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SCROFOLE E TOCCHI REGALI

SCROFOLE E TOCCHI REGALI

di Francesco Domenico Capizzi*

Per molti secoli credulità, miseria e miracoli si intrecciarono nel rito del tocco regale da parte di cristianissimi re taumaturghi di mezza Europa: pseudo-liturgie di piazza intendevano esaudire le suppliche di tanti che, impotenti, si affidavano fiduciosi all’autorità suprema che volentieri elargiva tocchi benefici e benedizioni paterne (M. Bloch, I re taumaturghi, Einaudi 2016). Il senso del miracolo sussisteva nel rito, ben codificato, la cui efficacia veniva confermata e sostenuta da sporadiche guarigioni delle scrofole per merito, in verità, non del tocco ma della ippocratica vis sanatrix naturae, spontanea risorsa in soccorso a taumaturghi antichi, moderni e contemporanei

Il senso dell’evento salvifico si attenuò quando Robert Koch, il 24 marzo 1882 (ricorrenza oggi celebrata come “Giornata mondiale contro la Tbc”), annunciò la scoperta del Mycobacterium tuberculosis ed evaporò quando, conferitigli Premio Nobel e Laurea ad Honorem dall’Alma Mater Studiorum di Bologna nel 1905, fu riconosciuta l’etiologia infettiva di emoftoe, emottisi e scrofole.  Poi entrarono nella pratica clinica metodi adiuvanti quale l’induzione meccanica del pneumotorace, inventato da Carlo Forlanini a Pavia nel 1882, e le cure d’aria ed elioterapie che gli  abbienti ricevevano in esclusivi alberghi svizzeri, austriaci e meranesi, mentre intanto si costruivano i primi lussuosi sanatori privati sulle colline di Davos e Purkersdorf.  

Su queste esperienze curative nacque, addirittura, un genere letterario folto di espressioni estetiche da parte di Alexandre Dumas, Guido Gozzano e, soprattutto, di Thomas Mann che nell’incipit di Tristano fa dire: «Eccoci al sanatorio ‘La Quiete’, con il suo lungo fabbricato e le ali attigue, che si stende bianco e rettilineo in mezzo all’ampio giardino assai piacevolmente adornato da grotte, pergolati e chioschetti rivestiti di corteccia d’albero, mentre sullo sfondo i tetti d’ardesia si ergono imponenti verso il cielo, i monti verdi d’abeti e digradanti in piacevoli dirupi… Tutti i mobili bianchi, ben levigati, pratici, la tappezzeria pure bianca, resistente, lavabile, il pavimento di linoleum verde chiaro ben pulito, le linde tende di lino, semplici, leggere, di gusto moderno, rubinetti nichelati… L’ordine degli sdraio suddivisi per ogni camera da tramezzi di vetro finemente opacato…».

I primi sanatori pubblici furono inaugurati ai primi del novecento, quando la mortalità era crollata al 18% dal 70% per merito di riforme igienico-socio-sanitarie. 

Oggi, nonostante l’uso di antibiotici specifici, la Tb rappresenta una delle dieci principali cause di morte prematura nel mondo: ogni giorno circa 28.000 persone si ammalano di Tbc e, di questi, oltre 4.100 perdono la vita: larga parte è presente in 30 Paesi dal sud-est asiatico (in particolare India e Cina) al Pacifico Occidentale (62%) all’Africa (25%), cioè in Regioni fra le più povere; in Europa i nuovi casi ammontano a 11.4/100.000 abitanti con un calo del 4% per anno (European Center for Diseases Control, 2017). Tuttavia, la pandemia da Covid-19 ha depotenziato anni di progressi compiuti con 60 milioni di vite salvate negli ultimi 20 anni: nel solo 2020 10 milioni di persone hanno contratto la malattia provocando 1,5 milioni di decessi (OMS 2021).

Il problema di ordine culturale e politico-organizzativo a seguito di una scoperta tanto grandiosa, quale il Mycobacterium, gli strumenti diagnostici e gli antibiotici specifici, consiste nel rischio paradossale di oscurare le origini della malattia, come oggi accade per l’enfasi rivolta alle sofisticate procedure tecnico-diagnostico-terapeutiche: involontariamente sottraggono l’attenzione verso le reali cause di larga parte delle patologie. Il medesimo effetto sortì la scoperta del plasmodium malariae: l’insalubrità delle terre paludose rimase per molto tempo oscurata sebbene costituisse un fattore del binomio malattia-miseria in analogia alla malattia tubercolare: “L’aria non buona, la terra paludosa, le fiumare mal indirizzate e l’habitazioni cattive non potevano conservare famiglie d’altra sorte che povere, vili, infingarde, insolenti e di mal nome, che non trovando altro luogo in che posarsi verrebbero a scaricarsi costì” (Discorsi di cose create et non venute alla luce intorno al lago di Fucecchio e sua vicinanza, XVI secolo, in Memorie sul Padule di Fucecchio, a cura di G. Micheli e A. Prosperi, Edizioni dell’Erba 1990)

Per concludere basterà citare il Corpus Hyppocraticum: “l’ambiente determina in maniera imprescindibile chi in esso si trova”.

*già docente di Chirurgia generale nell’Università di Bologna e direttore delle Chirurgie generali degli Ospedali Bellaria e Maggiore di Bologna

L’immagine: La Miseria di Cristóbal Rojas (1886). L’autore, affetto da tubercolosi, dipinge gli aspetti sociali della malattia, e la sua relazione con le condizioni di vita alla fine del diciannovesimo secolo.

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