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ISTAT: “spesso il bullismo e il cyberbullismo si iscrivono in un quadro più ampio di disagio sociale”

  • di

ISTAT

. Bullismo e cyberbullismo nell’Indagine del 2021
Nel 2021 – tra maggio e ottobre – l’Istat ha realizzato un’indagine sugli studenti delle
scuole secondarie di primo e secondo grado volta a cogliere la quotidianità dei
ragazzi in un periodo in cui erano ancora evidenti le conseguenze della pandemia e
ancora vigenti alcune regole relative al distanziamento sociale.
Il 9,4% degli intervistati ha dichiarato di aver assistito in prima persona o di essere
venuto a conoscenza durante la pandemia di episodi di cyberbullismo sui suoi
compagni di scuola (oltre 350 mila ragazzi). Sono soprattutto i ragazzi delle scuole
secondarie di primo grado ad avere assistito o a essere venuti a conoscenza di
questo tipo di comportamenti (11,7%, contro il 7,9 delle scuole secondarie di
secondo grado). Tra le ragazze, la quota è più alta rispetto ai coetanei maschi:
rispettivamente 11,3% contro 7,6%. Per i ragazzi stranieri la percentuale di
persone che hanno assistito o saputo di episodi di cyberbullismo sale al 12%
(per gli italiani è 9,2%); si deve inoltre registrare che per gli stranieri la quota di
coloro che non risponde è notevolmente più elevata di quella registrata tra gli
italiani: 7,7% contro 2,9%; anche questo potrebbe essere interpretato come un
segnale di maggior disagio rispetto a questo tipo di fenomeno.
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L’indagine ha poi approfondito l’eventuale esperienza personale di episodi di
bullismo o cyberbullismo durante il periodo della diffusione del Covid-19 (tra marzo
2020 e l’estate 2021), chiedendo se alla persona durate la pandemia fosse capitato
di:
• essere offeso (anche online) con soprannomi, parolacce, insulti;
• essere preso in giro (anche online) per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
• essere preso di mira raccontando in giro storie sul suo conto (sparlando)
(anche online);
• essere colpito con spintoni, botte, calci, pugni.
In generale, l’88,6% degli studenti e delle studentesse intervistate ha dichiarato di
non essere stato interessato da nessuno di questi comportamenti. Tra le ragazze, la
quota di coloro che ha vissuto almeno una di queste situazioni di disagio è più
elevata: 12,5% contro il 10,3% dei ragazzi. Si riscontrano notevoli differenze per
cittadinanza: tra gli italiani la quota di chi ha vissuto almeno uno degli episodi
elencati arriva all’10,9%, tra gli stranieri è del 18,2%. I più piccoli si confermano come
la fascia di popolazione maggiormente a rischio: nelle scuole secondarie di secondo
grado ha vissuto una di queste esperienze il 9,8% degli alunni; nelle scuole
secondarie di primo grado quasi il 14%.
Riguardo gli specifici comportamenti, il 4,2% degli studenti e il 5,3% delle
studentesse delle scuole secondarie dichiara di essere stato offeso (anche on line)
con soprannomi, parolacce e insulti. Sono stati presi in giro per l’aspetto fisico e il
modo di parlare il 3,0% dei ragazzi e il 3,9% delle ragazze. Sono stati presi di mira
raccontando in giro storie diffamatorie (anche online) il 2,3% degli studenti e il 3,9%
delle studentesse. Spintoni, botte, calci e pugni hanno riguardato invece più i maschi
(1,1%) che le femmine (0,4%).
Nel leggere i dati e in particolare quelli riferiti agli aspetti fisici del bullismo, si deve
ricordare che l’Indagine si è svolta in una situazione in cui i contatti fisici e in generale
quelli diretti tra i ragazzi subivano ancora le conseguenze delle restrizioni dovute alla
necessità di prevenire la diffusione della pandemia. Le cifre riportate quindi sono da
considerare specifiche del periodo e difficilmente generalizzabili. Anche per questo
motivo l’Istat ha deciso di realizzare una nuova indagine nel 2023 in modo da
verificare se alcune modifiche nei comportamenti dei ragazzi hanno avuto carattere
strutturale o sono state legate al solo periodo pandemico.
Un altro importante aspetto evidenziato dall’indagine del 2021 è che spesso il
bullismo e il cyberbullismo si iscrivono in un quadro più ampio di disagio sociale
; per
questo è importante, nello studio dei due fenomeni, tenere conto anche di altre
dimensioni della vita quotidiana di bambini e ragazzi. Ad esempio è evidente che
l’esperienza di episodi vessatori è più frequente tra i ragazzi che ritengono di
appartenere a famiglie povere o molto povere. I ragazzi che percepiscono come ricca
la propria famiglia hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo nel 7,9% dei casi,
quelli che ritengono la famiglia né ricca né povera nell’8,1%, mentre la quota di
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vittime sale al 16,2% tra coloro che percepiscono la famiglia come povera. Anche tra
coloro che non vanno bene a scuola gli episodi di bullismo sono più diffusi. Ne sono
vittima circa l’8% di coloro che dichiarano di essere bravi o molto bravi a scuola prima
della pandemia; la quota sale al 14,8% tra coloro che non sono bravi. Risulta così
chiaro da questi esempi che lo studio del bullismo e del cyberbullismo debba
avvenire all’interno di rilevazioni strutturate, che consentano di avere allo stesso
tempo informazioni approfondite sul background sociale e scolastico dei ragazzi

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