CONTESTAZIONE E CONSERVAZIONE

di Manfredi Lanza*  

Lo spirito di contestazione e l’opposto spirito di conservazione sono, l’uno come l’altro, aspetti essenziali e fondanti della psicologia umana.

I maschi tra i quindici e i vent’anni, per affermarsi e costituirsi una propria personale identità, prendono spesso risentite distanze dai padri, contestandoli, contrapponendosi a loro, talvolta ribellandosi in maniera plateale e cavalcando il demone della violenta ostilità. Questo serve ai giovani e rinnova il mondo.

Siffatta crisi di crescita si verifica assai meno nei rapporti tra figlie e madri, figlie e zie, figlie e nonne. C’è il valore dell’intraprendere e rischiare, ma altresì c’è quello del resistere e conservare. Il maschio è tendenzialmente più un rompicollo di quanto lo sia la femmina, la quale tende piuttosto alla prudente difensiva.

Nel corso della storia sono stati molteplici i casi di pubblica contestazione sociale dei maschi, molti circoscritti e perdenti, alcuni vincenti e che hanno aperto la strada a importanti riforme civili.

Momento di vasta contestazione sociale, politica, religiosa e culturale è stato, nel Quattrocento, il cosiddetto Rinascimento italiano, che ha inaugurato in Occidente l’era moderna. Secondo apice di contestazione sono stati i movimenti di riforma religiosa del primo Cinquecento. Contestazione violenta e cruenta è stata, infine, quella della Rivoluzione francese dello scorcio del Settecento, che ha introdotto e promosso gli ideali e principi della democrazia: liberté, égalité, fraternité.

A partire dal secondo Novecento, assistiamo a livello di opinione ma anche di comportamenti, in Europa e in America, a forme di contestazione deteriore negativista che oltrepassano i limiti della ragionevolezza. Si è presa l’abitudine d’intestardirsi a negare le più certe, ovvie, comprovate e scientifiche evidenze: alcuni hanno potuto negare che il nazismo abbia posto in atto un efferato programma di sterminio degli ebrei e di altre categorie da esso giudicate subumane (quali quelle degli zingari, dei fondamentalisti cristiani, dei socialisti radicali); taluni hanno tentato di smentire che gli statunitensi fossero davvero sbarcati sulla luna; una platea di religiosi fondamentalisti disconosce la validità della teoria dell’evoluzione del Creato; una schiera non sparuta di originali si spinge fino a disdire che la Terra sia un pianeta di foggia pressoché sferica, minuscolo e in movimento, nell’ambito anch’esso circoscritto del sistema solare. Oggi, ad ogni piè sospinto, si vocifera di complotti dei poteri forti volti ad ingannare il cittadino, annientandone l’autonomia e la dignità. Ultimamente la moda della contestazione si è venuta ad appuntare anche sulla scienza in generale e più specificamente sulla medicina, sull’industria farmacologica, sui vaccini.

A fronte di tutte queste rivolte, le une giustificate e foriere di avanzamenti personali e sociali, altre infondate, folli e censurabili, si è sempre eretta la barriera dell’istinto di conservazione. Se l’iniziativa, che può comportare fratture e traumi, è comunque sempre necessaria onde assicurare la vitalità delle società, anche le resistenze e l’esigenza conservativa hanno le loro ottime ragioni e garantiscono il mantenersi in equilibrio delle società, impedendone l’esiziale sfaldamento.

Bisogna pur riconoscere, però, che le ripetute rivelazioni riguardanti gli abusi sessuali su minori praticati in misura sconcertante da sacerdoti negli Stati Uniti, in Australia, in Irlanda, in Francia, giustificano una generalizzata e sempre più profonda crisi religiosa, in particolare una prudente presa di distanza e defezione dal culto dei cattolici responsabili. Vari scandali d’impatto mondiale quali – per citare solo i principali – l’assassinio in serie di presidenti e candidati alla presidenza, nonché personaggi in vista, degli Stati Uniti, la vicenda del Watergate, La stessa guerra del Vietnam e quelle recenti in Iraq e in Afghanistan, la distruzione delle torri gemelle di New York con i relativi disguidi dell’informazione, da ultimo le rivelazioni di Snowden e Assange (WikiLeaks), la stessa persecuzione giudiziaria di cui sono vittime questi protagonisti rei soltanto di avere edotto le cittadinanze di errori ed orrori che i governi e i loro servizi speciali e segreti tramano e compiono protetti dallo scudo del segreto di Stato, hanno evidenziato in modo ampio, oltre ogni dubbio, come e quanto, in ambito pseudo democratico, i poteri siano inaffidabili. 

La diffidenza, pertanto, è divenuta una logica conseguenza e addirittura un dovere morale, da parte dei singoli, di fronte alle organizzazioni di ogni genere che si arrogano il potere e il diritto di guidare, nel bene e nel male, le loro vite. 

  • Già funzionario del Parlamento Europeo

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