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Covid: in autunno vaccini da scegliere

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I nuovi vaccini Covid si preparano a combattere l’ondata autunnale. Quale booster scegliere?

Su Nature si discute del “booster migliore”. Privilegiare il tempo o l’accuratezza? Vella: «Il vero obiettivo? Un vaccino universale»

di Chiara Stella Scarano Sanità informazione

I nuovi vaccini Covid si preparano a combattere l’ondata autunnale. Quale booster scegliere?

L’autunno è alle porte e il timore di una (ennesima) recrudescenza del Covid-19 torna a insediarsi nei pensieri degli italiani di ritorno dalle vacanze estive. Soprattutto di coloro che si sono fermati alle canoniche tre dosi di vaccino, che magari hanno anche contratto il virus, e si stanno chiedendo se e quando fare l’ulteriore booster. Anche perché, quest’autunno, accanto ai tradizionali vaccini a mRNA basati sulla proteina spike della versione originale di Sars-CoV-2, ne arriveranno altri rimodulati sulle nuove varianti Omicron.

Su Nature il dibattito tra esperti: quale booster?

Su un articolo pubblicato da Nature, nei giorni scorsi, gli esperti si sono divisi sull’opportunità di consigliare la somministrazione dei booster tradizionali, subito disponibili, o quelli rimodulati sulla variante Omicron BA.1. Nonostante gli studi sulla protezione offerta da questi ultimi non appaiano particolarmente incoraggianti, forse perché la copertura riguarda una variante ormai superata, oppure aspettare i dati riguardanti i vaccini aggiornati alle varianti Omicron BA.4 e BA.5.

Il fattore tempo ed il fattore efficacia

La questione riguarda principalmente due aspetti: il primo è il fattore tempo. Meglio immunizzarsi subito con ciò che è disponibile o aspettare l’arrivo di “armi più affilate”? Un tema che coinvolge soprattutto la popolazione a rischio, vale a dire gli anziani e i fragili. Il secondo punto riguarda, invece, il nesso tra specificità dei vaccini e la loro efficacia nella fase attuale della pandemia. Oggi come oggi, sottolineano gli esperti su Nature, «se avessimo una popolazione immunologicamente vergine di persone che non sono state mai infettate o vaccinate, avrebbe assolutamente senso che il vaccino provenisse dalla famiglia Omicron. Ma quante persone non sono né infette né vaccinate?».

«Per soggetti a rischio? Meglio un uovo oggi che una gallina domani»

Ai nostri microfoni l’immunologo Stefano Vella ha così commentato la questione: «I vaccini di prima generazione contro il Sars- CoV-2 hanno ancora la capacità di proteggere dalla malattia. Non ci proteggono dall’infezione – sottolinea Vella – ma non lo faranno neanche i nuovi vaccini che arriveranno, presumibilmente, non prima di ottobre. Il mio punto di vista, soprattutto per quanto riguarda i pazienti cronici o anziani fermi alle tre dosi, che in questo caso è meglio un uovo oggi che una gallina domani: immunizzarsi con la quarta dose il prima possibile, insomma, per far fronte alla probabilissima recrudescenza di Covid-19 autunnale che potrebbe essere, per questi soggetti, ancora molto pericoloso».

«Tutti gli altri soggetti, invece – prosegue l’immunologo – per evitare di sovraccaricare il sistema immunitario con dosi di vaccino troppo ravvicinate, possono a mio parere aspettare l’arrivo dei nuovi vaccini. Ma non dimentichiamo – osserva – che oggi la nostra percezione della pericolosità del Covid-19 è cambiata non solo per l’efficacia delle vaccinazioni contro lo sviluppo della malattia, ma anche perché sappiamo come trattare i casi critici e i casi a rischio».

Verso un approccio immunologico simil-influenzale

«L’arrivo di questi nuovi vaccini aggiornati alle varianti di volta in volta in circolazione, inoltre – spiega ancora Vella – ci fa capire che l’approccio contro il Covid-19 assomiglia sempre più a quello cui siamo abituati, da anni, contro l’influenza stagionale. È molto probabile anche che, così come con l’influenza, ci attesteremo a breve su un’unica dose di vaccino anti Covid-19 all’anno. L’obiettivo più ambizioso resta, tuttavia, la realizzazione di un vaccino universale  che protegga, una volta e per sempre, da tutte le varianti presenti e future del Sars-CoV-2. Prima o poi  – conclude – sono fiducioso, ci arriveremo».

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