Vai al contenuto

Donne e sport: continua l’analisi di genere

  • di

Unico-file-copertina-e-recens

Continua l’analisi di genere sul rapporto Donne e Sport, privilegiando il punto di vista delle atlete e le loro esperienze soggettive, per valorizzarne la specificità e attribuire loro il giusto rilievo nella società e nella storia. Le autrici Gioia Virgilio e Silvia Lolli avevano già curato il libro “Donne e Sport. Riflessioni in un’ottica di genere”, pubblicato nel 2018, frutto di confronti fra sportive, allenatrici, giornaliste, docenti (di scuola e dell’università) e donne dell’associazione femminista “Orlando” di Bologna.

L’interesse suscitato per la novità dell’argomento e il metodo d’indagine e, soprattutto, il vivace e ricco dibattito che ne è seguito nel corso del 2019 durante le presentazioni in varie città e sedi diverse (istituzioni comunali e culturali, librerie, Facoltà di Scienze motorie in Università, Licei scientifici ad indirizzo sportivo), hanno comportato questo secondo volume, di approfondimento e di ampliamento.

Dello sport femminile si affrontano più in particolare, avvalendosi anche di analisi su siti e blog, i seguenti temi: sessismo e razzismo nelle rappresentazioni e nelle pratiche, proteste denunce e proposte politiche delle atlete, esplosione del fenomeno-calcio in Italia dal 2019, pratica scolastica dell’educazione fisica e sportiva, disabilità, sviluppo e “emancipazione” nei paesi medio-orientali e nord africani, violenza sessuale e omotransfobia.

Altri aspetti e tematiche importanti emergono direttamente da alcune presentazioni, dove sono protagoniste campionesse olimpiche, che richiamano attenzione su momenti e questioni rilevanti nella loro vita di sportive. Ascoltare, stimolare i racconti, le voci di protesta, le riflessioni delle atlete è l’unico metodo per capire i problemi, rispondere, in particolare, a sessismo, razzismo, discriminazioni e trovare alternative per un profondo necessario cambiamento culturale della nostra società.

Donne sul campo, più in attacco che in difesa

Intervista. Gioia Virgilio e Silvia Lolli hanno scritto un libro «Donne e sport, analisi di genere continua», sui pregiudizi e la battaglia per affermare una piena parità di genere sotto i vari punti di vista

Peng Shuai Pasquale Coccia

Il Manifesto Alias Edizione del 20.11.2021

La tennista cinese Peng Shuai, numero uno al mondo nel doppio femminile, ha denunciato con un post sul social network Weibo di aver subito violenza sessuale da parte del viceministro Zang Gaoli. Il post è stato rimosso dopo pochi minuti e Peng Shuai dall’inizio del mese è introvabile. Non sempre sono sufficienti le vittorie, spesso la carriera sportiva delle atlete è costellata di sorprusi, violenze fisiche e psichiche, ricatti, discriminazioni, richieste di prestazioni sessuali. Il femminismo italiano dagli anni ‘70 in poi, ha escluso dal dibattito il tema donne e sport, solo negli ultimi anni la tematica è emersa grazie ai successi dallo sci al nuoto, dal calcio all’atletica fino alle recenti olimpiadi di Tokyo. Dopo un ciclo di incontri con atlete professioniste, dirigenti sportive, giornaliste, docenti, promosso dall’associazione femminista «Orlando» di Bologna, Gioia Virgilio e Silvia Lolli hanno pubblicato Donne e Sport analisi di genere continua (Emil, 22,00 euro). A loro abbiamo posto alcune domande.

Perché avete scritto questo libro?

Desideravamo continuare l’analisi di genere sul rapporto donne e sport, iniziato con il primo volume uscito nel 2018, privilegiando il punto di vista delle atlete e le loro esperienze, ampliando e approfondendo le tematiche. Di donne sportive si parla poco e le narrazioni colgono fenomeni di superficie, più attenti ai gossip per attirare la curiosità dei lettori che a serie esigenze di analisi.

Dedicate attenzione al linguaggio dei media nei confronti delle donne sportive.

La rappresentazione mediatica delle atlete è pervasa da stereotipi di genere e da pregiudizi, ci si sofferma sul loro aspetto fisico, sul look, mettendo in secondo piano la professionalità, emarginandole e talvolta ridicolizzandole. Manca un linguaggio specifico di genere per i ruoli, ad

esempio nel calcio: portiera, difensora, terzina, arbitra. Giornaliste e linguiste, invece, affermano che declinare al femminile i ruoli e le funzioni contribuisce a modificare la percezione nei loro confronti.

Denunciate comportamenti sessisti e discriminanti nei confronti delle atlete.

Gli uomini, soprattutto, si esprimono con atteggiamenti discriminanti e punitivi «sul campo»: molestie, insulti (inviti a prostituirsi), aggressioni verso arbitre durante partite di rugby o di calcio, interviste a calciatrici con domande provocatorie «Come fai a giocare con le tette?», «Come attaccante della Nazionale ti senti Filippo Inzaghi o Paolo Rossi?» per creare imbarazzo, umiliarle e minarne l’autostima. Altri pregiudizi diventano ostacoli alle gare come la convinzione dell’inadeguatezza delle donne agli sforzi prolungati (nella maratona, nuoto di fondo) o agli sport tradizionalmente maschili (boxe rugby calcio arti marziali), perché non adatti alle donne. Il fenomeno è radicato soprattutto in Italia, dove la cultura patriarcale permea anche il mondo sportivo.

Avete dedicato un capitolo all’emancipazione delle donne attraverso lo sport in Medio Oriente e Nord Africa.

Sono Paesi dove i diritti delle donne sono poco riconosciuti o calpestati sotto l’influenza di religioni o di governi conservatori e autoritari: lo sport può aprire al cambiamento verso una maggiore libertà femminile. Lo dimostrano esempi recenti in varie specialità sportive, calcio, rugby, pugilato e arti marziali, dove le atlete sfidano e sovvertono le norme sociali, rischiando repressioni, minacce e condanne pur di migliorare le condizioni di partenza e affermarsi fuori dagli ambiti familiari patriarcali.

La partecipazione ai Giochi Olimpici ha permesso loro di viaggiare, renderle consapevoli che non sono vittime, ma esempio di coraggio, anche se gareggiano ostacolate da velo, cuffie nere, maglie a maniche lunghe.

L’affermazione delle atlete italiane alle olimpiadi di Tokyo è stata celebrata con grande enfasi dai dirigenti sportivi, ma poi nulla fanno per dare spazio alle donne nei posti decisionali.

Perché?

Lo sport è sempre stato terreno di potere maschile. La partecipazione delle donne sia nella pratica sportiva che ai vertici decisionali è molto bassa. Ciò riflette il ruolo assegnato alle donne nella società italiana. A poche è permesso di arrivare ai massimi livelli dirigenziali.

Quali sono gli aspetti positivi che emergono dal mondo sportivo femminile?

Dal 2019 alcune sfide: per la prima volta una donna, Antonella Bellutti, ex campionessa olimpica si è candidata alla presidenza del CONI e atlete famose arrivano a rivestire ruoli di prestigio in squadre e strutture sportive maschili, nel calcio e nel basket. Solo dopo le vittorie nel calcio femminile, sono garantiti alle giocatrici della nazionale il diritto alla maternità e il passaggio al professionismo.

Quale ruolo può svolgere la scuola nel rapporto donne e sport?

Un ruolo importante, se si desse più valore alla cultura dell’educazione fisica e sportiva in Italia, prevedendo l’insegnante specifico sin dalla scuola primaria. Educare non solo la mente, ma anche i corpi dei bambini e delle bambine, formarli come persone, non può che dare loro maggiori competenze anche sociali. Educazione fisica e sportiva vuol dire insegnare i movimenti del corpo assieme agli apprendimenti trasversali e raggiungere abilità relazionali. Con i momenti di gioco, più o meno organizzato, si impara il rispetto sia dei compagni/e che degli avversari/e. Così si apprezzano le differenze, in particolare quelle di genere e tale rispetto si manifesta soprattutto in palestra.

Avete presentato «Donne e Sport» in tanti luoghi e con un pubblico femminile. Che cosa è emerso dal dibattito?

Abbiamo cercato di confrontarci anche con un pubblico misto. Dalle campionesse olimpiche e di alto livello invitate, è emersa la varietà di esperienze e si è arricchito di conoscenze un ampio spettro di discipline sportive considerate minori. È stata sottolineata l’importanza di una comunicazione che contrasti la rappresentazione dei corpi secondo l’immaginario maschile.

Occorre evidenziare i benefici e le opportunità che lo sport offre: resistenza, creatività, rispetto verso le altre, imparare a perdere. Le donne che praticano sport sono dell’opinione di evitare gli allenamenti esagerati, la selezione precoce, l’esasperazione dell’agonismo, che possono escluderle da una vita sociale piena e dal divertimento oltre lo sport.

(Visited 112 times, 1 visits today)

Lascia un commento