisce tutti. L’unica “scelta” imposta agli altri è quella “no vax”, semmai. -Vaccinare le categorie a rischio? Discorso senza senso: chiunque può essere vettore virale. Un vaccinato però ha 9 probabilità su 10 di non infettarsi e se s’infetta ha carica virale molto bassa. Di conseguenza proprio verso le “categorie fragili” ha minore possibilità d’incidenza mortale.
    -“è il vaccino a promuovere le varianti”: altro doppio errore. 
    Tecnico, perché il vaccino non è un mutageno
    Concettuale, perché ciò che condiziona le varianti è la nostra immunità, che può essere ottenuta per selezione, con moltissimi morti, o con il vaccino, risparmiando vite. 
     
    Dietro quella che viene erroneamente identificata come libertà’ a non vaccinarsi, in realtà si nasconde un gesto profondamente egoistico e anche parecchio ignorante, spesso sostenuto in malo modo e insultando.
     
    Di fatto, si priva chi è più debole della libertà alla vita. 
     
    Farlo è nella maggior parte dei casi una scelta, certo, ma una scelta responsabile, alla quale siamo chiamati a rispondere prima di tutto in nostra buona coscienza. 
     
    Le nostre libertà individuali finiscono quando iniziano quelle altrui e così via, sino quelle più importanti, che sono quelle della collettività. 
     
    Il diritto alla salute e al lavoro, per esempio.
     
    Certezze ne abbiamo poche tutti quanti, però stiamo provando per la prima volta a ragionare in quanto specie, prima ancora che come individui. 
     
    E l’unica arma che abbiamo sul tavolo, che prima sognavamo di avere, è questa. 
     
    Non usarla sarebbe sciocco e doppiamente dannoso, anche perché invece alla “variante ignorante” non esiste vaccino. 
     
    E quella, si propaga più velocemente qui da noi, dietro le nostre tastiere, piuttosto che a Nuova Delhi, dove per strada non bruciano i cassonetti ma i cadaveri, o in Tunisia, nella disperazione di veder volare via vite perché mancano ossigeno e cure. 
     
    Circa l’aspetto giuridico, cito testualmente il Prof. Francesco Saverio Marini, docente di Diritto Pubblico all’Università Tor Vergata di Roma e consulente dell’ISS: «L’idea di obbligo trova fondamento nella Costituzione per il semplice fatto che al principio della libertà di salute, contenuto nell’art. 32 della Carta, viene posto un preciso limite che è quello dell’interesse della collettività. Se la propria libertà di salute oltrepassa l’interesse della comunità si può intervenire con un provvedimento restrittivo. Per spiegare ancora meglio, possiamo dire che ci sono due limitazioni imposte dalla Carta rispetto alla libertà di salute: la garanzia di una legge che regoli la materia e il rispetto della persona umana. Quindi a livello costituzionale la vaccinazione obbligatoria è legittima purché siano rispettati questi due aspetti».
     
    Circa il senso di vaccinare un’intera nazione, cito testualmente Roberto Burioni, noto virologo italiano:
    «Nessun vaccino protegge il singolo individuo al 100%. Ma se tutti si vaccinano il virus non riesce più a circolare e allora tutti gli individui di quella comunità sono protetti al 100%. È stato così con vaiolo e polio».
     
    Quattro milioni di morti in quasi due anni in cui praticamente tutto il mondo si è fermato, attività commerciali e famiglie piegate alla fame sono motivo già drammaticamente urgente per non restare fermi, tenuti sotto scacco dal mix fatale di fake news + social network + “effetto Dunning Kruger”.
     
    Non più tardi di un anno e mezzo fa, quando il vaccino non c’era e molti di loro (tra cui mia sorella) andavano incontro all’ignoto per strappare vite alla morte, ci dicevano di non chiamarli “eroi”: ora è il nostro turno, nel nostro piccolo, di fare la nostra parte.
     
     
     
    * Advanced Sports Engineering Lab® founder and CEO

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