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Il lato oscuro dei bastoncini di pesce: insostenibili e contaminati da sostanze nocive

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Il lato oscuro dei bastoncini di pesce: insostenibili e contaminati da sostanze nocive

Francesca Biagioli, greenMe

Pubblicato il 29 Agosto 2023

I bastoncini di pesce sono un alimento pratico, gustoso e amato soprattutto dai bambini. Ma cosa si nasconde dietro la loro produzione e cosa contengono davvero? Un nuovo test condotto in Germania rivela alcune implicazioni per la salute e l’ambiente di questo popolare cibo.

Si tolgono dal freezer e si preparano velocemente nel forno o in padella. Non c’è alcun dubbio: i bastoncini di pesce sono pratici e in grado di “svoltare” pranzi o cene, anche in presenza di bambini. Ma “non è tutto oro quel che luccica”.

La loro croccantezza e il loro aspetto invitante, infatti, possono nascondere la presenza di sostanze nocive e la mancanza di sostenibilità nella loro produzione.

A rivelarlo è una nuova analisi condotta dalla rivista Öko-Test. Questa è stata effettuata su 19 marche di bastoncini di pesce (la maggior parte tipiche del mercato tedesco), 15 delle quali erano realizzate con Pollock dell’Alaska, due con Pollock, una con Merluzzo e una con Nasello del Pacifico.  Ad eccezione di un prodotto, tutti i bastoncini di pesce erano prefritti.

Tutti i campioni sono stati analizzati in laboratorio per individuare eventuali residui nocivi di:

  • sostanze grasse
  • metalli pesanti problematici
  • componenti di oli minerali
  • clorati

I bastoncini di pesce sono stati anche testati per rilevare i composti perfluoroalchilici, che sono difficilmente degradabili nell’ambiente e che possono accumularsi negli alimenti. Inoltre, un laboratorio ha controllato la presenza di ossa, nematodi, listeria patogena e ha effettuato la conta batterica totale presente nei campioni.

Per valutare poi se il pesce utilizzato proveniva da pesca sostenibile, è stato chiesto a tutti i fornitori di comunicare la catena di approvvigionamento. Le dichiarazioni sono state controllate per vedere se i fornitori, oltre alla zona principale, indicavano anche la zona di pesca secondaria e l’esatto metodo di pesca utilizzato.

Sulla base di dati scientifici, e con il supporto del biologo marino Rainer Froese del Centro Geomar Helmholtz per la ricerca oceanica di Kiel, è stato valutato quanto sono sani gli stock ittici delle rispettive specie nella zone di pesca indicate dai produttori e se il metodo di pesca era ecologicamente corretto.

I risultati

L’analisi ha rivelato che 11 dei 19 prodotti testati contenevano quantità eccessive di sostanze grasse nocive. In particolare, la presenza di esteri di acidi grassi 3-MCPD e degli esteri glicidilici degli acidi grassi è allarmante.

Mentre alcuni fornitori hanno contestato i risultati e molti assicurano che si sta lavorando alla riduzione del 3-MCPD e del glicidolo, le evidenze scientifiche confermano che queste sostanze sono potenzialmente cancerogene. Ciò solleva preoccupazioni serie riguardo alla sicurezza alimentare, soprattutto per i bambini, che sono spesso tra i consumatori principali dei bastoncini di pesce.

Come scrive Öko-Test:

L’EFSA ha fissato una dose massima giornaliera di 3-MCPD: un bambino di 30 chili consumerebbe più della metà dei prodotti da noi criticati con soli cinque bastoncini di pesce contaminati.

Tra l’altro gli esperti tedeschi scrivono che i risultati non mostrano alcun miglioramento rispetto al test precedente del 2020.

Oltre alle preoccupazioni per la salute, il test ha messo in evidenza problemi di sostenibilità nella produzione dei bastoncini. Non tutti i metodi di pesca utilizzati sono infatti rispettosi dell’ecosistema marino. Il Pollock dell’Alaska, comunemente utilizzato in molti prodotti, è pescato intensivamente con reti a strascico che hanno dimostrato di causare danni significativi agli habitat marini.

Tra l’altro, la scarsa trasparenza nella catena di approvvigionamento e le pratiche di pesca mascherate rendono difficile per i consumatori fare scelte sostenibili.

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