Perché non si deve tornare al nucleare

Vincenzo Balzani *

Verso la metà del secolo scorso l’uso dell’energia generata dalla fissione nucleare aveva fatto sorgere la speranza di fornire a tutto il mondo energia elettrica abbondante e a basso prezzo. Dopo una crescita durata una trentina d’anni, che portò alla costruzione di circa 400 centrali, verso l’inizio degli anni ’90 lo sviluppo del nucleare si è arrestato. Oggi le centrali nucleari non sono economicamente convenienti in un regime di libero mercato per cui si costruiscono solo nei paesi dove lo stato si fa direttamente carico dei costi e dei rischi dell’impresa e dove c’è un forte collegamento con il nucleare militare.

Nel recente dibattito sugli effetti del cambiamento climatico, alcune dichiarazioni del ministro Cingolani hanno fatto pensare ad un ritorno all’energia nucleare, che in Italia abbiamo rinunciato a sviluppare col referendum del giugno 2011. Secondo alcuni, il nucleare è una componente fondamentale per combattere il cambiamento climatico in quanto non genera CO2. Però, per valutare la sostenibilità ecologica, economica e sociale dell’energia nucleare non ci si può basare solo sulla quantità di CO2 emessa; è, infatti, necessario considerarne tutte le criticità, riassumibili nei seguenti punti.

1) Le centrali nucleari producono scorie radioattive pericolose per decine di migliaia di anni, la collocazione delle quali è un problema non risolto e forse irrisolvibile. 2) Il combustibile nucleare, l’uranio, è una risorsa, oltre che non rinnovabile, limitata e quindi contesa. 3) Lo smaltimento di una centrale nucleare a fine vita è un problema di difficile soluzione sia dal punto di vista tecnico che economico, tanto che lo si lascia in eredità alle prossime generazioni. 4) Un incidente nucleare grave non è delimitabile nello spazio e nel tempo e, pertanto, coinvolge direttamente o indirettamente milioni di persone; la radioattività, infatti, si propaga in modo non controllabile attraverso l’atmosfera e la catena alimentare e può compromettere l’uso di un territorio per migliaia di anni. 5) Gli incidenti di Chernobyl e Fukushima hanno dimostrato che un grave incidente nucleare può accadere anche in paesi tecnologicamente avanzati. 6) Il nucleare civile è connesso alle applicazioni militari e può essere obiettivo o fonte di attività terroristiche. 7) Il timore di incidenti o di contaminazioni con sostanze radioattive rendono difficile il reperimento di siti in cui costruire le centrali. 8) L’esperienza dimostra che la costruzione di una centrale nucleare richiede più di 20 anni e il costo finale supera di molte volte quello inizialmente previsto.

Iniziare oggi un programma di sviluppo del nucleare non potrebbe contribuire ad eliminare l’immissione di CO2 in atmosfera entro il 2050, come concordato nella conferenza di Parigi del 2015. Se si vuole rispettare questo termine, c’è un modo molto più semplice, meno costoso e per nulla pericoloso: sviluppare fotovoltaico ed eolico la cui produzione di energia elettrica aumenta da anni in modo esponenziale e che già dal 2020 ha superato quella prodotta dal nucleare.

  • professore emerito di chimica nell’Università di Bologna  

Immagine: Centrale nucleare di Vogtle da Wikipedia

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