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Lo sport non ha confini in disabilità

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NEWS DATI ALLA MANO ISTAT

SPORTIVAMENTE – DUE

ISTAT 2023

Lo sport non ha confini, unisce idealmente tutte le persone che lo praticano. Anche quelle che hanno limitazioni funzionali. Ma cosa si intende – in termini statistici – per “limitazioni funzionali”? 

In linea con il sistema delle statistiche europee, ci riferiamo al Global activity limitation indicator (Gali) che utilizziamo nelle indagini sulla popolazione. Secondo questo standard, rileviamo le persone che – a causa di problemi di salute –  dichiarano di avere limitazioni gravi o lievi nello svolgimento di attività abituali e ordinarie che durano da almeno sei mesi.

Nel nostro Paese le persone che soffrono di gravi limitazioni che impediscono loro di svolgere una serie di attività abituali sono stimate in circa 3 milioni, vale a dire il 5% della popolazione totale.

Fra poco meno di un anno si svolgeranno i Giochi Paralimpici, ci racconti se e come sono cambiate, in Italia, le abitudini nella pratica dell’attività fisica nel tempo libero da parte delle persone con limitazioni funzionali?

Per le persone con disabilità, in passato, non c’era praticamente nessuna possibilità di praticare attività sportiva, soprattutto a livello agonistico; è solo nel Novecento che appaiono le manifestazioni sportive dedicate a queste persone. Ad oggi l’attività sportiva è sempre più diffusa tra chi presenta disabilità, ma malgrado l’idea di sport accessibile per tutti sia ormai largamente condivisa, esiste ancora una netta differenza nella pratica sportiva tra la popolazione con e senza limitazioni. Infatti, al 2021 sono circa 270.000 le persone con limitazioni gravi (con meno di 65 anni) che praticano attività sportiva.

Rispetto alla pratica dell’attività sportiva, quali sono le differenze tra popolazione con e senza limitazioni funzionali?

Secondo i dati dell’Indagine Istat Aspetti della vita quotidiana, nel 2021 le persone con limitazioni gravi che praticano sport (con continuità o saltuariamente) sono solo l’11%, la quota di sportivi aumenta significativamente quando le limitazioni sono meno gravi (raggiungendo il 23,4%). Nella popolazione senza alcuna limitazione corrisponde invece al 40,8%.

Ci sono rilevanti differenze di genere tra le persone con limitazioni gravi: la quota dei maschi che pratica attività fisica è 15,4% mentre quella delle femmine è 7,9%. Differenze, peraltro, che osserviamo anche nella popolazione senza limitazioni (dove il 46% dei maschi pratica sport vs il 35% delle femmine).

Rispetto al territorio, il Mezzogiorno rappresenta l’area più svantaggiata: solo nel 13% dei casi le persone con limitazioni – sia gravi sia non gravi – praticano sport, rispetto alla media italiana del 20%, con valori che salgono al 26% nel Nord est.

Se ci concentriamo poi sulla popolazione tra i 3 e i 44 anni le differenze nella pratica sportiva sono molto evidenti: il 33% di chi ha limitazioni gravi pratica sport rispetto al 49,7% delle persone senza limitazioni. Queste differenze si riducono solo nelle fasce più anziane della popolazione (di 75 anni e oltre).

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