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“Pfas-Pfoa, certamente cancerogeno”: occhi puntati sull’acqua potabile di mezz’Italia

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“Pfas-Pfoa, certamente cancerogeno”: occhi puntati sull’acqua potabile di mezz’Italia

Mentre Isde – Medici per l’ambiente commenta la decisione dell’agenzia Iarc in tema di derivati del fluoro, l’associazione Cillsa chiama in causa Palazzo Balbi chiedendo lumi sugli sforamenti dei parametri registrati nella città del Grifo. Si tratta di un «alert» che potrebbe avere conseguenze per tutto il territorio regionale nonché per quello nazionale

Marco Milioni

di Marco Milioni Rete Ambientalista

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«Quel tipo di Pfas, il Pfoa, è certamente cancerogeno»: occhi puntati sull’acqua potabile di mezz’Italia

Il Pfoa uno dei componenti della famiglia dei Pfas, i temutissimi derivati del fluoro al centro dello scandalo veneto ma di portata europea conosciuto come affaire Miteni, è ora considerato «ufficialmente un cancerogeno certo» ed è stato posto «nella categoria 1»ovvero quella delle sostanze ritenute massimamente pericolose per l’uomo. La recentissima decisione assunta dalla Iarc è stata accolta con molto favore dalla associazione Isde – Medici per l’ambiente che non più tardi di ieri 4 dicembre con una breve nota scritta ha espresso il suo apprezzamento per quanto stabilito dalla stessa Iarc che poi è l’agenzia internazionale che certifica il grado di tossicità delle sostanze artificiali e non. Una decisione che giunge sulla scorta di tanti studi scientifici a livello internazionale, compreso quello realizzato dall’Iside evento in tal senso. Ad ogni modo questo salto di categoria, almeno secondo il raggruppamento ecologista dell’Ovest vicentino Cillsa, potrebbe dare non pochi grattacapi ai gestori del ciclo dell’acqua potabile: sia per quanto riguarda l’area di contaminazione veneta sia nel resto del Paese, Pianura padana in primis.

UN IMPEGNO CHE DURA DA ANNI
In questi anni, si legge nella nota di Isde, l’impegno «di Medici per l’ambiente», si è tradotto anche nella realizzazione dell’unico studio condotto finora nel Veneto, che è stato pubblicato su una rivista specializzata internazionale e che ha evidenziato «un eccesso di mortalità per cause tumorali e altre malattie croniche» nella popolazione esposta. Inoltre, sempre in terra veneta, è in corso di completamento uno studio sulla fertilità maschile nei giovani maschi esposti in Veneto, che ha visto uno strepitoso successo di partecipazione popolare con oltre mille soggetti che hanno accettato volontariamente di partecipare.

LA PREOCCUPAZIONE
Ad ogni modo dopo la decisione della Iarc anche il fronte ambientalista anche nell’Ovest vicentino (dove è deflagrato lo scandalo Miteni) è in subbuglio. In quel comprensorio infatti il caso Pfas da anni tiene banco senza sosta anche in ragione del maxi processo per disastro ambientale in corso al tribunale di Vicenza. E così sulla base di queste premesse si è mossa anche l’associazione Cillsa di Arzignano che ha acceso i suoi riflettori sulla salubrità dell’acqua potabile ad Arzignano, la città del Grifo. «Il 4 ottobre di quest’anno» proprio ad Arzignano, si legge in una nota diramata due giorni fa giustappunto da Cillsa, il gestore pubblico del servizio idrico Acque del Chiampo «ha rilevato la presenza di 14 nanogrammi per litro di Pfoa» nell’acqua potabile.

QUESTIONE SANITARIA
«Sono dati decisamente più bassi – si legge ancora – di quelli degli anni scorsi, tuttavia» quella concentrazione di Pfoa «rende l’acqua non potabile dal punto di vista sanitario». Pertanto la Regione Veneto dovrebbe immediatamente modificare la delibera della giunta regionale capitanata dal governatore leghista Luca Zaia la numero 1590/2107 che stabilisce le soglie di riferimento in materia. Ma perché tanta preoccupazione? La presenza di una sostanza sicuramente cancerogena infatti, spiega Cillsa, mette a rischio «i cittadini esposti». Detto in maniera più semplice l’associazione arzignanese chiede lumi a palazzo Balbi affinché l’amministrazione regionale spieghi come intendere procedere di fronte al salto di categoria del Pfoa, divenuto in queste ore sicuramente cancerogeno: una fascia di tossicità cui fino a poco fa non apparteneva.

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