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Simboli religiosi adattati a veicolare significati politici

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Simboli e pratiche religiose antica tradizione cattolica (ad esempio quella del Rosario) per veicolare significati di tipo politico
da Il Regno rivista
Scritto in tempi non sospetti, Il potere delle devozioni. Pietà popolare e uso politico dei culti in età moderna (Carocci, Roma 2022) a firma di Daniele Menozzi trova un tempo particolarmente opportuno, quando da un lato la politica, dall’altro una sorta d’analfabetismo di ritorno in campo religioso spingono per riproporre temi, culti e devozioni come se fossero privi di storia, nati nel vuoto di una citazione roboante che si propone altri fini.
La dimensione cultuale – scrive Maria Paiano sul numero 18 della rivista – vive nella storia, anche se di ciò «sembra essere poco consapevole la più generale cultura contemporanea, nel cui contesto attori diversi (non solo ecclesiali, ma anche politici e sociali) utilizzano simboli e pratiche religiose di più antica tradizione cattolica (ad esempio quella del Rosario) per veicolare significati di tipo politico».
Menozzi compie «un sistematico esame» (…) attraverso la ricostruzione del percorso storico di alcune devozioni oggi ancora diffuse a livello popolare e dotate in passato di ampi riconoscimenti pontifici. Si tratta, nello specifico, di quelle all’Immacolata concezione e al Cuore immacolato di Maria, al sacro Cuore, a san Giuseppe e a san Francesco d’Assisi».
E proprio quell’Assisiate – definito durante il fascismo «il più italiano dei santi, il più santo degli italiani» – è stato al centro delle parole della neo-presidente del Consiglio Giorgia Meloni che in occasione della tradizionale cerimonia dell’accensione della lampada votiva dei comuni d’Italia sulla tomba di san Francesco il 4 ottobre ha affermato che l’evento assumeva una «valenza simbolica straordinaria». 
E «ne ha chiaramente spiegato la ragione. Un rito che “rinnova il legame che unisce il nostro popolo e le sue istituzioni a uno dei padri della nostra civiltà” viene dedicato a omaggiare gli italiani che durante la pandemia si sono impegnati a dedicare la loro vita al servizio degli altri. Fare memoria del patrono d’Italia celebra quindi “quel forte senso di comunità che unisce la nazione”». Insomma, a fianco del card. Matteo Zuppi che ha sottolineato il san Francesco pacifista e ambientalista, è passato anche il san Francesco «nazionalista».

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