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L’ABORTO E LA CORTE SUPREMA

di Giancarla Codrignani *

La Corte Suprema ha colpito gli interessi delle donne con
conseguenze che, dagli Stati Uniti, si riversano sulle chiese cattoliche
e protestanti e conferma la regressione sui principi conservatori.
Giuste le manifestazioni delle donne, le proteste, il rammarico di Biden.
Perfino noi italiane dovremo fare attenzione alle strumentalizzazioni
della nostra destra nelle prossime, non facili elezioni politiche. Il
Vaticano per bocca della PAV (Pontificia Accademia per la Vita) ha
raccomandato di non fare ideologia sulla sentenza, che ovviamente
non può contestare.
Tuttavia, data tutta la mia adesione al mantenimento della sentenza
Roe vs. Wade del 1973, vorrei distinguere: la Corte ha negato la
costituzionalità del “principio”, non la realtà del problema. Da quel che
ho capito per la Suprema Corte non può essere “costituzionale”
l’aborto perché non è una finalità di principio, un obiettivo – nonostante
lo sia la scelta della donna – e ne lascia la determinazione di legge ai
singoli Stati che, in America, hanno capacità legislativa e tutti sanno
che alcuni mantengono la pena di morte, che questi giudici ritengono
un caso analogo (giuridicamente) all’aborto. Il guaio è che sono
inaccettabili le contraddizioni della legge di ogni singolo Stato con i
principi “fondanti”: se il secondo emendamento, vincolante per tutti,
riconosce ai privati la costituzionalità dell’acquisto e del possesso di
armi anche di grosso calibro, riconosce implicitamente che lo scopo
difensivo non privilegia il rispetto della vita non embrionale. Così il
rovesciamento della sentenza del 1973 acquista il significato di una
grave limitazione dei diritti delle donne. Il culto che abbiamo sempre
portato per la democrazia americana (quante volte abbiamo citato il
diritto alla felicità
scritto nella Dichiarazione d’Indipendenza del 1776!)
sta subendo attentati regressivi preoccupanti, dopo aver visto l’attacco
al Campidoglio da parte di una banda di caratteristi da circo che
toglieva valore al tentativo di “colpo di stato” di Trump. Con questo
attacco alla libertà femminile – che riguarderebbe anche la libertà
maschile se il cittadino maschio non sfuggisse alla responsabilità che
riguarda anche chi lascia sola la donna – la Conferenza episcopale americana potrà procedere (ci aveva provato,, stoppata dal papa) a
scomunicare il Biden pro-choice. Le americane debbono reagire e
avere la solidarietà di tutte, ma le italiane debbono prestare attenzione
preventiva, anche se la 194 italiana giuridicamente è una legge per la
maternità responsabile e l’interruzione volontaria della gravidanza
.
Dovremmo alzare il tiro e chiedere l’abolizione dell’obiezione di
coscienza.

  • Politologa, giornalista, già docente e parlamentare
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