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Halloween: la paura ci piace e alle giuste dosi fa bene alla salute

Gli scienziati hanno spiegato quando e perché la paura può essere piacevole, svelando almeno in parte il segreto del successo della festa di Halloween

di Valentina Arcovio, Sanità informazione, Università di Bristol

Halloween: la paura ci piace e alle giuste dosi fa bene alla salute

Entro certi limiti la paura piace e diverte. Non solo. Il brivido di un «sano» spavento può anche promuovere la resilienza psicologica. Forse è anche per questo che siamo così affascinati da Halloween che, pur non facendo parte della tradizione italiana, ci ha conquistato con i suoi costumi, addobbi e dolcetti mostruosi. A spiegare il fascino dell’orrore è un ampio servizio pubblicato sul The Guardian nell’ambito del quale sono stati interpellati diversi neuroscienziati.

I «segnali» della paura nascono dall’amigdala

Sudorazionebattito cardiaco accelerato, muscoli tesi. E ancora: la pelle che pizzica e lo stomaco si contorce. Poi quando il terrore passa, monta una sensazione piacevole e un gran sollievo. Tutto nasce dall’amigdala, un fascio di neuroni a forma di mandorla situato nel profondo del cervello, che controlla la risposta alla paura. In una situazione spaventosa, l’amigdala stimola l’ipotalamo, che attiva due sistemi del corpo – il sistema nervoso simpatico e il sistema corticale surrenale – provocando un flusso improvviso di ormoni e innescando la risposta di lotta o fuga.

Con l’adrenalina il corpo si risveglia

L’adrenalina aumenta la vigilanza del corpo. Accelera la frequenza cardiaca e devia il sangue dal cuore ai muscoli necessari per il movimento. Il cortisolo aumenta la pressione sanguigna. I vasi sanguigni intorno agli organi vitali si dilatano, inondandoli di ossigeno e sostanze nutritive. La respirazione accelera, fornendo ossigeno «fresco» al cervello, mentre i livelli di glucosio nel sangue aumentano, dando al corpo una rapida carica di energia, pronto per l’azione.

Le vie del cervello che vengono attivate dalla paura

«Sebbene abbiamo una comprensione di alcuni aspetti delle reti neurali della paura e di come coordinano il comportamento, ci sono ancora molte incognite», spiega Charlotte Lawrenson, neuroscienziata dell’Università di Bristol. Quando siamo esposti a stimoli sensoriali o a un ambiente potenzialmente minaccioso, secondo la scienziata, nel cervello vengono attivate due vie. La prima è veloce: le informazioni vengono trasferite al talamo sensoriale e quindi all’amigdala, consentendo un’azione immediata agli stimoli minacciosi. La seconda via è un percorso più lento e indiretto: le informazioni vengono inviate dal talamo alla corteccia, lo strato più esterno del cervello, associato alla coscienza, al ragionamento e alla memoria. Questo consente di analizzare la minaccia e ci consente di determinare se siamo in pericolo reale.

La paura attiva una rete neurale che coinvolge più regioni del cervello

«Non sappiamo esattamente dove si manifesti la sensazione di paura nel cervello – dice Lawrenson – ma è probabile che provenga dall’attivazione coordinata di una rete che coinvolge più regioni del cervello». Se la minaccia è considerata reale, verranno attivate altre aree del cervello per avviare una risposta di tutto il corpo al pericolo. «Il ricordo del pericolo sarà trasferito e archiviato nell’ippocampo – spiega la co-ricercatrice di Lawrenson, Elena Paci – in modo che siamo in grado di ricordare e identificare la minaccia al prossimo incontro».

I film horror aiutano a gestire l’incertezza

La paura è un’emozione antica e le storie spaventose sono radicate nella storia umana. Nelle prime società, i racconti che inducono paura venivano usati per insegnare ai bambini i pericoli che potevano incontrare, come i lupi e altri predatori. Oggi il cinema offre una finestra sulle paure collettive della società. Ad esempio, nel marzo 2020, quando è esplosa l’emergenza Covid-19, i download del film Contagion – che ha come trama una pandemia mortale – sono aumentati. Perché le persone volevano guardare un film horror su qualcosa di così reale per loro in quel momento? Secondo Marc Malmdorf-Andersen, professore associato presso l’Università di Aarhus in Danimarca, i film dell’orrore hanno un potenziale di apprendimento per la gestione dell’incertezza. «Trascorrere del tempo in questi regni immaginari può essere quasi considerato un’opportunità per redigere il proprio libro di istruzioni per gli scenari peggiori», afferma.

I fan dell’horror tendono a essere psicologicamente più resistenti

Uno studio sui fan dell’horror durante la pandemia Covid ha scoperto che le persone a cui piaceva guardare film spaventosi erano psicologicamente più resistenti rispetto ai fan del genere non horror. «In qualche modo, sono stati esposti a scenari simili e potrebbero utilizzare quell’esperienza per navigare in realtà nuove e incerte», afferma Malmdorf-Andersen. «È possibile che le forme ricreative di paura in generale possano aiutare a migliorare la regolazione delle emozioni e le capacità di coping», aggiunge.

La paura è bella solo se è un gioco

Il godimento della paura, secondo Malmdorf-Andersen, ha senso se lo si considera come una «forma di gioco». «Il godimento di stimoli spaventosi sembra essere correlato al controllo di situazioni imprevedibili», afferma. «Più o meno allo stesso modo, il gioco dei bambini è caratterizzato dalla ricerca di moderate quantità di incertezza, moderate sorprese, nel tentativo di dar loro un senso», aggiunge. Infatti, i ricercatori dell’Università di Exeter affermano che quando il gioco dei bambini comporta rischi e paura, può fungere da fattore protettivo contro l’ansia. Il gioco, afferma Malmdorf-Andersen, è una strategia per imparare a gestire situazioni sconosciute e rendere prevedibile l’imprevedibile.

A essere divertente è lo stare fuori dalla propria zona di confort

Per indagare sulla relazione tra divertimento e paura, Malmdorf-Andersen e i suoi colleghi del Recreational Fear Lab dell’Università di Aarhus hanno studiato un gruppo di persone che si sono recate in un’attrazione paurosa, una casa infestata. Lì, gli ospiti si iscrivevano volontariamente per essere terrorizzati da zombi che masticano cervelli, maniaci armati di motoseghe e assassini che mangiano bambini. I ricercatori hanno filmato gli ospiti, monitorato la loro frequenza cardiaca e chiesto loro come si sentivano in vari momenti dell’esperienza. I risultati hanno indicato che agli esseri umani non piace essere troppo lontani dal loro normale stato fisiologico, ma si divertono a stare un po’ fuori dalla loro zona di comfort.

La «dose» di paura varia da individuo a individuo

«I nostri risultati suggeriscono che potrebbe esserci un ‘punto debole‘ tra paura e divertimento», afferma Malmdorf-Andersen. «Un punto giusto in cui il contesto non è troppo terrificante, ma nemmeno troppo addomesticato. Questo punto debole sembra essere il luogo in cui si massimizza il divertimento», aggiunge, In quel punto, un‘ondata di paura seguita rapidamente da una di sollievo provoca il rilascio di sostanze chimiche che promuovono il benessere nel cervello – endorfine e dopamina – e che innescano una scarica di euforia. Tuttavia, è importante tenere a mente che ognuno è diverso. Abbiamo tutti un senso unico di ciò che troviamo spaventoso, ed è una linea sottile tra divertimento innocuo e terrore genuino. Troppa paura può portare ad angoscia. Quello che può essere un brivido per una persona può essere davvero terrificante per un’altra. Quindi ad Halloween va bene osare, ma nelle giuste quantità.

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