Esiste ‘ il cervello femminile’ ?

di Gigliola Zucconi Grassi* 

Tutti conosciamo le differenze che ci sono tra cervello maschile e cervello femminile. Il primo è di poche parole,  riservato ed essenziale nei suoi ragionamenti,  il secondo è loquace (le donne usano  20.000 parole al giorno e gli uomini solo 7.000), instabile, multitasking,  ricorda tutto nei minimi dettagli e parla senza difficoltà delle proprie emozioni .  Trovare un corrispettivo di queste differenze nella forma e nella struttura del cervello è quello che gli studiosi si sono sempre aspettati, da Aristotele in poi.  Nel diciannovesimo secolo, partendo dal fatto ben noto delle  ‘cinque once mancanti’ al cervello femminile,  si comincia ad indagare per chiarire la natura di questa  ‘strana variante’ del  cervello normale. Gustave Le Bon, sociologo francese e insigne esponente della nascente Antropologia, utilizzando il ‘cefalometro portatile’  -un compasso che  lui stesso aveva inventato per misurare il cranio- nel 1895 dichiara che  il cranio della donna rappresenta il gradino più basso dell’evoluzione del cranio umano . 

Le ricerche vanno avanti,  la caccia alle differenze tra cervello maschile e cervello femminile viene tenacemente perseguita,  con tutti gli strumenti  possibili che di volta in volta la tecnologia mette a disposizione.  Si raccolgono quantità di  dati, numeri e numeri  vengono sottoposti ad interpretazioni spesso in conflitto tra loro,  tante delle statistiche si dimostrano deboli e i dati di controllo in molti casi inadeguati.  Al sospiro di sollievo ‘ah, finalmente ci siamo, abbiamo  la dimostrazione scientifica che il cervello della donna è diverso da quello dell’uomo’, puntualmente seguono più rigorose analisi che ridimensionano molte di quelle certezze. 

 Così la differenza di peso del cervello, mediamente dell’11% superiore  nell’uomo rispetto alla donna, salvo poi la dimostrazione che le dimensioni del cervello aumentano con le dimensioni della testa, fino alla scomparsa  di questa  differenza  quando si confrontano uomini con la testa piccola con donne con la testa grande.  Lo stesso per le singole aree che costituiscono il cervello:  se adeguatamente calcolate, nessuna singola regione del cervello varia di oltre l’1% tra uomini e donne, con variabilità diverse a seconda dell’etnia. Così anche uno studio che evidenzia  connessioni  tra le regioni del cervello, diametralmente opposte nella donna rispetto all’uomo, le prime più numerose tra i due emisferi, le seconde prevalenti  all’interno di uno stesso emisfero. Lo studio non mette tuttavia in evidenza che le connessioni descritte rappresentano una frazione minima o trascurabile rispetto all’enorme numero di queste vie di comunicazione tra i neuroni.  Come pure una ricerca  che riporta che gli uomini hanno 6 volte più materia grigia* delle donne, mentre le donne hanno dieci volte più materia bianca* dell’uomo, trascurando che se così fosse,  le donne dovrebbero avere volumi cerebrali superiori del  50%. Altro esempio:  l’uomo ha uno spiccato senso dell’orientamento spaziale maggiore rispetto alla donna, quindi risolve meglio dei test che mettono alla prova la capacità di trovare il percorso migliore per raggiungere un certo traguardo, ma la donna, pur non dotata di altrettanto senso dell’orientamento, con la sua capacità di memorizzazione visiva superiore a quella dell’uomo, è in grado di identificare i principali punti di riferimento spaziale  e raggiungere così il traguardo alla pari dell’uomo. 

Il lavoro dei neuroscienziati  va avanti instancabile, studi più profondi e tecniche più avanzate, come la Risonanza Magnetica funzionale**, ‘devono’ in qualche modo scoprire le differenze tra i due cervelli. Bisogna capire, fornire le basi  neurobiologiche del perchè, per esempio,  in ruoli tecnologici e di leadership (creati e modellati da cervelli maschili), il numero delle donne sia di gran lunga inferiore a quello degli uomini.

Si fa avanti allora il concetto  che la donna ‘non è che sia meno intelligente dell’uomo, ma che è solo diversa’.  I  due cervelli sono ‘complementari’,  quello femminile più capace di esprimere empatia e particolarmente predisposto all’intuizione, quello maschile più razionale e  pronto all’azione. 

E in genere, se un certo studio riporta risultati che attestano questa diversità, anche se derivati da un numero esiguo di individui, ha maggiore probabilità di essere pubblicato, rispetto alla ricerca che dimostra di non trovare differenze significative tra i due cervelli.  Apprendiamo allora che la donna, dalla sola mimica facciale o semplicemente dal tono della voce, è capace di intuire emozioni e stati d’animo altrui perché maggiormente dotata di neuroni specchio (***). Che la percezione della realtà nel cervello della donna è mutevole perché in stretta relazione  allo stato ormonale, non solo del ciclo mensile, ma anche in gravidanza (durante la quale l’aumento dei  livelli di progesterone induce nel cervello effetti  sedativi del tutto simili alle  benzodiazepine),  e in menopausa  (nella quale la drastica riduzione di estrogeni  e di ossitocina determina una svolta esistenziale che porta a equilibri emozionali ed intellettivi del tutto nuovi) .

Tuttavia,  ognuno di questi studi riporta una ‘media’ del comportamento  dell’uno o dell’altro cervello, ma dietro questa media c’è una gamma di comportamenti  nell’ambito di ciascun sesso così ampia da superare, in gran parte dei casi, la diversità trovata tra i due sessi.  

Il sesso è un indicatore molto impreciso del tipo di cervello che ha una persona perchè ogni singolo cervello è un mosaico di circuiti la cui interazione regola, ognuno a modo suo, il grado di mascolinità  o di femminilità espresso da ciascun  individuo.  La crescente quantità di persone che oggi si riconoscono  come ‘non eterosessuali’  può essere vista come conferma di una assenza di caratteristiche che distinguano nettamente il cervello maschile dal cervello femminile.

Fino a ieri molti degli studi di neuroscienze si sono concentrati  sul rimarcare le differenze tra cervello maschile e cervello femminile,  alimentando in qualche modo l’idea del cervello femminile come una variante, una specie di curiosa mutazione dell’organo  cervello.  La stessa prova  chiave della differenza di genere del cervello, cioè il peso dell’11% in meno nelle donne rispetto agli uomini, è ben lontana dall’essere specifica per il cervello perché nettamente inferiore alla differenza uomo/donna trovata in tutti gli organi interni (cuore, polmoni, fegato etc) che va dal 17 al 25%.

Oggi si sta smorzando questo concetto di cervello di genere e il messaggio suggerito dagli studi più recenti è che i due cervelli sono  sostanzialmente uguali , quello che è diverso è il modello di organizzazione, cioè le strategie con cui i due cervelli elaborano un certo tipo di informazione.  E come per il computer,  il comportamento di genere di un cervello è considerato semplicemente  come uno dei  diversi software che possono essere  installati sullo stesso hardware.  

Sarà invece più duro a morire il condizionamento socio-culturale a cui il cervello è esposto fin dalla nascita, con aspettative differenziate e assunzioni di responsabilità nettamente distinte. 

La struttura del cervello dell’uomo e della donna è la stessa ed è fondamentalmente unisex. Le basi biologiche cominciano ad esserci e ora il percorso da fare è di tipo culturale.

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*Materia grigia è quella parte del tessuto nervoso che contiene prevalentemente i corpi cellulari dei neuroni, la materia bianca è costituita invece dalle fibre dei neuroni  rivestite da una guaina biancastra, la mielina. 

**Risonanza magnetica funzionale (fMRI) è l’apparecchiatura che permette di vedere quali sono le aree del cervello che si attivano quando viene compiuta una certa azione o vengono somministrati   stimoli visivi o uditivi 

*** I neuroni specchio sono particolari neuroni che si  attivano nel cervello di chi vede un’azione o un’emozione espressa dall’individuo che gli sta davanti. L’esempio più banale è lo sbadiglio, che si ‘attacca’ a chi lo vede nell’altro. Questi neuroni sono presenti nell’uomo, nei primati e in alcuni uccelli, e nella donna sono più numerosi che nell’uomo. E’ per questi neuroni che si osservano a volte somiglianze tra cane e padrone e che nelle coppie che stanno insieme da lungo tempo, si finisce per somigliarsi

Bibliografia

Lise Eliot “Neurosexism: the myth that men and women have different brains”                  

 Nature, 27 February  2021 p.453

Gina Rippon “The Gendered Brain”  Book 2019 

  • già Docente di Neuroscienze nell’Università di Verona
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