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Economia circolare con vantaggi ambientali, economici e di efficienza

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di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza, Roma

Il Laboratorio Sustainability Management del Sant’Anna di Pisa ed il suo spin off Ergo hanno messo a punto in favore di imprese un metodo per misurare quanto un’azienda si adegui ai criteri.dell’economia circolare con vantaggi ambientali,economici e di efficienza che derivano dalla circolarità dei processi e prodotti aziendali.La circolarità si abbina poi alla sostenibilità,consentendo quindi ad ogni azienda non solo una autovalutazione in questi ambiti,ma anche di verificare gli effetti di variazioni manageriali,strategiche,organizzative.Questo metodo di lavoro è nato nel 2000,dapprima in un’ottica prevalente di riciclo,in particolare di imballaggi,ma poi estesa ad una visione più completa,a partire da prevenzione,design,dematerializzazione tempo di vita,produzione di rifiuti,adozione di materie prime seconde.

Sul tema della circolarità e della sua valutazione l’UE ha di recente sviluppato la Consumption Footprint che collega la circolarità agli impatti aggregati di chi consuma, consentendo di capire meglio comportamenti e scelte dei consumatori.Ma anche le Nazioni Unite  attraverso il loro Istituto di Ricerca per lo Sviluppo Sociale hanno affrontato il problema degli indicatori aziendali di sostenibilità finalizzati  a conseguire gli obbiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite entro il 2030.Si tratta di un documento storico perchè per la prima volta la sostenibilità non è solo vista in funzione di contrasto ai cambiamenti climatici,introducendo il concetto nuovo per questo tipo  di documento,di sfruttamento delle risorse naturali non come valore assoluto,ma relativo alle reali disponibilità,avvicinando così la visione planetaria a quella Europea del consumption footprint.Nel documento delle Nazioni Unite gli indicatori proposti valutano l’impatto sul benessere di tutte le parti interessate,dalla natura agli esseri umani.Gli indicatori si concentrano da un lato sugli impatti delle attività produttive ed economiche sulle risorse vitali del pianeta e dall’altro sugli impatti sul benessere sociale.Solo confrontandosi con tutte queste soglie di sostenibilità basate su principi universali e fondate scientificamente le aziende possono considerarsi veramente sostenibili.Del resto questi preziosi supporti alle aziende rispondono a richieste che verranno con sempre maggiore forza e frequenza, relative alla divulgazione dei loro impatti sulla sostenibilità.In Europa tale condizione si è già concretizzata con la direttiva Corporate Sustainabiluty Reporting.Anche i mercati azionari si stanno muovendo in questa direzione costringendo le società quotate in borsa negli USA e Canada a rendere pubbliche le loro performance di sostenibilità.Gli indicatori sono stati già adottati da alcune aziende di tipo diverso,dalle multinazionali alle PMI alle organizzazioni no profit.Per facilitare questo approccio applicativo l’Istituto di Ricerca per lo Sviluppo Sociale lancerà anche una piattaforma on line capace per ogni azienda che vi accede di generare automaticamente un report che presenta l’analisi delle tendenze,valuta le prestazioni,suggerisce possibili cambiamenti trasformativi verso una reale sostenibilità.

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