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In aumento depressione e suicidi tra i giovani

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Aumentano depressione e suicidi tra i giovani

di Chiara Stella Scarano, sanità informazione

Una studentessa di 19 anni si uccide nel bagno dell’ateneo IULM a Milano, lasciando un biglietto in cui motiva il suo gesto con una insopportabile sensazione di fallimento che da tempo l’accompagnava. Solo pochi mesi prima a Padova un altro studente, ventiseienne, si suicida schiantandosi con la sua auto pochi giorni prima della discussione della sua tesi di laurea.

Una tesi di laurea che in realtà non esisteva, una catena di bugie diventate un peso insostenibile insieme alla vergogna. Sono solo due dei più recenti casi di cronaca che hanno come unico denominatore il gesto estremo compiuto da ragazzi nel fiore degli anni, e tante domande che suonano come tarli anche nella testa di chi è estraneo a queste tragedie: cosa sta succedendo ai giovani, come aiutarli, come intercettare il disagio prima che esploda irrimediabilmente.

Depressione, giovani e anziani i più a rischio suicidio

«Da anni assistiamo ad un trend di aumento costante dei fenomeni depressivi nei giovani – spiega la psichiatra -. Al di là della pandemia, che ha dato un’accelerata non indifferente a queste problematiche, già dal 2005 al 2017 una serie di studi evidenziavano l’aumento dell’incidenza nei ragazzi e nei giovani adulti dall’8% al 13%. La depressione resta una delle principali cause di comportamenti autolesivi soprattutto nei giovani, la fascia più a rischio di agiti suicidari insieme agli anziani. Con motivazioni diverse alla base: i ragazzi agiscono per lo più d’impulso, per la rabbia, la frustrazione, la disperazione, insomma tutti i sentimenti presenti in un vissuto depressivo, mentre negli anziani è spesso un gesto premeditato. Nella popolazione dei pazienti depressi, insomma, i giovanissimi e gli anziani sono quelli più a rischio suicidio».

 Il ruolo del contesto e della famiglia

«Sicuramente il lockdown, la riduzione dei rapporti sociali e un maggiore isolamento e solitudine sono fattori predisponenti così come gli stili di vita alterati – continua Bondi -. La riduzione di ore di sonno, a favore di un aumento della permanenza nelle realtà “virtuali” di smartphone e computer, è un fattore di rischio importanti perché il sonno ha un ruolo protettivo nei confronti del sistema nervoso. In secondo luogo, oggi siamo immersi in una società estremamente competitiva, ma al tempo stesso insicura ed incerta. Le nuove generazioni sono le prime nella storia a non avere un’aspettativa di miglior tenore di vita rispetto a quello dei propri genitori. Il futuro è estremamente precario, non solo dal punto di vista lavorativo, ma in generale sulla sicurezza: ci siamo ritrovati con le stesse paure di secoli fa davanti ad una minaccia sanitaria incontrollabile, la guerra in Europa è ancora una realtà, così come l’inquinamento e il processo irreversibile di distruzione del pianeta. Queste sono tutte tematiche che affliggono i ragazzi molto più degli adulti, perché riguardano il loro futuro. Un altro aspetto da considerare riguarda i mutamenti degli assetti familiari nella società attuale: in passato le reti relazionali e affettive erano maggiormente sviluppate, le famiglie erano più allargate e stabili, i ragazzi avevano sempre figure di riferimento oltre ai genitori. Oggi le famiglie sono sempre più isolate, spesso sono monogenitoriali, di conseguenza anche i figli sono più soli».

I campanelli d’allarme

«Questi episodi non accadono mai per caso, né improvvisamente. Per quanto l’estremo gesto possa essere impulsivo scaturisce comunque da un malessere profondo e radicato che in qualche modo si manifesta. È importante prestare attenzione agli stili di vita dei nostri ragazzi, alle ore di sonno, all’isolamento (troppe ore al computer o senza stare in compagnia di coetanei ed amici), e a tutti i cambiamenti nel carattere o nelle modalità di espressione: un ragazzo che diventa taciturno, scontroso, insonne, isolato, che non vuole più uscire o fare sport, sta lanciando un SOS che non è sempre e solo ascrivibile alla caratteristica difficoltà del periodo adolescenziale. Insomma, è vero che non bisogna drammatizzare, ma neanche sottovalutare o banalizzare».

Non aver paura di chiedere aiuto

«Questa è una chiave importante che riguarda sia i ragazzi sia i genitori. Stabilire un dialogo, aprirsi all’ascolto, gettare le basi per una comunicazione sana è fondamentale. Pensiamo al bullismo o al cyberbullismo, che pur nelle sue forme più devastanti spesso si consuma nell’assoluta inconsapevolezza delle famiglie. Soprattutto, non bisogna aver timore a chiedere precocemente un aiuto specialistico: un timore che caratterizza più i genitori rispetto ai ragazzi, questi ultimi molto più inclini ad essere aiutati. Ma questo aiuto deve essere proposto, valutato come opzione percorribile da un adulto, senza vergogna. Far finta di niente è molto pericoloso spesso i nostri ragazzi non attendono altro che una mano tesa, a separarli dall’abisso».

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