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Tuffi rischiosi nei laghi e nei fiumi

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Tuffi proibiti nei laghi e nei fiumi. Quali sono le zone più pericolose. E perché si muore

Incidenti e vittime dall’Adda alla Valcamonica: la mappa del rischio si aggiorna ogni estate – Le vie di fuga più vicine: fiumi e laghi. Fuga dallo stress, dalla scuola, dal caldo e dalle città. Una fuga che può rivelarsi una trappola. I tuffi in acqua aperta nascondono mille insidie. Giovani e giovanissimi, moltissimi stranieri o di seconda generazione, ragazzini che non sanno nuotare o sono abituati alla calma delle piscine, si lanciano da moli, rive, imbarcaderi e prue di barche ormeggiate, trampolini improvvisati per un divertimento pericoloso. Le cronache estive sono un rosario di incidenti e vittime. Ieri un turista 25enne di Reggio Emilia, Alessio Manfredini, si è sentito male mentre faceva il bagno alle Grotte di Catullo a Sirmione, Lago di Garda: riportato sulla spiaggia Giamaica dal bagnino, è morto dopo il ricovero d’urgenza all’ospedale di Desenzano.

Perché si muore

Perché spesso a costare la vita è il contatto con l’acqua fredda. I medici lo chiamano “shock termico”. La temperatura è molto bassa anche in questa stagione. Già a un metro e mezzo di profondità si passa in pochi istanti dai 30/35 gradi dell’esterno a non più di 10 gradi a mollo. Il corpo richiama il sangue agli organi vitali – cuore e stomaco – le forze abbandonano braccia e gambe, il cervello si “svuota“ e va in sofferenza, finché non si perdono i sensi.

La mappa del rischio

Un tragico tributo alla voglia d’estate. Nel 2002, già a Ferragosto, i tuffi erano costati la vita a 25 persone. La mappa del rischio copre un po’ tutte le zone d’acqua della Lombardia, ma il Lario si conferma tra i laghi più pericolosi non solo per la sua profondità (oltre 400 metri) le correnti e la temperatura delle acque, ma anche perché è il più vicino e il più facilmente raggiungibile da Milano. I turisti affollano il primo bacino, di fronte a Como, nonostante una selva di cartelli ricordi che fare il bagno è vietato. In viale Geno è ormai una tradizione lanciarsi in acqua dai ponti o dalla passeggiata per festeggiare la fine della scuola, ma c’è anche chi si avventura in imprese più estreme dal Ponte della Civera di Nesso (lo “spot“ è su Tripadvisor proprio per questo motivo). A Moregallo, l’Acapulco del lago di Como sul ramo lecchese, non si contano i morti dovuti ai tuffi spericolati dagli oltre 20 metri di altezza dell’arcata di una delle prese d’aria della vecchia galleria abbandonata. A Lierna nonostante le ordinanze di divieto e i controlli dei vigili urbani, non c’è estate che non si chiuda con qualche incosciente che utilizza come piattaforma la copertura della galleria di Grumo. Ad Abbadia Lariana ci si lancia dal pontile di attracco della navigazione, ma il fondale è basso e per molti la domenica al lago finisce al Pronto soccorso. A Calolziocorte si susseguono gli incidenti, più o meno gravi, lungo il corso e le anse dell’Adda. A Sulzano, sul lago di Iseo, un paesaggio di rocce e aree rialzate offre molti punti da cui gettarsi pericolosamente in acqua. I ragazzi prendono la rincorsa dal tetto anche dell’ex discoteca Palafitte: l’accesso è vietato, nessuno ci fa caso.

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