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Il segreto della longevità

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“Si può vivere fino a 120 anni. Ecco il segreto della longevità

La dieta e l’attività fisica possono prolungare le aspettative di vita. “Il nemico della longevità è il diabete. Bisogna assumere vitamina D e integratori alimentari”, spiega a ilGiornale.it il professor Camillo Ricordi

Rosa Scognamiglio, Il Giornale.it 10.10.22

“Vivere fino a lungo restando in salute è possibile”. Ne è certo il professor Camillo Ricordi, ricercatore di fama mondiale nonché direttore del Diabetes Research Institute e del Cell Transplant Center dell’Università di Miami (Florida). Nel suo ultimo libro – Il Codice della longevità sana (Mondadori) – spiega come una dieta equilibrata, integrata da sostanze protettive, unitamente all’attività fisica e a uno stile di vita regolare, possano migliorare le aspettative di vita. “Si può vivere fino a 120 anni. Il nemico per eccellenza della longevità è l’infiammazione cronica associata al diabete e a malattie autoimmuni e alle malattie croniche legate all’avanzata dell’età. L’obiettivo è quello di rimanere al 100% della forma fisica e mentale, senza malattie, fino all’ultimo giorno di vita”, rilancia l’esperto in un’intervista rilasciata alla nostra redazione.

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Professor Ricordi, cosa s’intende per “longevità sana”?
“Il concetto di longevità sana comprende tutte quelle modalità di invecchiamento che ci consentono di prevenire o minimizzare la durata della fase di declino biologico. Purtroppo la pandemia più grave del XXI secolo è proprio la longevità malata. Pensi che, in America, i bambini nati in questi anni rischiano di diventare la prima generazione con una spettanza di vita minore rispetto ai genitori”.

Qual è la causa dell’invecchiamento precoce?
“Il nemico per eccellenza della longevità è l’infiammazione cronica causata da diete malsane e da carenza di sostanze protettive come Vitamina D, Omega3, Polifenoli e attivatori delle sirtuine (le molecole della longevità). Negli ultimi anni, sempre più longevi sono affetti da malattie croniche degenerative: il 90% degli over 65. Una fascia di popolazione che raddoppierà nei prossimi 20 anni. Senza contare che tutto questo ha dei costi notevoli sulla spesa pubblica. Negli Stati Uniti la cifra si aggira attorno ai 3.8 trilioni di dollari incidendo per il 20% sul PIL”.

A proposito di diabete, quali sono i maggiori fattori di rischio?
“Una dieta troppo ricca di grassi, omega 6, zuccheri, carboidrati raffinati e cibi processati sono sicuramente tra i maggiori fattori di rischio del diabete di tipo 2, ma iniziamo a capire che anche nel diabete autoimmune (tipo 1) diete ‘infiammatorie’ e carenza di sostanze protettive possono predisporre e aumentare il rischio non solo di diabete di tipo 1, ma anche di tutte le altre patologie autoimmuni. In queste condizioni, le cellule staminali e progenitrici del corpo, perdono più velocemente la loro capacità di riparare e rigenerare i tessuti perché l’organismo comincia a non produrre più alcune sostanze protettive come, ad esempio, i polifenoli e gli attivatori delle sirtuine”

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Cosa sono le sirtuine?
“Sono le proteine della longevità che calano progressivamente con l’avanzate dell’età, ma in maniera più evidente a partire dai 35 anni di età e via via sempre meno nel corso del tempo. Dopo i 60 anni sono presenti nell’organismo a livelli minimi, circostanza che comporta una serie di inefficienze nell’organismo”.

In che modo possiamo compensare questo deficit?
“Anzitutto con una dieta sana che comprenda, cioè, più omega 3 e meno Omega6, flavonoidi e polifenoli. Ma per stimolare le sirtuine è necessario supplementare la dieta con gli integratori alimentari a base di bacche di maqui, melograno, mirtillo e polidatina. Anche la vitamina D è molto importante”.

La vitamina D divide medici e ricercatori. Lei cosa pensa al riguardo?
“Non ho dubbi che la vitamina D sia fondamentale. Ne abbiamo ricevuto conferma anche col Covid-19: chi ha livelli bassi di vitamina D ha un rischio di sviluppare forme gravi di Covid-19 14 volte più elevato di chi ha un buon livello di Vitamina D ed è in grado di rispondere in modo più efficace non solo al Covid-19 ma anche prevenire malattie autoimmuni e altre patologie legate all’avanzare dell’età, soprattutto negli ultra 65enni”.

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Quanto conta lo stile di vita?
“Il fumo è indubbiamente dannoso per la salute, mentre moderato consumo (non più di due bicchieri standard al giorno) di alcol, soprattutto vino rosso, sono uno dei 4 elementi associati al prolungamento della longevità (assieme a moderato esercizio fisico, assenza di fumo e livelli adeguati di Vitamina C). Ma è la sedentarietà il fattore negativo più importante associato alla longevità malata”.

Che tipo di attività fisica suggerisce?
“Se parliamo di anziani, anche una passeggiata può fare la differenza. Un suggerimento generale, invece, è quello di muoversi spesso durante la giornata. Ad esempio, chi lavora al pc dovrebbe alzarsi dalla sedia per qualche minuto, ogni ora, e fare un po’ di movimento, e comunque attività fisica e esercizio fisico individualizzato a secondo dell’età e condizioni fisiche contribuiscono anche alla salute mentale (effetto ansiolitico e antidepressivo) e attivano le sirtuine”.

Come facciamo a sapere se stiamo invecchiando bene?
“Con il test AA/EPA che valuta il rapporto tra omega 6 o omega 3. Il rapporto dovrebbe essere tra 1.5 e 3.0 ma è quasi sempre molto più elevato a favore degli omega 6, indicando la presenza di un’infiammazione silente (legata alla dieta) in corso. Ma si tratta di un esame poco utilizzato in Italia. A Milano lo esegue la professoressa Angela Maria Rizzo, docente di farmacologia all’Università Statale”.

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Altrimenti, qual è l’alternativa?
“Ci si può sottoporre periodicamente agli esami del sangue o anche fare il test per misurare l’insulino resistenza, ovvero, la capacità delle cellule del nostro corpo di rispondere all’azione dell’insulina”.

Tornando al suo ultimo libro, il sottotitolo recita: “Per tornare biologicamente giovani”. Quindi possiamo fermare il tempo?
“Fermarlo no, tornare indietro sì”.

Cioè?
“Ovviamente mi riferisco all’età biologica, non a quella cronologica. Il 2 dicembre 2020, la rivista Nature ha dedicato la sua copertina a un concetto che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato un’ipotesi fantascientifica: Turning Back Time ovvero ‘far tornare indietro il tempo’, mettendo per la prima volta in discussione il dogma dell’inevitabilità dell’invecchiamento”.

Ci sveli come si fa.
“Dalla terapia genica al trapianto di cellule mesenchimali staminali che si ricavano dal cordone ombelicale normalmente scartato assieme alla placenta dopo la nascita di neonati sani. Ma è un discorso articolato e complesso, che discutiamo nel libro, e ancora in fase di studio”.

Quindi l’elisir di lunga vita esiste davvero?
“L’obiettivo è quello di rimanere al 100% della forma fisica e mentale, senza malattie, fino all’ultimo giorno di vita. L’obiettivo non è vivere fino a 120 anni da malati, ma arrivare alla fine dei nostri giorni in salute”.

Centovent’anni di “longevità sana” è un traguardo ambizioso.
“L’unica maniera sicura per fallire è non provarci”.

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