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Crisi climatica: come atteggiarsi

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Crisi climatica: come atteggiarsi

Vincenzo Balzani*

Stiamo assistendo a un susseguirsi di crisi: climatica, energetica, ecologica e, anche, aumento della povertà, delle disuguaglianze, delle migrazioni e delle guerre. Le conseguenze disastrose di queste crisi si riversano sui poveri, mentre ci sono nazioni, gruppi economici, industrie e partiti politici che dalle crisi traggono grandi vantaggi: fabbriche di armi (anche in Italia), paradisi fiscali, opportunità per fare enormi extra profitti economici, fino all’uso di slogan che giustificano le disuguaglianze (America first; prima gli italiani). Durante la pandemia tutto ciò si è acuito ancor di più: in molte nazioni non c’erano vaccini e, nello stesso periodo, i dieci uomini più ricchi del pianeta hanno raddoppiato le loro fortune.

Grazie a Dio, c’è anche chi si impegna con competenza e passione per trovare soluzioni alle varie crisi, cercando di evitare che si incrocino e si autoalimentino.

Gli scienziati del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) dal 1988 ammoniscono, inascoltati, che il cambiamento climatico, provocato dall’uso dei combustibili fossili, avrà conseguenze molto gravi.

Papa Francesco, con le encicliche Laudato si’ (settembre 2015) e Fratelli tutti (2020) ci ricorda che la Terra è la nostra casa comune, che il deterioramento dell’ambiente colpisce i più deboli e che il degrado ambientale è strettamente connesso al degrado umano ed etico. Nella conferenza di Parigi (dicembre 2015) i delegati di tutti i 196 Paesi partecipanti hanno convenuto che il cambiamento climatico è il problema più importante che l’umanità deve risolvere, ma non hanno raggiunto un accordo sulla eliminazione dei combustibili fossili. Il segretario dell’ONU Gutierrez un anno fa ha lanciato un forte appello per un Patto di solidarietà al fine di evitare una irreversibile catastrofe climatica.

La mancanza di azioni concrete per fermare il cambiamento climatico è dovuta in parte alla persistenza di teorie negazioniste e, più in generale, all’idea errata che troppa attenzione al clima danneggerà la crescita e il benessere a lungo termine. In un recentissimo articolo pubblicato su Industrial and Corporate Change, due ben noti economisti, Nicholas Stern e Joseph E. Stiglitz (Nobel per l’Economia 2001) affermano che questo errore (teoria del compromesso) è simile a quello fatto in passato nel ritenere che in una società ridurre le disuguaglianze comporti la riduzione della crescita, mentre l’economia reale ha mostrato che crescita e uguaglianza possono essere complementari.

Stern e Stiglitz sostengono che la risposta ottimale al cambiamento climatico richiede politiche pubbliche forti e di ampia portata capaci di favorire il rapido sviluppo delle energie rinnovabili e di disincentivare l’utilizzo delle fonti fossili. Investire per mitigare rapidamente il cambiamento climatico ridurrà i rischi, migliorando il benessere della società e, alla lunga, permetterà di diminuire le spese per riparare i danni e di disporre di maggiori risorse per investimenti produttivi.

Il cambiamento climatico ci costringe a pensare a più lungo termine. Gli eventi di questi giorni in Emilia-Romagna ci mostrano che non l’abbiamo fatto.

  • Professore emerito di Chimica nell’Università di Bologna
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