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“La prevenzione primaria e secondaria contrasta l’insorgenza di tumori e migliora salute e benessere”

ISTAT 2023

La prevenzione primaria: gli stili di vita nella popolazione adulta
L’attenzione alla prevenzione, in primo luogo primaria e secondaria, consente di
contrastare l’insorgenza dei tumori, ma anche di migliorare le condizioni di salute e
benessere delle persone che hanno sperimentato una patologia oncologica.
In relazione ai diversi fattori di rischio, l’Italia nel contesto europeo (Ue27) si
distingue per i livelli molto bassi di obesità e una quota minore di fumatori abituali;
tuttavia, si caratterizza anche per una percentuale troppo bassa di adulti che
svolgono attività fisica secondo i livelli raccomandati dall’Organizzazione Mondiale
della Sanità (OMS) per migliorare le condizioni di salute1
.
Secondo il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027, in Europa circa il 50% delle morti
per tumore e il 40% dei nuovi casi sono potenzialmente evitabili in quanto causati da
fattori di rischio prevenibili. Tra questi, il fumo di tabacco rappresenta il principale
fattore di rischio, essendo associato all’insorgenza di circa un tumore su tre e a ben
17 tipi/sedi di tumore, oltre al tumore del polmone. Il rischio di sviluppare alcune
neoplasie è, inoltre, più elevato per le persone obese (p.es. il tumore della mammella
in post-menopausa, della prostata, del colon-retto, dell’ovaio, dell’endometrio, del
1
Si veda il Comunicato Stampa “Prevenzione e fattori di rischio per la salute in Italia e in Europa – Anno
2019”, disponibile all’indirizzo: https://www.istat.it/it/archivio/264755.
6
rene e del pancreas). Il rischio di ammalarsi di cancro potrebbe ridursi fino al 30%
seguendo stili di vita più attenti alla salute: mangiare sano, mantenere il giusto peso
corporeo, fare regolarmente attività fisica ed evitare il consumo dannoso e rischioso
di bevande alcoliche2
.
Consumo di tabacco
Nel 2022, è pari al 19,6% la quota di persone di 14 anni e più che dichiarano di fumare
(pari a circa 10 milioni 140 mila persone). L’analisi temporale mette in evidenza una
tendenza alla diminuzione della quota di fumatori tra il 2010 e il 2019. Tuttavia, dal
2020, si è registrata un’inversione di tendenza con un nuovo e progressivo aumento.
Tra gli obiettivi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il 2025 vi è
quello di ridurre del 30% la quota di fumatori rispetto al 2010 – il traguardo
intermedio previsto dal piano europeo di lotta contro il cancro per creare una
“generazione libera dal tabacco”. L’ulteriore incremento registrato nel 2022 sta
distanziando il raggiungimento del dato di proiezione fissato per il 2025.
L’abitudine al fumo in Italia è stata sempre più diffusa tra gli uomini (23,8% contro
15,6% delle donne nel 2022); nel tempo la distanza di genere si è significativamente
ridotta, per la maggiore contrazione nel lungo periodo dei fumatori rispetto alle
fumatrici (-5,4 punti percentuali tra gli uomini e -1,3 tra le donne tra il 2010 e il 2022).
Rispetto al 2010 si è dimezzata la quota di forti fumatori (ossia fumatori di 20
sigarette o più al giorno, passati dal 6,4% al 3,1% del 2022). La riduzione ha
riguardato maggiormente gli uomini.
Le quote di fumatori crescono a partire dalla fascia di età di 20-24 anni, fino a
raggiungere il livello più elevato tra le persone di 35-44 anni (27,2%) – la fascia di età
in cui la quota è cresciuta maggiormente tra il 2021 e il 2022 (+2,4 punti percentuali);
sono invece più contenute nelle età anziane, fino a raggiungere il 5,8% tra gli over74.
Negli ultimi anni sta crescendo il consumo di prodotti come la sigaretta elettronica e
quelli a tabacco riscaldato non bruciato (HnB)3
, sebbene esso rappresenti ancora un
fenomeno limitato nel complesso della popolazione e diffuso prevalentemente tra i
giovani. Nel 2021, la quota di fumatori di tali prodotti nella popolazione di 14 anni e
più è pari al 4,1% (ossia il 21,4% dei fumatori), più spesso uomini (4,6% contro 3,5%).
Solo per l’1% sono ex-fumatori che hanno abbandonato il tabacco tradizionale;
esigua anche la quota di non fumatori che utilizzano solo questi prodotti (0,2%).
2
Si veda il “Piano Oncologico Nazionale: documento di pianificazione e indirizzo per la prevenzione e il
contrasto del cancro 2023-2027”
(https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_3291_allegato.pdf).
3
Si veda la Statistica Today “Uso della sigaretta elettronica e prodotti a tabacco riscaldato”, disponibile
all’indirizzo: https://www.istat.it/it/archivio/279457.
7
Consumo di alcol a rischio
Il consumo a rischio di bevande alcoliche ha riguardato nel 2022 il 15,3% della
popolazione di 14 anni e più (pari a circa 7 milioni 130 mila persone). In particolare,
il 9,6% ha avuto un comportamento di consumo abituale eccedentario, che supera
cioè le quantità massime giornaliere raccomandate, e il 7,2% ha sperimentato
episodi di ubriacatura (binge drinking).
L’analisi del trend mette in evidenza una progressiva riduzione dei consumatori a
rischio tra il 2010 e il 2014 (dal 19,9% al 15,5%) e una sostanziale stabilità tra il 2015
e il 2018, seguita da un andamento oscillante, con diminuzioni e successivi
incrementi.
Il Piano europeo di lotta contro il cancro prevede una riduzione nel 2025 del 10% del
consumo nocivo di alcol rispetto al 2010. Osservando i dati in serie storica risulta che
l’Italia ha di gran lunga già conseguito tale obiettivo.
Forte il differenziale di genere per tale fenomeno, con una quota maggiore di uomini
con abitudini di consumo a rischio di bevande alcoliche (21,8% contro 9,2% donne).
Nel tempo, tuttavia, si è ridotta la distanza di genere per effetto di una maggiore
contrazione del numero dei consumatori a rischio piuttosto che delle consumatrici (
-7,1 p.p. tra gli uomini e -2,3 p.p. tra le donne tra il 2010 e il 2022).
Quote elevate di consumatori di alcol a rischio si osservano tra i minori di 14-17 anni
(27,2% nel 2022) e tra i giovani di 18-24 anni (15,9%) per gli episodi di ubriacatura
(binge drinking). Tra gli anziani, i consumatori a rischio sono il 18,3%, ma prevale
l’abitudine ad un consumo giornaliero eccessivo di alcol (per le persone di 65 anni e
più la quantità massima giornaliera raccomandata è di una sola unità alcolica, pari
ad esempio ad un bicchiere di vino).
Circa una persona su quattro, oltre ad avere un comportamento di consumo di
bevande alcoliche a rischio, è anche un fumatore (il 22,9% della popolazione di 14
anni e più) o un forte fumatore (25,5%).
Obesità
L’obesità è in aumento nella maggior parte dei paesi, non solo tra le economie
avanzate. In Italia, la sua diffusione nella popolazione adulta è più contenuta rispetto
agli altri paesi europei, ma se si considerano anche le quote di pre-obesità o
sovrappeso si arriva ad una prevalenza di eccesso ponderale oltre il 46%.
Nel 2021, durante la pandemia, l’obesità ha raggiunto il valore più alto mai osservato
nella popolazione adulta, pari al 12% (12,9% per gli uomini e 11,1% per le donne),
con un incremento del 16%, rispetto al 2010 (era del 10,3%, 11,1% per gli uomini e
9,6% per le donne). La prevalenza del 2022, pari all’11,4%, mostra una relativa
diminuzione, riallineandosi alla stima del 2020 (11,5%). Le persone affette da obesità
nel 2021 erano diventate circa 6 milioni, il numero assoluto più elevato registrato
negli ultimi decenni; nel 2022 si è ridotto a circa 5,6 milioni.
8
Sedentarietà
In Italia si pratica poca attività fisica rispetto ai paesi europei, nonché rispetto ai livelli
raccomandati dall’OMS, decisamente ancora troppo scarsi per godere di buona
salute.
Nel 2022, la quota di persone adulte sedentarie, ossia che non praticano alcuna
attività fisica nel tempo libero, si stima pari a 39,1%, complessivamente 19 milioni e
400 mila persone. Permane un forte gap di genere con le donne che presentano livelli
di sedentarietà superiori rispetto agli uomini (42,5% contro 35,4%), soprattutto in
età anziana (49,3% contro 38,7% a 65-74 anni e 74,4% contro 57,2% tra gli
ultrasettantacinquenni). La quota di sedentarietà nel 2022 torna ad aumentare dopo
un graduale trend in diminuzione, che ha toccato il minimo nel 2021 (34,8%) (era il
40,6% nel 2010). L’incremento della sedentarietà osservato nel 2022, rispetto al
2021, ha riguardato entrambi i generi (+13% per gli uomini e +11% per le donne), con
aumenti superiori al 20% tra le donne di 25-34 anni e tra gli uomini di 55-64 anni.
Consumo di frutta e verdura
Come evidenziato nel Piano europeo di lotta contro il cancro, gli effetti combinati di
abitudini alimentari non salutari e inattività fisica aumentano il rischio di cancro. Nel
confronto con i paesi Ue (anno 2019), l’Italia, pur essendo tra i primi 5 paesi per la
quota di popolazione adulta che consuma quotidianamente frutta e verdura, non
raggiunge le quantità giornaliere raccomandate, posizionandosi sotto la media
europea per tale indicatore4
.
Secondo le ultime stime nazionali, nel 2022 l’81,2% della popolazione adulta ha
consumato frutta e verdura con cadenza giornaliera, ma appena il 5% assume le 5
porzioni giornaliere raccomandate dall’OMS, mentre il 18,2% ne consuma almeno 4
porzioni al giorno. Il consumo giornaliero di almeno 4 porzioni di frutta e verdura,
indicatore incluso anche tra gli indicatori BES dell’Istat, tende ad aumentare con l’età
(13,4% tra i 18-24enni e 22,7% tra gli over64) ed è più alto tra le donne (20,8% contro
15,5% per gli uomini). L’indicatore evidenzia variazioni nell’arco temporale degli
ultimi 12 anni che appaiono condizionate anche dall’andamento dell’economia5
:
trend in diminuzione fino al 2014, recupero fino al 2018 e successiva diminuzione
fino al 2022. Considerando solo la variazione rispetto al 2010, il consumo giornaliero
di almeno 4 porzioni di frutta e verdura nel 2022 risulta inferiore del 16% (era 21,7%
nel 2010), la riduzione maggiore si rileva tra i 45 e i 64 anni (-28%).

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