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 “L’IRREALIZZABILE  FINE “  

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1.016.422 foto e immagini di Sviluppo - Getty Images

 “L’IRREALIZZABILE  FINE “   

LECTIO di   MASSIMO  CACCIARI

Convento di SAN DOMENICO, Bologna 7 OTTOBRE  2023 FESTIVAL di  PANDORA SU QUALE SVILUPPO?

SINTESI di Ildo Tumscitz, psicoterapeuta

Parlare di sviluppo è molto generico. Per  la nozione di progresso è diverso, noi diamo valore alla parola: i casi   di progresso  si dispongono sulla base di un senso, di una causa finale. Occorre  comprendere questo presupposto secondo una filosofia della storia, dove gli atti che prendono il via hanno un destino. Anche lo scienziato da’ un senso, ma la sua causa finale non ha niente a che vedere con il dare senso agli impensati della storia. Il progressivo storico è diverso perché  il senso ha un continuum. Progresso significa civilizzazione e ha una storia. La nostra civiltà che è in marcia si impone su tutte le altre. La civiltà occidentale si costituisce con la sua egemonia, come la più potente. Non elimina le altre civiltà le sussume. Dice: non vedi che il tuo destino è quello della nostra civiltà ? Ci sono naturalmente anche i selvaggi. La civiltà trova compiuta espressione nella nostra ragione ( Hegel ). Esistono orientalismi come in Schopenhauer ma vanno visti nella luce del progresso, della occidentalizzazione. Leibniz riferendosi alla civiltà cinese la spiega così : hanno capito veramente “la mia logica”. Si tratta di forme di razionalizzazione. Dire progresso vuol dire civilizzazione. Le scienze sono le forme della nostra ragione e rappresentano uno dei fattori del progresso. Ma il vero nocciolo duro è l’intelletto scientifico che misura il progresso e fonda tutti gli altri. Non esclude le questioni culturali ma ha a che fare con  “ l’anima “, che per sua natura è globale. Non c’è un progetto politico : tutto nasce spontaneamente sulla base del funzionamento della ragione. Anche il seculum cristiano è teso al fine. La differenza  consiste nel fatto che  il fine, rispetto alle pratiche umane, sta oltre ogni prevedibilità umana. Il progresso nasce dalla potenza tecnologica. Ognuno di noi svolge una funzione. Il fine della civilizzazione si  innesta ed è immanente nella nostra ragione. I cristiani non lo credono, ma si tratta della la forza reale del progresso scientifico. Il valore tecno-scientifico  prevale e vale di più del valore economico, posto come unico dalla nostra civiltà. Lo vediamo con i successi che costituiscono un progresso materiale sempre più calcolabile, che non è solo economico oppure  ideologico. Una volta adottato il progresso tecnico-scientifico produce l’organizzazione di  forme di vita (esercito ecc.). Questa realtà non può essere scalfita dalla critica. I successi forniscono una razionalizzazione della nostra vita in senso globale. Può cadere e venir meno la storia del diritto e dei diritti ma non il progresso tecnico-scientifico, la sua potenza avalutativa  in  termini di razionalità tecnico- scientifica. La nostra civilizzazione è determinata da questa tendenza intrinseca e dalle sue declinazioni. Ma questo progresso indica un fine che trascende i nostri poteri, teleologico e teologico. Cosa accade oggi ?  La ragione organizza tutto, nessun fine riesce a trascendere questo progresso. E’ un progredire a cosa? Il progresso si realizza senza fine dal momento che il fine è infinito. Il fine esplode in una molteplicità di fini indefiniti che ogni disciplina persegue. Ciò comporta l’indefinito progredire. Se avessimo un fine determinato il perseguimento del fine sarebbe impedito. Ogni specializzazione impedisce lo scopo e il divenire della potenza tecno- scientifica, l’infinito progredire della scienza. Rimane così il fine ma come irrealizzabile in quanto trascendente e soggetto soltanto alle pratiche che hanno valore perché  realizzabili  materialmente.

In questo contesto anche il tempo si configura  e viene concepito come indefinibile durata. Non è il tempo della nostra psiche che non tollera le urgenze e le accelerazioni della ragione tecnico-scientifica. La dinamica innovativa infatti esercita la sua pressione sulle nostre vite con tutte le caratteristiche della infinita durata. Tuttavia il sistema si articola in funzioni ma  anche con contrasti. Gli stessi scienziati svolgono funzioni che si intrecciano. Non si tratta comunque di una armonia prestabilita: ci possono essere faglie e contraddizioni. Non esiste più una scienza speculativa che non si  integri nel sistema e sfugga al principio di realtà. L’accelerazione tecnologica  che subiamo comporta conseguenze antropologiche , veri salti  antropologici e psicologici trasformativi a cui non può porre rimedio la soluzione proposta da Heidegger dell’ “abbandono”.

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