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PARADIGMA POST-TEISTA

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Quale Dio, quale cristianesimo
LA METAMORFOSI DELLA FEDE NEL XXI SECOLO IL NUOVO PARADIGMA POST-TEISTA
Mistero, relazione, interconnessione, creatività, stupore, amore: queste potrebbero essere le parole chiave del nostro nuovo (e al tempo stesso antico) vocabolario post-teista, quelle che potrebbero garantirci la nostra sopravvivenza sul pianeta, quelle che potrebbero aiutarci a voltare pagina. Parole che tornano più volte nei capitoli di questo volume, che raccoglie gli interventi pronunciati – ma rivisti, ri-meditati e ampliati – durante il primo incontro internazionale legato al nuovo paradigma post-teista, organizzato il 2 aprile 2022 da Gabrielli editori, in collaborazione con Adista e Officina Adista, intorno al tema “Quale Dio? Quale cristianesimo? La necessità di ripensare la fede”.
A rispondere ai due interrogativi – nel quadro di quella che appare come la metamorfosi culturale più profonda di tutta la storia dell’umanità – sono teologi e teologhe, preti, rappresentanti di gruppi e comunità cristiane di base, scienziati. Con molte diverse sfumature (e persino alcuni punti chiaramente divergenti) ma con una comune convinzione: che, di fronte alla scelta tra un cambiamento radicale – attraverso una imprescindibile decostruzione dell’esistente – e l’arroccamento sulle posizioni tradizionali, è la prima alternativa l’unica che sembra capace di futuro. E l’unica su cui vale la pena scommettere, non solo riconoscendo l’importanza di una ricerca spirituale svincolata da ogni pretesa di verità, ma anche andando in cerca di un nuovo significato dei termini “credere” e “Dio”.
Dal libro di “Gabrielli edizioni”: Quale Dio, quale cristianesimo, LA METAMORFOSI DELLA FEDE NEL XXI SECOLO
Gli autori del libro José Arregi, teologo basco, è docente presso la Facoltà di Scienze sociali e umane dell’Università di Deusto, Maurizio Busso, docente di Astrofisica Nucleare e Fisica Moderna all’Università di Perugia e a lungo Visiting Associate al California Institute of Technology.
M. Judith Ress, teologa ecofemminista, già missionaria laica cattolica di Maryknoll, è nata negli Stati Uniti ma vive in Cile dal 1991, dove ha contribuito alla nascita della rivista di ecofemminismo, spiritualità e teologia Conspirando. José María Vigil, presbitero clarettiano spagnolo naturalizzato nicaraguense, è coordinatore della Commissione Teologica dell’Associazione Ecumenica dei Teologi e Teologhe del Terzo Mondo. Introduzione di Claudia Fanti, redattrice di Adista, collaboratrice del Manifesto, esperta di movimenti ecclesiali e sociali dell’America Latina, autrice di numerosi articoli e saggi. Postfazione di Paolo Scquizzato, presbitero, scrittore, responsabile dell’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo della Diocesi di Pinerolo. Molto impegnato a livello nazionale per quanto riguarda la formazione spirituale e la riscoperta e cura del Silenzio.
Con i contributi di Franco Barbero, Domenico Basile, Federico Battistutta, Alberto Bosi, Paolo Gamberini, Fausto Grignani, Rita Maglietta, Emma Martínez Ocaña, Enrico Peyretti, Régine Ringwald, Gilberto Squizzato, Santiago Villamayor, Paolo Zambaldi
Arregi: “Dio è come l’Essere negli enti, come la bellezza in tutto ciò che è bello, come la bontà in tutto ciò che è buono, come il significato nella parola, come il sapore nel pane, nel vino o nell’arancia, come il Tutto in ogni parte e nella somma di tutte le parti.”
Busso: “Lo sguardo della scienza è anche fonte di umiltà davanti all’immensità del cosmo; e questo sarà motivo di qualche speranza che l’umanità possa ritrovare, in questa umiltà, la sua empatia, la voglia di lavorare insieme, anche per costruire nuove narrazioni credibili sul divino, non in contrasto con la conoscenza acquisita.”
Vigil: “Con i piedi ben piantati nuovamente sul suolo cosmico, e superati i fondamentalismi di una parte e dell’altra, fideisti e materialisti, la cultura post-teista emergente avverte sempre più chiaramente la onnidivinità della Realtà.”
Ress: “Le ecofemministe della tradizione cristiana, come lo sono io, non assumono la scoperta della tradizione pre-patriarcale della dea come un invito a riprenderne letteralmente il culto. Più esattamente, questa scoperta ci invita a liberarci dal carattere definitivo dell’immagine biblica di un dio patriarcale.”

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