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Hong Kong, niente veglia per gli uccisi di Tienanmen

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di p. Bernardo Cervellera· Cultura
Hong Kong, niente veglia per gli uccisi di
Tiananmen. E’ la quarta volta. Quest’anno non ci sono gli organizzatori, arrestati con l’accusa di aver violato
la legge sulla sicurezza nazionale. La notte fra il 3 e il 4 giugno, l’esercito per la liberazione del
popolo cinese è intervenuto con carri armati e fucili per sgomberare la piazza. Secondo diverse
organizzazioni vi sono state almeno centinaia, se non migliaia di vittime. Vi è una corsa a
cancellare i segni di Tiananmen. La proposta di Xu Zhiyong: digiunare il 4 giugno.
Hong Kong (BC.it) – Per il quarto anno
consecutivo, la sera del 4 giugno non ci sarà a Hong Kong la Veglia per gli uccisi di piazza
Tiananmen. Dal 1990 essa era divenuta un appuntamento a cui partecipavano decine di
migliaia di persone (fino a 150mila) da Hong Kong, Taiwan, Cina popolare, Paesi stranieri
(foto 1). Hong Kong era uno dei pochi territori cinesi in cui si commemorava il tragico evento
che ha messo fine alle manifestazioni e sit-in di studenti e operai di tutta la Cina radunati in
piazza Tiananmen a Pechino nel maggio-giugno 1989, che chiedevano al Partito comunista
cinese meno corruzione e più democrazia (foto 2).Dopo mesi di richieste non concesse di poter incontrare le autorità, la notte fra il 3 e il 4 giugno, l’esercito per la liberazione del popolo cinese è intervenuto con carri armati e fucili per
sgomberare la piazza. Secondo diverse organizzazioni vi sono state almeno centinaia, se non
migliaia di vittime. La Cina non ha mai dato un elenco dettagliato dei morti.
La Veglia di Tiananmen a Hong Kong è sempre stata non violenta, quasi una veglia di preghiera,
con candele accese, canti, elegie, testimonianze.
Nel 2019, l’allora capo dell’esecutivo Carrie Lam, aveva detto che la Veglia era una
“dimostrazione che Hong Kong è un luogo molto libero. Noi rispettiamo la libertà di parola, di
espressione di associazione dei cittadini”.
Dal 2020 al 2022 la Veglia è stata proibita a causa dell’epidemia di Covid. Inoltre, dopo le
manifestazioni pro-democrazia del 2019-2020, sfociate talvolta in occasioni di violenza e
scontri con la polizia, dal 1° luglio 2020, Pechino ha imposto una legge sulla sicurezza nazionale
che punisce la sovversione, la secessione, la collusione con forze straniere e gli atti di
terrorismo.
Da allora vi sono stati arresti, accuse, chiusure di giornali, minacce. L’Alleanza per la
democrazia, che organizzava la Veglia, si è auto-dissolta, dopo che i suoi principali membri sono
stati arrestati e accusati di voler rovesciare il Partito comunista cinese. In effetti l’Alleanza ha
sempre predicato di voler portare la democrazia in Cina, ma non ha mai spinto ad alcuna azione
violenta.
Quest’anno mancano quindi gli organizzatori della Veglia, ma anche il luogo dove essa si
svolgeva – il Victoria Park, è ufficialmente in parte inagibile per “manutenzione”; alcune zone
del campo sono occupate da una sagra del cibo cinese, prenotata – secondo diversi media – da
gruppi pro-Pechino.
All’attuale capo dell’esecutivo, John Lee, un giornalista ha chiesto se era vietato in pubblico
anche il commemorare i morti di Tiananmen. Lee non ha dato una risposta precisa, ha solo detto
che “ognuno dovrebbe agire secondo la legge”.
In Cina i fatti dell’89 sono classificati come opera di “contro-rivoluzionari” che volevano
rovesciare il regime. Ma i parenti degli uccisi, continuano a chiedere che il Partito riveda questo
giudizio, dato che a loro parere i loro figli, mariti, mogli sono stati in realtà dei “patrioti”. Intanto
su internet è censurato ogni riferimento al massacro di Tiananmen, al 4 giugno, ecc. In pubblico
si preferisce usare un linguaggio più burocratico, definendo gli eventi “l’incidente di
Tiananmen”.
Anche ad Hong Kong si preferisce parlare di “incidente” ed è stato proibito perfino ad accusati
in tribunale di utilizzare la parola “massacro”.
Dalla legge sulla sicurezza in poi, anche ad Hong Kong c’è la corsa a cancellare i segni di
Tiananmen: un museo è stato chiuso; statue a ricordo del massacro sono state tolte; il controllo
della polizia è divenuto più massiccio; si sospettano perfino coloro che vendono candele votive.
Molti giovani desiderosi di democrazia sono fuggiti all’estero. In questo modo, quest’anno, le
manifestazioni a ricordo degli uccisi di Tiananmen si terranno oltre che a Taiwan, a Londra,
New York, Parigi, Melbourne,…, organizzate dalle comunità di Hongkonghesi all’estero.
Ha fatto molta impressione che Xu Zhiyong (foto 3), professore di legge, in prigione per la sua
lotta contro la corruzione della leadership e per la democrazia, abbia diffuso un messaggio
all’estero proponendo a tutti un modo semplice di ricordare Tiananmen: digiunando il 4 giugno.
Lui lo farà dalla prigione e lo fa da 10 anni.

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