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Efficienza e sufficienza: “fare meno (sobrietà) con meno (efficienza)”

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Efficienza e sufficienza                                       

di Vincenzo Balzani, professore emerito dell’Università di Bologna

Per combattere il cambiamento climatico è necessario portare a termine la transizione energetica dai combustibili fossili alle energie rinnovabili del Sole, del vento e dell’acqua, convertendole poi nelle forme di energia di uso finale (elettrica, termica e meccanica). La scienza e la tecnologia hanno come obiettivo il compimento della transizione energetica e anche l’aumento dell’efficienza di tutti i processi e le apparecchiature che ci forniscono energia nella vita di tutti i giorni, costruite con le risorse materiali che ci fornisce la Terra.  

Per diminuire il consumo di energia si punta molto sull’aumento dell’efficienza energetica, definita come rapporto, o altra relazione quantitativa, tra i risultati ottenuti in termini di prestazioni, servizi, beni, o energia e la quantità di energia usata per ottenerli. A prima vista, infatti, sembra logico pensare che l’aumento nell’efficienza energetica possa produrre vantaggi molto consistenti. In realtà, si è constatato che nella UE dal 1998 al 2012 i frigoriferi e i congelatori sono diventati più efficienti del 75% e le lavatrici del 63%, ma il consumo di energia elettrica è aumentato. In tutti i paesi sviluppati, in effetti, ogni anno si consuma sempre più energia, sia pure in un modo via via più efficiente. Questo risultato è dovuto al cosiddetto “effetto rimbalzo”: l’aumento di efficienza incoraggia un maggior uso di servizi forniti dall’energia. Un caso tipico è quello dell’automobilista che, dopo aver finalmente deciso di comprare un’auto più efficiente, è talmente compiaciuto dal minor consumo chilometrico della nuova auto che finisce con l’usarla più frequentemente dell’auto che aveva prima. L’aumento di efficienza, il “fare con meno”, non è una soluzione, bensì parte del problema; in ultima analisi, può essere addirittura controproducente.

In effetti, è illusorio pensare di ridurre il consumo di energia (o di altre risorse) agendo solo sulle cose, cioè aumentando l’efficienza delle apparecchiature che usiamo, o inventandone nuove per fare gli stessi servizi. Se si vuole realmente consumare meno energia (e altre risorse) per contribuire alla sostenibilità ecologica, bisogna anzitutto agire sulle persone. Bisogna partire dal concetto di sufficienza e convincere, sollecitare “gentilmente” (come suggerisce il premio Nobel per l’economia R.H. Thaler) e, se necessario, obbligare le persone, con leggi e sanzioni, a ridurre l’uso dei servizi energetici. Per risparmiare realmente energia, infatti, non basta “fare con meno”, bisogna, anzitutto, “fare meno”: meno viaggi, meno luce, meno riscaldamento, meno prodotti inutili, minor velocità.  Se poi, dopo aver adottato la strategia della sobrietà, tutto quello che si fa lo si fa in un modo più efficiente, si avrà un risparmio ancora maggiore: è il “fare meno (sobrietà) con meno (efficienza)”. Sobrietà ed efficienza, da sole, non possono dare risultati concreti. Quello che si deve fare è massimizzare, per così dire, il prodotto sobrietà x efficienza.

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