Epatiti sconosciute colpiscono i bambini: è allarme in Italia e Europa

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Epatiti sconosciute colpiscono i bambini: è allarme in Italia e Europa

| REDAZIONE DOTTNET | 20/04/2022 18:38

Per sei bambini è stato necessario il trapianto di fegato. Nove casi anche negli Usa dopo i 60 nel Regno Unito

E’ l’allarme in Europa e in Italia per le epatiti acute di origine sconosciuta, che colpiscono bambini sotto i 10 anni, in alcuni casi con forme talmente gravi da provocare un’insufficienza d’organo. Dopo quelli in Scozia, Inghilterra e Spagna, nuovi casi sono stati segnalati in Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi e negli Usa. Ad aggiornare è il Centro europeo per il controllo e la prevenzione delle malattie (Ecdc), che ribadisce l’appello a “segnalare e condividere informazioni”. Fra i sintomi più comuni, l’ingiallimento della pelle e della sclera degli occhi, dolore nella parte alta destra dell’addome, nausea e vomito

Mentre proseguono le indagini per far luce sulle cause, nessun caso risulta per ora segnalato in Italia, ma si alza il livello di attenzione. L’aumento dei casi di infiammazione acuta e grave del fegato di origine sconosciuta tra bambini sani è stata segnalata per la prima volta il 5 aprile in Scozia. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito, il 12 aprile, ha poi riferito che, oltre a quelli, c’erano ulteriori casi oggetto di indagine in Inghilterra, che portavano a oltre 60 i casi attenzionati oltremanica.

Aumentano i casi i Europa. La maggior parte riguardava bambini tra 2 e 5 anni e alcuni avevano avuto bisogno di un trapianto di fegato, evento rarissimo in questa fascia di età. Il giorno dopo, 3 casi sono stati segnalati in Spagna. Le ultime segnalazioni arrivano da Danimarca, Paesi Bassi e Irlanda, mentre nel Regno Unito i casi si sono presentati clinicamente con epatite acuta grave, con livelli aumentati di enzimi epatici (aspartato transaminasi (AST) o alanina aminotransaminasi (ALT) superiori a 500 UI/L) e molti casi erano itterici. Alcuni dei casi hanno riportato sintomi gastrointestinali, tra cui dolore addominale, diarrea e vomito nelle settimane precedenti. La maggior parte dei casi non ha avuto la febbre. Alcuni hanno richiesto cure presso reparti epatici pediatrici specializzati ma in sei casi si è dovuto ricorrere a trapianto di fegato.   Ipotesi iniziali del team dell’incidente nel Regno Unito sull’origine eziologica dei casi incentrate su un agente infettivo o su una possibile esposizione tossica. Non è stato identificato alcun collegamento al vaccino COVID-19 e le informazioni dettagliate raccolte attraverso un questionario su casi su cibo, bevande e abitudini personali non sono riuscite a identificare alcuna esposizione comune. Le indagini tossicologiche sono in corso ma si ritiene più probabile un’eziologia infettiva dato il quadro epidemiologico e le caratteristiche cliniche dei casi. Le indagini di laboratorio sui casi hanno escluso in tutti i casi l’epatite virale di tipo A, B, C, D ed E. Dei 13 casi segnalati dalla Scozia per i quali sono disponibili informazioni dettagliate sui test, tre sono risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2, cinque sono risultati negativi e due hanno avuto un’infezione nei tre mesi precedenti la presentazione. Undici di questi 13 casi hanno avuto risultati per il test dell’adenovirus e cinque sono risultati positivi.   Ma l’allarme si estende anche fuori dall’Europa, con 9 bambini colpiti in Alabama, negli Stati Uniti. Manca un conteggio ufficiale ma i casi sembrerebbero circa un centinaio in totale in poco più di due mesi.

Casi non sono legati a epatiti virali note né ai vaccini

Al momento, la causa esatta rimane sconosciuta. Un’origine infettiva è ritenuta come la più probabile ma i casi non sono legati a epatiti virali note, come A,B,C,E. Tra le ipotesi, vi è quella di un legame con il Covid-19 o con altre forme di infezioni virali, come quella da adenovirus, visto che entrambi i virus sono stati riscontrati in alcuni dei piccoli pazienti. Mentre non è stato identificato alcun collegamento al vaccino contro il Covid-19. Le indagini sono in corso e l’Ecdc è al lavoro insieme all’Oms per supportare le indagini.

L’Italia alza il livello di attenzione. Intanto si alza il livello di attenzione in Italia. Il Servizio Regionale di Sorveglianza delle Malattie Infettive (Seresmi) dell’Istituto Spallanzani ha inviato a tutte le strutture del Servizio sanitario regionale un aggiornamento delle comunicazioni inoltrate dal Ministero della Salute sulle segnalazioni dell’Ecdc. “Nella nostra regione – fa sapere l’assessore alla Sanità della Regione Lazio – finora non è stato segnalato nessun caso, ma comunque da giovedì della scorsa settimana, con una circolare della Direzione Salute, è stato elevato il livello di attenzione, fornendo a tutte le strutture della rete l‘algoritmo diagnostico raccomandato nel Regno Unito e richiedendo di segnalare i casi di bambini che presentano epatite acuta, con esclusione di diagnosi di epatite da A a E”.

I casi nel Regno Unito si sono presentati clinicamente con epatite acuta grave, con livelli aumentati di enzimi epatici (aspartato transaminasi (AST) o alanina aminotransaminasi (ALT) superiori a 500 UI/L) e molti casi erano itterici. Alcuni dei casi hanno riportato sintomi gastrointestinali, tra cui dolore addominale, diarrea e vomito nelle settimane precedenti.

La maggior parte dei casi non ha avuto la febbre. Alcuni dei casi hanno richiesto cure presso reparti epatici pediatrici specializzati ma in sei casi si è dovuto ricorrere a trapianto di fegato.

Ipotesi iniziali del team dell’incidente nel Regno Unito sull’origine eziologica dei casi incentrate su un agente infettivo o su una possibile esposizione tossica. Non è stato identificato alcun collegamento al vaccino COVID-19 e le informazioni dettagliate raccolte attraverso un questionario su casi su cibo, bevande e abitudini personali non sono riuscite a identificare alcuna esposizione comune.

Le indagini tossicologiche sono in corso ma si ritiene più probabile un’eziologia infettiva dato il quadro epidemiologico e le caratteristiche cliniche dei casi.

Le indagini di laboratorio sui casi hanno escluso in tutti i casi l’epatite virale di tipo A, B, C, D ed E. Dei 13 casi segnalati dalla Scozia per i quali sono disponibili informazioni dettagliate sui test, tre sono risultati positivi all’infezione da SARS-CoV-2, cinque sono risultati negativi e due hanno avuto un’infezione nei tre mesi precedenti la presentazione. Undici di questi 13 casi hanno avuto risultati per il test dell’adenovirus e cinque sono risultati positivi

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