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Stili di vita e malattie croniche

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CORRETTO STILE DI VITA IN ETA’ EVOLUTIVA E SVILUPPO DI MALATTIE CRONICHE NON TRASMISSIBILI IN ETA’ ADULTA

di Pirchia Schildkraut*

dalla rivista “Fare l’insegnante”N° 1 2022/2023

In questi giorni si sta aprendo un nuovo anno scolastico, il terzo dall’inizio della pandemia provocata dal virus SARS-COV 2. Per lunghi mesi abbiamo combattuto tutti un’ardua battaglia volta ad arginare questo nuovo flagello e ciò ci ha consentito di  acquisire  un nuovo stile di vita, più consapevole e attento ad alcuni aspetti della nostra salute e, in particolare, alla cura dell’igiene personale. La campagna vaccinale di massa e le nuove terapie hanno dato i loro frutti e ora stiamo convivendo con il morbo e con i danni che questa lunga battaglia ha lasciato al suo disastroso passaggio. Fra questi danni possiamo annoverare un danno occulto e silenzioso, provocato per omissione più che per azione. Intendo dire che, per combattere questa nuova e attesa battaglia,  abbiamo tralasciato le vecchie battaglie, quelle contro uno stile di vita dannoso, foriero di tanti e prevedibili  guai. La pandemia, i lunghi periodi di lock down, la sofferenza diffusa, non hanno fatto altro che diffondere e radicare proprio le abitudini di vita già riconosciute come dannose: fumo, consumo eccessivo di alcool, alimentazione irregolare e vita sedentaria rappresentano le quattro abitudini– i quattro Cavalieri dell’Apocalisse – che si sono diffuse nell’ombra e nella solitudine, specie fra nostri giovani e giovanissimi.

Eppure, lo stretto rapporto esistente fra uno stile di vita poco sano condotto in età evolutiva e lo sviluppo di malattie croniche non trasmissibili in età adulta è riconosciuto e ribadito da tempo da tutte le agenzie scientifiche. Considerando poi la riconosciuta e dimostrata marcata plasticità metabolica e di sviluppo cerebrale che sussiste durante l’adolescenza, si rende evidente l’importanza di educare  i giovani ad assumere  con  consapevolezza  l’abitudine di uno stile di vita sano. Purtroppo,  assistiamo ad un costante fallimento di tutti questi sforzi dato che le ultime indagini statistiche dimostrano come solo il 2% dei giovani che vivono in paesi a medio – alto tenore di vita conduce, di fatto, uno stile di vita adeguato. Numerosi studi permettono di rilevare come una scorretta alimentazione, eccessivamente ricca di grassi e zuccheri, sia molto diffusa fra i giovani di tutte le classi sociali, specie fra quelle più basse ove è diffuso il consumo del cosiddetto Junk food. Altra abitudine negativa è la vita sedentaria, con lunghe ore passate dinanzi ad uno schermo, sia esso del proprio PC o dello smartphone. Non è un caso che il  60% dei nostri bambini possiede un proprio cellulare già all’età di 10-11 anni e inizia una propria vita “in rete” già a quell’età. La recente, tragica pandemia da COVID -19 ha, in qualche modo, posto fra parentesi i discorsi fin qui riportati. Per più di due anni i nostri ragazzi sono stati reclusi fra le pareti domestiche la scuola condotta in DAD  ha indotto i giovani e giovanissimi a passare lunghe ore seduti davanti ad uno schermo. Il divieto ti socializzare li ha allontanati dai parchi, dai campi da gioco e dalle attività sportive. Ogni loro ribellione a tali regimi restrittivi è stata accolta con severe critiche e colpevolizzazioni e, infatti, in tutto questo lungo periodo tutte le agenzie educative si sono rivolte ai giovani ribadendo quanto fossero importanti i comportamenti volti a difendere noi e gli altri dalla malattia SARS -COV 2 . Ci si è  impegnati di meno a notare quali e quanti danni avrebbero  causato queste limitazioni e questi drastici cambiamenti imposti nella vita dei nostri giovani e giovanissimi.

La ricerca sugli stili di vita

   Gli sforzi prodigati per arginare questa silenziosa “pandemia” non si sono mai interrotti e da più di 10 anni è in corso uno studio internazionale, multicentrico, condotto dall’Ufficio Regionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per l’Europa, denominato “HBSC – Healthe Behaviour in Scool- age Children”. Lo studio prevede indagini statistiche, condotte a campione, con scadenza quadriennale, volte a valutare lo stile di vita dei giovani e giovanissimi e i vari progetti educativi specifici realizzati. Abbiamo un resoconto del biennio 2009-10: un documento del Ministero della Sanità del 2010 evidenziava già  come la scarsa attività fisica svolta dai minori fra gli 11 e 15 anni di età fosse  da considerare come un grave elemento di rischio per lo sviluppo di patologie croniche in età adulta.

Nel 2015, inoltre,  il Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Torino ha pubblicato un documento che ribadisce l’importanza di uno stile di vita giovanile corretto nella prevenzione di gravi patologie in età adulta. Si ribadiva come fossero determinanti un regime alimentare corretto e bilanciato e un’adeguata attività fisica.

Ma di che cosa parliamo quando parliamo di malattie cronache non trasmissibili? E perchè  è tanto importante ridurre l’incidenza di questi quadri patologici che colpiscono le persone adulte nella società del benessere? Per malattie croniche non trasmissibili si intendono  le patologie croniche non causate da fattori infettivi o genetici specifici, ovvero  stati morbosi quali il diabete mellito tipo 2, l’obesità patologica, l’ipertensione, le cardiopatie, l’insufficienza respiratoria cronica, certi tumori ed altri ancora. Nello sviluppo di queste  patologie vengono riconosciuti quali fattori di rischio quelli legati allo stile di vita malsano come l’alimentazione irregolare ed eccessiva, il fumo, la vita sedentaria con  una scarsa attività motoria – sportiva regolare, il consumo eccessivo di alcool. Questi quattro fattori di rischio da soli sono  responsabili della perdita del 60%   di anni di vita in salute, degli abitanti del “primo mondo”, ovvero il nord America, l’ Europa ed in particolare l’Italia.

Tutte le agenzie pubbliche nazionali quali l’Istituto Superiore di Sanità, le Università con i loro centri di ricerca, centri di ricerca privati quali l’Associazione Veronesi per la lotta ai tumori, o quelle internazionali come l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, si prodigano a diffondere progetti di ricerca e di educazione alla salute proprio per arginare questo fenomeno,  richiamando i giovani ad uno stile di vita sano.

 E’ del 4 maggio 2007 l’istituzione del programma nazionale  “Guadagnare Salute. Rendere facili le scelte salutari” approvato dal Governo con Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm).Un vasto progetto nazionale, rivolto a tutta la popolazione ma in particolar modo al mondo giovanile e alla scuola, con l’obiettivo primario di agire in modo integrato e coordinato sui quattro principali fattori di rischio riconosciuti e modificabili che sono il fumo, l’alcool, la  scorretta alimentazione e l’ inattività fisica.

Nel rendere graficamente visibile tali concetti già nel 2005 veniva disegnata la consueta piramide alimentare corretta disegnata in verticale, con l’attività fisica – sportiva indicata come componente essenziale che ne occupa un buon terzo.

Nel 2018 è stato pubblicato il resoconto dell’indagine HBSC svolto da un nutrito gruppo di centri di ricerca  universitari, enti regionali, l’Ufficio Scolastico e la  AUSL della Regione Piemonte che ne erano i capifila. La ricerca aveva il titolo” Stile di vita e salute dei giovani fra gli 11 e 15 anni” , la cui lettura ci induce a constatare che  i  dati raccolti non si distanziano da quelli precedentemente riportati.

Il 17/11/2021 è stato pubblicato il report di un ampio progetto di ricerca, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, dall’Università e dalla AUSL di Ferrara dal titolo “ Noi al tempo della pandemia – il futuro lo facciamo insieme. Essere adolescenti in Emilia – Romagna nel 2021”. Lo studio ha coinvolto circa 20000 ragazzi e ragazze delle scuole superiori di 1° e 2° grado della Regione. Tale ricerca indaga l’impatto della pandemia sui giovani, sulla loro vita sociale, le abitudini alimentari, tempo libero ed altro ancora. Si è così evidenziata una diffusa tendenza ad un regime alimentare incostante con gruppi di giovani che si sottopongono a diete inconsuete, altri che dichiarano di mangiare troppo, (circa 35% dei giovani intervistati). E’ aumentata fortemente l’abitudine al fumo, specie fra i ragazzi più grandi, con un marcato diffondersi delle cosiddette  sigarette elettroniche, falsamente considerate meno dannose. La dedizione all’attività sportiva,  che interessava prima della pandemia il 45% circa dei giovani, ora viene  praticata da meno del 20% di loro. Chattare nei social è diventata un’attività molto diffusa duplicando il numero dei ragazzi che vi si stanno dedicando.

Ad aprile 2022 è stata pubblicata la “Carta di Padova” esito di un vasto studio del Dipartimento Salute Donna e Bambino dell’Università di Padova. Si tratta di un vademecum specifico per la promozione di uno stile di vita sano fra i giovani. Vi si ribadisce  la volontà di “dare un imprinting precoce ai giovani e alle loro famiglie su sani stili di vita a 360°”. Si intende con ciò promuovere un’alimentazione adeguata, il rifiuto del  fumo, una  regolare attività fisica, attenzione alla salute mentale, prevenzione del sovrappeso, controllo dello screen – time ecc. L’Università ha promosso numerosi incontri e pubblicazioni del progetto ritenendo  importante “che investire sulla salute dei giovani sia infatti una priorità globale per garantire la salute in età adulta e prevenire le malattie croniche non trasmissibili, chiamate anche “ malattie dello stile di vita” Tali malattie croniche che  causano il 70% di morti premature al mondo, hanno origine in età pediatrica e possono essere prevenute con un imprinting precoce di sani stili di vita”.

Conclusioni

Ora si è aperto  un nuovo anno scolastico: la pandemia da COVID -19 non è scomparsa ma ha cambiato connotati passando da una condizione pandemica aggressiva ad una endemia persistente con la quale, con ogni probabilità, conviveremo a lungo. Il sistema scolastico dovrà fare i conti con ciò che la pandemia ha lasciato, con i danni emotivi e  gravi ed evidenti ripercussioni sugli stili di vita dei nostri giovani. Per lungo tempo abbiamo imposto ai nostri giovani regimi restrittivi che trovavano la loro giustificazione nella prevenzione di una severa malattia che colpiva, pur sempre, con maggiore forza la popolazione anziana e fragile. Lo sguardo era, in qualche modo, rivolto agli anziani e alle persone più fragili,  non ai giovani e giovanissimi che di queste restrizioni hanno pagato, comunque,  un  prezzo molto  alto. Ora dobbiamo convenire che sia giunto il  tempo di cambiare prospettiva, di riprendere i discorsi sulla salute rivolti al futuro dei diretti interessati, dei giovani e giovanissimi. Valutare con attenzione la loro fragilità emotiva indotta da questi tempi difficili, riprendere percorsi educativi per combattere abitudini radicati in questi tempi difficili, quali quello dell’abuso di fumo e sostanze psicotrope. La ricetta  comincia con il creare, anche in aula,  una vita sociale attiva, fatta di  convivialità sana e di valorizzazione dell’attività motoria e sportiva anche praticata a scuola. Non vanno dimenticate le nuove buone abitudini di attenzione all’igiene, di  fiducia nel pensiero scientifico e di  fuga dalle fake news pescate a piene mani nel web.

Gli insegnanti, in qualsiasi grado di scuola prestino la loro opera educativa, sapranno bene come  educare ad un sano stile di vita, adattando la loro progettualità all’età degli alunni e ai contesti sociali in cui vivono. Non si tratta, infatti, di aggiungere un nuovo insegnamento ma di orientare lo sguardo educativo alla cura della persona umana, che riguarda anche il prendersi cura di se stessi.

  • medico, Bologna
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