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Tutti i dubbi dei medici sulla fusione degli Ospedali di Bologna

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Tutti i dubbi dei medici sulla fusione degli Ospedali di Bologna

Il presidente dell’Ordine del Medici e odontoiatri di Bologna Luigi Bagnoli: carriere dei professionisti sacrificate per l’Ausl unica metropolitana Allarme in Regione sulla tenuta del sistema sanitario nazionale. “ Basta rimpalli di responsabilità”

diEleonora CapelliI , La Repubblica

I medici hanno molti dubbi sull’opportunità di una fusione tra Sant’Orsola e Ausl, per creare un’azienda unica che arriverebbe fino a Imola. Ad esprimerli è il presidente dell’Ordine, Luigi Bagnoli, che mette l’accento in particolare sulla riduzione delle figure apicali, che porterebbe sicuramente risparmi, ma ridurrebbe le opportunità di carriera per i professionisti. « Credo che un’unica azienda sicuramente ponga dei problemi a livello dimensionale — ha detto Bagnoli ieri a un convegno sulle prospettive del Servizio sanitario nazionale — si può fare tutto, ma bisogna chiedersi da un punto di vista organizzativo e della soddisfazione di chi lavora all’interno, se questo sia opportuno o meno». In particolare, è il personale dei due grandi ospedali cittadini che pagherebbe il prezzo di questa scelta. « Il problema, visto dalla parte dei dipendenti, è che bisogna salvaguardare la possibilità di mantenere delle carriere professionali da parte dei dipendenti — ha spiegato — questo fa parte del loro percorso. La situazione è difficile in questo momento, anche economicamente, ma non si può fare tutto sacrificando i professionisti. Un progetto di miglioramento fa parte del percorso di un medico che lavora all’interno di una struttura e questocredo che vada salvaguardato » . Se l’integrazione sembra la strada da percorrere anche all’assessore Donini, la prudenza sul caso bolognese è evidente. « Dobbiamo capire dove è possibile l’incontro e l’unificazione tra le aziende sanitarie e le aziende universitarie — ha detto — con l’Università che deve aprirsi di più al territorio. Abbiamo progetti di questo tipo che vanno avanti e aspettano solo una riforma della legge nazionale. Poi c’è un dibattito aperto a Bologna, su cui ci confronteremo e sceglieremo l’ipotesi migliore». Il contesto in cui si discute di questi piani è quello di una grande difficoltà nella tenuta del Sistema sanitario. « Siamo in allarme rosso — ha detto Donini riferendosi alla tenuta del Ssn — è una questione da risolvere entro il primo trimestre di quest’anno perché è solo questione di tempo. Le Regioni dovranno fare scelte che non saranno in senso espansivo, mettiamoci intorno a un tavolo e smettiamola con il rimbalzo delle responsabilità». I dati presentati da Nino Cartabellotta della Fondazione Gimbe parlano chiaro: dal 2008 a oggi, la forbice tra l’Italia e altri Stati come la Germania nella spesa sanitaria pubblica pro- capite si è ampliata in modo enorme, tanto che oggi l’Italia è sotto i 3 mila dollari l’anno e la Germania oltre i 6mila. Un trend di spesa pubblica che si mantiene costante nel tempo, corrisponde nei fatti a risorse che calano. «Gli aumenti previsti per il Fondo sanitario nazionale — ha ribadito l’assessore — sono erosi dall’inflazione e dai disavanzi che le Regioni hanno rispetto alle spese non rimborsate per il Covid e l’energia. Il Servizio sanitario nazionale non è più sostenbile con questo livello di spese». E del resto ai professionisti vanno offerte prospettive concrete, altrimenti la concorrenza di Paesi come Francia e Germania farà sì che molti medici e infermieri preferiranno lavorare all’estero. 
“Dobbiamo capire dove è possibile l’unificazione tra le aziende sanitarie e quelle universitarie” 

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