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Le cataratte nel neonato: la diagnosi precoce

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Un neonato ogni 250 ha la cataratta congenita

da DOTTNET | 11/11/2022 12:12

Fare uno screening oculistico nei primi tre anni di vita è “fondamentale”, perché permette di intercettare precocemente patologie congenite e non

“Uno dei motivi per cui è importante fare lo screening neonatale è la diagnosi precoce della cataratta congenita, presente circa nello 0,4% dei neonati, quindi in 1 ogni 250″..

Più in generale, uno screening oculistico nei primi tre anni di vita è “fondamentale”, perché permette di intercettare precocemente patologie congenite e non che, anche se molto raramente, possono purtroppo avere un impatto anche sulla sopravvivenza del bambino: il retinoblastoma, un tumore maligno primitivo della retina diagnosticato nella quasi totalità dei casi in età pediatrica, prevalentemente nei primi 24 mesi di vita, con un’incidenza di un caso ogni 17mila nascite, pari a circa 40 nuove diagnosi l’anno in Italia. Si tratta del tumore maligno intraoculare più frequente in età pediatrica per cui però, se diagnosticato precocemente, registriamo una sopravvivenza maggiore del 95% nei Paesi sviluppati”. Invece è intorno ai 4 anni che si può cominciare a valutare in maniera più attendibile la capacità visiva, cioè, in termini più semplici, a misurare la vista “e a poter diagnosticare per esempio l’ambliopia, forse meglio nota come ‘occhio pigro’, cioè quella condizione in cui lo sviluppo della capacità visiva del bambino è ostacolato, nella maggior parte dei casi per la presenza di un difetto visivo che, quindi, va diagnosticato e corretto”. Il messaggio chiave è che in ogni età può essere effettuata una visita oculistica, ovviamente con metodi e strumenti differenti in base all’età del bambino.

Tornando però al titolo della sessione, cioè ‘Come si visita un bambino?’, Visitare un bambino molto piccolo di solito non è particolarmente complesso mentre è intorno ai 2/3 anni che le difficoltà aumentano incredibilmente. I piccoli pazienti piangono e si ribellano, quindi è più difficile visitarli. L’oculista allora deve essere pronto a sfruttare quel breve momento in cui è possibile valutare il bambino. Ovviamente parliamo di visite ambulatoriali, perché, laddove ci sono dubbi su patologie gravi, i bambini piccoli devono necessariamente essere addormentati per poter effettuare una visita oculistica completa”. Con i più piccoli è quindi necessario imparare ad attirare la loro attenzione, “sfruttando quell’istante in cui il bambino ci dà retta ed è orientato con lo sguardo nella nostra direzione..

Quando il bambino è molto piccolo non sono molte le cose da esaminare nel corso della visita oculistica, però si tratta di aspetti che possono risultare fondamentali per lo sviluppo di una buona visione, incidendo quindi poi per tutta la vita.. Infine, una bonaria osservazione verso i genitori: “Spesso, durante le visite, diventa più complesso gestire i genitori o i nonni rispetto ai bambini. Le mamme e i papà oggi hanno mediamente un’età più alta, così accade che da una parte sono maggiori le loro ansie e dall’altra che, per come spesso inevitabilmente sono organizzate le nostre vite, abbiano meno tempo da dedicare ai propri figli, e, dunque, ne percepiscano con minor prontezza anche le problematiche visive. E questo insieme di elementi può costituire senza dubbio un incrocio “esplosivo” chepuò creare ulteriori difficoltà.

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