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In Italia sulle strade più morti rispetto alla media europea

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In Italia sulle strade più morti rispetto alla media europea

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Nei giorni scorsi il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato gli ultimi dati con il Rapporto sull’incidentalità stradale 2022. Si tratta di numeri che fotografano una situazione critica per quanto riguarda la sicurezza di tutti gli utenti. «I numeri indicano che sulle strade italiane si muore di più rispetto a 14 Stati europei: nel Vecchio continente il rapporto vittime/milioni di abitanti è di 44,7 mentre in Italia nel 2021 il dato tocca quota 48,5», ha spiegato il ministro Salvini. Da anni FIAB sostiene che la soluzione sia la strategia Safety in numbers, applicata ad esempio nei paesi del nord Europa. Significa che più biciclette in circolazione ci sono e più si riducono gli incidenti, anche mortali.

Raffaele Di Marcello, consigliere nazionale FIAB, ha dichiarato: «I dati dimostrano che sono i comportamenti delle persone a causare gli incidenti e non, come spesso si legge sulla cronaca, auto impazzite o strade killer. Non è pericoloso andare a piedi o in bicicletta, è pericoloso guidare un mezzo senza la consapevolezza della sua potenziale pericolosità. Se non si agisce sulla mentalità degli utenti della strada, prima ancora che sull’adozione di misure passive di protezione, spesso poco utili, non si riuscirà a fermare l’escalation di vittime, che vede il suo numero maggiore tra gli automobilisti, nonostante i sofisticati sistemi di sicurezza che caratterizzano le vetture moderne».

Il 2020 è stato un anno particolare che, a causa dei lockdown applicati in tutta Italia, ha limitato se non azzerato gli spostamenti.  Secondo i dati del ministero dei Trasporti nel 2021 “per biciclette e monopattini elettrici si registrano 229 vittime (+30,1% rispetto al 2020 e –9,5% rispetto al 2019)”; spostando l’attenzione sui pedoni i decessi sono stati 471 (+15,2% rispetto al 2020 e -11,8% rispetto al 2019).

FIAB non si stupisce di fronte alle principali cause di incidenti: la distrazione, il mancato rispetto della precedenza e la velocità troppo elevata sono comportamenti che soprattutto alla guida di un’automobile costituiscono un rischio (complessivamente in quasi il 40% dei casi). Quello che deve cambiare non è soltanto una maggiore attenzione da parte della politica e delle istituzioni a tutti i livelli per far sì che l’Italia diventi davvero un paese bike friendly. Occorre anche una nuova narrazione, che cessi di descrivere superficialmente le strade come poco sicure: sono invece i comportamenti individuali a renderle pericolose in primo luogo per gli utenti attivi come pedoni e ciclisti.

Da più di 30 anni FIAB lavora sui territori e nelle istituzioni per far sì che gli incidenti diminuiscano sempre di più. Le cronache – con morti e feriti all’ordine del giorno in tutta Italia – ci svelano che purtroppo molto ancora si deve fare se si vuole che le nostre città diventino davvero luoghi dove lo spazio è delle persone, non delle automobili.

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