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“Servono prevenzione e investimenti per la salute del cervello”

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La salute del cervello deve ritrovare il suo spazio e avere la giusta attenzione.


La salute del cervello deve ritrovare il suo spazio e avere, come accade per altri organi, la giusta attenzione dei Governi, che devono fare la loro parte a livello organizzativo e di investimenti (‘Neurology Revolution’, pubblicato su The Lancet Neurology).

Nel 2022, spiega l’esperta, c’è stato il riconoscimento globale della neurologia come tema di salute pubblica, con l’Assemblea Mondiale della Salute di maggio che ha ratificato il Global Action Plan dell’OMS, secondo il quale questa branca deve essere priorità per tutti i Paesi. Con il Piano viene riconosciuto, di fatto, che la neurologia, che riguarda un’ampia fetta della popolazione, può beneficiare di azioni di prevenzione, di promozione della salute, nonché di migliori diagnosi e cura. “La Neurology Revolution parte da qui”, sottolinea Leonardi, evidenziando che il commento su Lancet Neurology ha voluto riunire i pensieri delle associazioni di pazienti e presidenti di società scientifiche.

“Il Global Action Plan dell’OMS ha dato dieci anni di tempo alla politica sanitaria per mettere in atto la rivoluzione. In Italia ci siamo attivati, tanto che il 22 settembre si è celebrata la prima giornata nazionale delle malattie neurologiche, ma la vera attenzione si vede quando ci sono investimenti da parte dei Governi”, ha spiegato l’esperta, che auspica un’azione concertata tra gli stakeholders a livello della neurologia a tutto campo e non solo su specifiche malattie. La grande campagna che propone il Piano dell’OMS, che è pensato anche per i Paesi in cui la neurologia è poco sviluppata, è di interessarsi della salute del cervello, sensibilizzare a mantenerlo attivo e averne cura fin da piccoli. E per far questo, “è importante – prosegue l’esperta – che i neurologi entrino nello sviluppo delle politiche sedendosi ai tavoli, per introdurre il concetto di prevenzione”, che consente di abbattere i costi delle cure.
In questo senso, “non è che manchi la consapevolezza della disabilità, ma non c’è risposta”, sottolinea Leonardi, secondo la quale, il punto è capire “come una società si cura di un paziente fragile, oltre che del caregiver che lo assiste, un aspetto che spesso raddoppia il burden delle malattie neurologiche”. Si parla, quindi, di costi indiretti, invisibili, che non pesano sui Governi, ma che spesso ricadono sulle famiglie, con la situazione italiana che è complicata dal fatto che ogni Regione e ogni realtà locale dà la sua risposta, e anche “nelle Regioni virtuose a volte non c’è una presa in carico adeguata dei pazienti”, sottolinea l’esperta.

A questo proposito, una nuova proposta di legge, in Italia, “vuole rendere operativo un sistema di valutazione della disabilità multidimensionale, che corrisponde al concetto di presa in carico”, evidenzia Leonardi. In questo modo, “si punta a far sì che la governance funzioni, mentre la ricerca deve andare a supporto, portando innovazione non solo in ambito diagnostico o terapeutico, ma anche assistenziale, come dimostra l’esempio della telemedicina che permette, oggi, di effettuare prese in carico più rapide”, conclude l’esperta.

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