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Prevenire le cardiopatie

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Le malattie che affliggono il cuore portano in Italia ad avere 220mila decessi: 25 ogni ora rappresentando la prima causa di morte negli adulti. Grazie all’innovazione terapeutica e alla prevenzione, un gran numero di morti dovute alle malattie cardiovascolari oggi potrebbero essere evitato. Nonostante questo, in Italia, come nella maggior parte dei Paesi occidentali, le patologie cardiovascolari rappresentano ancora oggi la prima causa di morte nella popolazione adulta, con oltre 220 mila decessi ogni anno, che corrispondono a 25 ogni ora. Dati che, se associati al loro impatto socioeconomico, fanno emergere chiaramente l’urgenza di un piano d’azione che metta al centro la prevenzione come investimento per il futuro e il benessere dei cittadini e di tutto il Paese.

Qual è infatti il costo delle malattie cardiovascolari in Italia e in Europa? Uno studio presentato nel corso del recente Congresso ESC (European Society Cardology) indica che quelli europei corrispondono a 282 miliardi di euro, pari a 636 euro pro-capite. A livello italiano, questi costi ammontano a oltre 41 miliardi di euro, ovvero il 15% della spesa sanitaria, pari a 726 euro pro-capite, e quindi al di sopra della media europea. Dati senz’altro allarmanti, soprattutto se messi in relazione alla percentuale di spesa pubblica dedicata alla prevenzione (il 7,3% del Fondo Sanitario Nazionale nel 2022) che ci colloca tra gli ultimi posti in Europa.

L’impatto delle malattie cardiovascolari Le malattie cardiovascolari costituiscono oggi la prima causa di morte nell’adulto di cui il 30% ascrivibile a una condizione di trombosi o di aterosclerosi della parete arteriosa (cardiopatia ischemica, l’ictus ischemico e l’arteriopatia periferica). A livello globale, 1/3 delle cardiopatie ischemiche è attribuibile a ipercolesterolemia che è responsabile di 4,4 milioni di decessi all’anno. Le anomalie del metabolismo lipidico, in particolar modo i livelli elevati di colesterolo LDL, giocano un ruolo cruciale nel determinare le malattie cardiovascolari, costituendo il maggior fattore di rischio. Si stima che in Italia siano almeno 7,5 milioni le persone coinvolte in problemi ad esse correlati, a cominciare proprio dall’ipercolesterolemia che interessa almeno il 23% delle donne e il 21% degli uomini italiani, una percentuale che può addirittura a superare il 35% se si considerano anche i valori borderline di colesterolo LDL.

Le malattie cardiovascolari si confermano purtroppo come la principale causa di morte nel mondo, provocando più decessi di tutti i tumori. Gli strumenti e l’innovazione a disposizione consentono di intervenire preventivamente su circa l’80% degli eventi cardiovascolari. Perseverare con sforzi collettivi di attività di sensibilizzazione contribuisce a ridurre l’incidenza di rischio e salvare molte vite”.

Per le donne, poi, una attenzione particolare: ‘Nel periodo fertile hanno una protezione ormonale rispetto ai rischi del cuore- aggiunge Filardi- ma dopo il rischio rimbalza, e forse supera quello degli uomini. E’ importante quindi la prevenzione, di cui le donne stesse ma anche chi è intorno a loro deve essere consapevole e non sottovalutare nulla’.

Livelli elevati di colesterolo, in particolare di colesterolo LDL (LDL-C), aumentano il rischio di malattie cardiovascolari e ictus. Il monitoraggio costante del colesterolo è dunque fondamentale, soprattutto quando i suoi livelli sono più elevati rispetto alla quantità necessaria che può essere metabolizzata con successo da parte del nostro organismo, come confermato anche dalle linee guida EAS/ESC.

Per giocare d’anticipo e allontanare il rischio di possibili eventi cardiovascolari, serve considerare il colesterolo LDL non più come un indicatore, ma come un vero e proprio fattore di rischio.

“La prevenzione, un corretto stile di vita, la conoscenza dei fattori di rischio, la diagnosi precoce, oltre naturalmente alla cura della patologia in un sistema di presa in carico del paziente e un modello gestionale della malattia di tipo integrato e interdisciplinare per arginare l’impatto delle malattie cardiovascolari e lo sviluppo di fasi acute.

La sfida di ridurre e sostenere i livelli di colesterolo Nonostante si tratti del fattore di rischio cardiovascolare più facilmente modificabile, ottenere una riduzione efficace e sostenuta nel tempo dei livelli di colesterolo LDL è ancora una sfida, tanto che 8 pazienti su 10 ad alto rischio non sono in grado di ridurre il loro LDL-C ai livelli raccomandati. Uno scenario confermato anche dal rapporto OsMed 2022 che ha evidenziato come solo il 43,6% della popolazione in trattamento con ipolipemizzanti, è aderente alla terapia, riportando inoltre che questa si riduce nel tempo a causa della complessità del regime terapeutico e degli effetti indesiderati. Tra i temi importanti per il successo della riduzione del rischio cardiovascolare, si inseriscono anche quello dell’aderenza e della persistenza alla terapia, i quali, insieme alla prossimità e alla territorialità, sono al centro del nuovo assetto della Sanità disegnato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per affrontare la sfida della cronicità.

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