Sandro Baldini, grande medico grande uomo

di Michele Del Gaudio*

il 17 novembre 2021 avrebbe compiruto 85 anni.

Medico personale, discepolo, amico di don Giuseppe Dossetti, che, assieme ad altre/i 555 sagge/i, scrive la Costituzione nel 1946/1947, è fondatore di un ordine monastico nei primi anni Cinquanta, sacerdote dal 1959, esperto al Concilio Vaticano II dal 1962 al 1965, ideatore dei comitati per la Costituzione nel 1994.

Marito di Eva Dahlström! Nel 1959 sboccia un giorno con Eva… su una Vespa… l’ha portata dalla Svezia… bionda, attraente, allegra, leggera e al contempo profonda, responsabile, virtuosa, autorevole… la vena ironica più evidente è sua… che è il modo in cui affrontano l’eternità. Sandro ha paura di scelte superiori alle sue energie, ma Eva assume su di sé le sue contraddizioni. Eva! La svedese con undici figli, un archetipo della femminilità materna. A vent’anni lo segue ed è ancora al suo fianco. Sandro non può esistere se non attraverso Eva.

Padre di undici figli! Una squadra di calcio.! Undici vicoli di Torre Annunziata!

Nonno di decine di nipoti!

Medico! Nel 1959 è ancora incerto se intraprendere la professione di medico oppure quella di musicista. Come medico sa rincuorare: dal suo studiolo si esce di buon umore. Più che il farmaco prescritto, per guarire, conta la sua presenza, l’abbraccio, la chiacchierata. A tanti non sembra un dottore: è semplice, umile, disponibile, sempre con il sorriso.

La musica, per chi ne è invaghito e pervaso come lui, educa all’ascolto, e Sandro sa ascoltare, comprendere, ed accompagnare. Lo stesso pianoforte si scalda nei suoi focolari… nella contrada smarrita nel bosco… all’Abbazia!

Ma Sandro è soprattutto persona!

A vent’anni è anticonformista e ribelle, esultante, intrigante, affascinato da tutto… è un po’ jazz-rock… irriverente… ma si prefigura già l’uomo che infonde serenità e fiducia a chiunque l’incontri; anche se dietro le vesti riflessive rimane sempre scamiciato e beffardo come in gioventù.

Rimprovera il suo babbo di non avergli detto che c’è il Vangelo e sviluppa l’idea di una comunità alternativa. Nel 1961 salpano per la campagna vicino ad Arezzo per disintossicarsi da frivolezze e futilità. Eva, Sandro ed alcuni folli complici. La strada è assurda, scoscesa, fangosa, allagata. La  Valle è un podere isolato. L’alloggio è spoglio, disadorno, umido, senza una chiusura.  Ci restano quattro anni in una ricerca di verità del pensiero e dell’agire, partendo dall’essenzialità del necessario, che esclude la tv o grandi divertimenti ed esige la povertà, la coltivazione dei campi… per sperimentare fuori dalle convenzioni sociali.

Le condizioni sono precarie, a volte non c’è da mangiare, ma Sandro scrive al papà: “Noi stiamo bene e la stagione è bellissima; i bimbi stanno fuori dalla mattina alla sera e la casa risuona di gridi di felicità e di pianti presto scordati… e insieme dell’arrivo delle ciliegie, dei fagioli e di altri ortaggi (l’estate è il paradiso dei desideri avverati)”. È il 1964. Lo scopo della comunità è anche essere un esempio di armonia.

Va a trovarli don Dossetti… l’incanto sgorga subito… si travasano a Monteveglio… c’è l’atmosfera giusta per vivere il cristianesimo… continuano le regole aretine. Si diffonde genuina comunione, gioia partecipata e completa, che si saldano al cuore e alla memoria. Si svela un segreto: c’è sempre un posto, per tutti. L’amore è un fiume in piena, non un lago stagnante, più lo si imprigiona di logica e più si perde di gratuità.

Sandro muore il 17 dicembre 2015… Scorrendo il volume dedicatogli è arduo sintetizzarne una definizione.

È dinamico, brillante, sorridente, con senso dell’umorismo e predisposizione agli scherzi… colto, appassionato alla conoscenza nelle sue multiformi espressioni e discipline al di là di ogni pregiudizio… mite, equilibrato, solare, generoso, ospitale e gentile per natura non per artificio, naturale nell’occuparsi con tutto il cuore dell’altro… che abbraccia…

La sua intelligenza è esuberante, come la forza argomentativa, l’entusiasmo per famiglia ed amicizia, per la semina e la mietitura, per la crescita delle piante, nel parlare con i semplici, nel lottare con dolcezza… per il Vangelo e la Costituzione.

Le sue domande sono tante e le eventuali risposte sembrano segnate da una indagine ancora da proseguire. Ha l’attitudine a ragionare sull’insieme e sull’interesse della comunità, prima di tutto. È costantemente impegnato a costruire ponti.

Si prodiga senza limiti di tempo per i poveri, i bisognosi, gli ultimi, i senza dimora, per i permessi di soggiorno.

La speranza traspare da tutto il suo essere.

Sandro è irresistibile, ma anche irraggiungibile!

Cerca senza sosta di avvicinarsi a ragazze e ragazzi e le/li indirizza in attività al servizio della collettività.

Con i decenni diventa un illuminato patriarca, capace di essere immerso nella realtà, ma con gli occhi verso l’orizzonte, per vedere l’invisibile.

Suo figlio Pietro gli scrive: “Vivo in un posto molto  vicino al paradiso. Ogni giorno lo guardo e il mio cammino non è più stanco. Vivo qui, sento la vita e il suo richiamo… questo mi basta. Soprattutto questo mi hai insegnato… il paradiso!”.

Le nipoti e i nipoti lo ricordano a modo loro: “Il nonno è affettuoso come un koala, un mondo, uno sfruttatore di minori (nell’orto), distratto, premuroso, innamorato (sbaciucchia sempre la nonna), musicista, cantastorie, religioso, “Ti dò un cazzottone!”, poeta, bomber, testone, lucertola (è sempre al sole), guardiano (del suo frutteto), perseverante, giocherellone, pasticcione, paziente, rispettoso, pensatore, preciso, instancabile lavoratore, insaziabile di sapere, fastidioso (a tavola), buono… Pur volando un po’ fra le nuvole, c’è sempre…”.

Come si fa a dire che la vita fa schifo! La mia è appagante grazie alla fratellanza con figure meravigliose come Sandro!

*magistrato

1 commento su “Sandro Baldini, grande medico grande uomo”

  1. Ho conosciuto Sandro Baldini come medico, io dirigente della USL da cui dipendeva l’Ospedale di Bazzano ove lui era validissimo primario del reparto di Medicina.
    Ritrovo quanto raccontato nel ricordo di Michele Del Gaudio: la sua passione per il prossimo, il suo rigore morale, i valori della Costituzione fatti propri anche come Professionista, spesso piacevolmente infastidito e contrariato dalla “burocrazia” ; tante discussioni che finivano con il ritrovarsi concordi e complici nei valori condivisi.
    Francesca Isola

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