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Francesco, il profeta

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San FRANCESCO: UN PROFETA ATTUALE

Gazzetta di Modena, di Beppe Manni, 5 X 22

San Francesco il ‘poverello d’Assisi’: il diminutivo snatura, questa grande figura  Con le sue parole ma specialmente con la sua vita, segnò una rivoluzione nella chiesa. Francesco non è un popolano ignorante. Di ricca famiglia di mercanti studia il latino, impara il volgare letterario (Il suo ‘Cantico delle creature è il primo testo di ‘italiano’), conosce il provenzale e il francese. Era nato nel 1181 e morì a 44 anni nel 1226. Vive una gioventù spensierata tra brigate, banchetti e guerre. L’Italia è divisa tra Guelfi (per il papa) e Ghibellini (per l’imperatore). Nelle città le due fazioni entrano in conflitto, con scaramucce, vendette e guerre. Affamati, malati, lebbrosi popolano le contrade. A 27 anni Francesco legge nel Vangelo ‘Dai ai poveri quello che hai poi vieni e seguimi…non procuratevi né oro nè argento né rame nelle vostre cinture, né bisacce nè due tuniche, né sandali…gratuitamente avete ricevuto gratuitamente date”. Vuole applicare ‘sine glossa’, senza commenti queste parole. Abbandona la casa paterna, distribuisce quello che possiede ai poveri. Veste una tunica di sacco. I suoi gesti hanno il sapore di un antico profeta biblico: si denuda davanti al padre e al vescovo, bacia un lebbroso simbolo di Cristo, non solo predica la pace ma si interpone tra le fazioni che stanno per combattersi, le riconcilia; non chiede l’elemosina ma ogni giorno lavora con i suoi compagni con i contadini per un pezzo di pane e una scodella di minestra. La radicalità delle sue scelte attirano giovani nobili, borghesi e contadini. Non hanno la faccia lunga, ma cantano, danzano, sorridono. Nel 1219 durante la V crociata voluta dal papa, va a Damietta in Egitto dove è accampato l’esercito crociato: vuole predicare il vangelo ai musulmani. Incontra il sultano Melek-al-Kamel che di fronte a questo uomo malvestito e disarmato, saggio e buono non lo trattò come nemico, lo accolse come un sapiente e lo voleva tenere con sé alla sua corte. Ci indicava il possibile dialogo con l’Islam non fatto di crociate ma di dialogo. Questo Francesco, il su giaciglio nella Porziuncola, la sua tunica rappezzata esposta come reliquia, ci insegnano di più, che i grandi conventi e le chiese nate intorno a lui. Nella vita Bonaventura, racconta che il santo rende mansueto a Gubbio un lupo: Pascoli scriveva in una sua lirica del 1897 “uomini nella truce ora dei lupi…siate uomini pace”

Un altro Francesco diventato Papa, tenta faticosamente oggi di cambiare la chiesa non trattando dogmi e riforme liturgici o sostenendo ‘valori non negoziabili’ ma predicando, pur circondato dalle ricche e pesanti strutture vaticane,  le parole di Cristo nude e crude. E predica ormai solo tra i grandi leader, una pace frutto del dialogo e della giustizia.

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