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Il politico che si fece monaco

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Il politico che si fece monaco*

Hulda Liberanome**

A volte, il martedì e il venerdì mattina, si possono incontrare nei vicoli della città vecchia di Gerusalemme o di Gerico, dei monaci – vestiti con abiti marroni, con fazzoletti marroni in testa e una croce di legno sul petto – mentre si preoccupano di comprare generi alimentari a buon mercato. Sono i seguaci di Giuseppe Dossetti, professore di diritto ecclesiastico all’Università di Modena, nel centro Italia, uno dei personaggi più interessanti e atipici dell’Italia di oggi, uno dei leader politici di spicco degli anni cinquanta.

Dossetti fu uno dei membri del movimento di resistenza antifascista. Essendo un fervido credente, cercava il modo di intrecciare una visione cattolica con una visione di sinistra e pacifica. Si iscrisse alla sinistra del movimento cattolico antifascista. Con la caduta del regime fascista, due fazioni – il centro moderato e la sinistra – confluirono in un nuovo partito: il partito democristiano, che da allora divenne uno dei principali pilastri del sistema politico italiano. Dal dopoguerra in poi sono stati gli uomini di questo partito a capo di tutti i governi, tranne due.

Durante la guerra, Dossetti ha avuto stretti legami con i comunisti e i socialisti e si è opposto alla politica del suo partito che disapprovava questi legami soprattutto durante la guerra fredda. Dossetti è stato membro dell’Assemblea Costituente (1946) e successivamente è stato eletto membro del Parlamento (1948). Fu inoltre vice-segretario generale del partito democristiano e stretto assistente del presidente del Consiglio De Gasperi e, senza dubbio, una delle figure centrali dell’arena politica italiana del dopoguerra. Nonostante tutti questi fatti, Dossetti preferì lasciare il parlamento e la vita politica per dedicarsi alla vita religiosa e allo studio del primo cristianesimo, prima in un monastero a Bologna e, dal 1958, a Gerico.

Dossetti era uno dei tre leader cattolici della sinistra. Gli altri due erano (Amintore) Fanfani, che ha oscillato tra la destra e la sinistra e ha perso l’aura degli esordi, e (Giorgio) La Pira, sindaco di Firenze, che è stato più volte membro del Parlamento. Fu uomo di visione della pace tra Israele e gli arabi e l’iniziatore del dialogo nel Mediterraneo alla fine degli anni Cinquanta.

Dossetti, che inizialmente era il più significativo tra loro, è scomparso dalla mappa politica. Tuttavia, non c’è libro di storia italiana moderna che non tratti della sua persona e del suo contributo alla formazione dell’Italia dopo la guerra.  

Per molti anni giornalisti italiani e stranieri hanno cercato Dossetti nel tentativo di capire la svolta radicale che è avvenuta nella sua vita e perché abbia preferito una vita d’isolamento, ricerca e povertà alla leadership politica. Ma Dossetti rifiutava di incontrare i giornalisti, così come rifiutava di incontrare me. Sono riuscita a parlare con lui solo per telefono, dopo enormi sforzi per localizzarlo (non ha il telefono nella sua casa di Gerico). Sembra che Dossetti abbia chiuso la porta a qualsiasi tipo di sua attività pubblica.

Hanno seguito il percorso dello statista e monaco italiano dodici persone, uomini e donne, tutti italiani, più giovani di lui.

Dossetti è nato a Genova (1913). I monaci sono liberi di uscire dalla casa monastica di Gerico, mentre le monache, tranne una, hanno deciso di non lasciare la casa. Gli uomini e le donne hanno fatto voto di povertà, studio, preghiera e celibato. Sebbene alcune istituzioni ecclesiastiche abbiano offerto loro un sostegno finanziario, essi si sono attenuti al loro voto di vivere una vita austera e di guadagnarsi da vivere con le loro traduzioni.

Queste traduzioni con modesta retribuzione fanno parte della ricerca del modo in cui Dossetti e i suoi seguaci continuavano a desiderare di assomigliare ai primi cristiani.

Nel corso delle loro ricerche traducono dal greco all’italiano testi che finora non erano stati tradotti in nessuna lingua europea moderna. Alcuni dei relatori di queste traduzioni ritengono che la funzione più importante di queste traduzioni non sia necessariamente la qualità della traduzione, ma piuttosto il fatto che siano pionieristiche e scritte in una lingua facile da capire.

Il desiderio di ritornare alle prime fonti cristiane si manifesta nell’adozione di un modo di vivere e di una cultura che sono difficilmente conosciuti nel mondo cattolico.

Dossetti e i suoi seguaci vanno a dormire presto e si svegliano prima dell’alba per fare le loro preghiere. Spesso nelle feste e in altre occasioni si appartano in una determinata chiesa, per lo più a Gerusalemme presso la Chiesa del Santo Sepolcro o al Getsemani, e pregano per tutta la notte e il giorno successivo.

Dossetti e i suoi seguaci, che cercano una via di collegamento con la cristianità primitiva, si allontanano dalla realtà politica ed economica del nostro paese (Israele) che li attornia e conservano i loro contatti soprattutto con i membri della loro comunità bolognese. Non hanno aspirazioni missionarie, anche se vedono il loro stile di vita come un modello per gli altri.

Dossetti, che ha preso le distanze dal suo partito e da qualsiasi attività politica sia nel suo paese che al di fuori di esso, mantiene con il suo isolamento monastico una posizione che non coincide con quella ufficiale della Chiesa. Eppure, egli è ancora molto autorevole negli ambienti cattolici della sinistra italiana, che lo considerano un pilastro fondamentale nello sviluppo del loro movimento.

Negli anni sessanta, quando il suo partito ottenne un accordo con i socialisti, Dossetti fu incoraggiato da alcuni colleghi a tornare all’attività politica, ma rifiutò. Dedica il suo tempo alla ricerca di vie di accesso al cristianesimo delle origini.


[1] Il titolo ebraico dell’articolo è “הפוליטיקאי שהפך לנזיר”. È stato pubblicato dal giornale Haaretz (uno dei più prestigiosi quotidiani israeliani) il 19 novembre 1982. Tradotto dall’ebraico da Meir M. Bar-Asher, è stato rivisto da Daniel Maccaferri e Tomaso Bernacchia, frati della Piccola Famiglia dell’Annunziata a Montesole.

[2] Hulda Liberanome è ebrea e italiana. Anche se è nata a Vienna (1930), ha vissuto in Israele e ha studiato in Inghilterra alla London School of Economics. Ed è fiorentina, da più di 60 anni. Da mezzo secolo è corrispondente per l’Italia e per il Vaticano del giornale Haaretz.

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