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LUMINARIE: 10 REGOLE PER PROTEGGERSI DURANTE LE “FESTE”

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di La Bottega del Barbieri blog

Le 10 regole di Vega Engineering:

1.   Evitare di acquistare prodotti “estremamente” economici. È probabile infatti che i produttori abbiano trascurato il fattore sicurezza.

2.   Deve essere visibile la marcatura CE (Comunità Europea), con i dati del fabbricante o del mandatario (es. distributore).

3.   Preferire la presenza di un marchio di certificazione volontario (ad esempio il marchio IMQ).

4.   Controllare che ci siano le istruzioni per l’uso e leggerle attentamente.

5.   Per i prodotti da utilizzare all’esterno, è indispensabile verificare che il costruttore dichiari l’“uso esterno”.

6.   Prima di collegare le catene luminose è indispensabile accertarsi del buono stato di conservazione del prodotto (naturalmente non ci devono essere fili o spine danneggiati).

7.   Evitare le spine multiple e preferire le “ciabatte” oppure una presa per ogni catena luminosa.

8.   Evitare che i fili rappresentino un ostacolo per il passaggio delle persone.

9.   Non utilizzare le catene luminose da interno in assenza di persone o, comunque, per lunghi periodi.

10. Evitare che le luminarie siano a contatto o estremamente vicine a materiali combustibili (tende, divani, tappeti, ecc.).

UNA NOTA DELLA “BOTTEGA”

Gli incidenti domestici (“feste” o no, Albero di Natale per chi ci crede oppure il solito sovraccarico con fili o spine “ballanti”) sono in aumento. In gran parte è colpa dei produttori e degli omessi controlli su ciò che esce dalle fabbriche (“grandi marchi” compresi) ma c’è anche una responsabilità nostra, cioè di chi – travolto dal consumismo o magari solo dalla stanchezza – usa le merci senza pensarci su. Nei prossimi giorni torneremo, come ogni anno in “bottega”, sullo scandalo del permanente pericolo dei cosiddetti fuochi artificiali.

Due parole sulla nostra fonte cioè Vega Engineering (www.vegaengineering.com) che pubblica elaborazioni statistiche con i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro, «mettendoli così a disposizione della comunità, degli operatori della prevenzione degli infortuni sul lavoro e a quanti siano interessati al fenomeno delle morti bianche. Tra le varie analisi effettuate, sono individuati gli indici di incidenza dei morti sul lavoro per regioni, zone d’Italia e fasce d’età, al fine di facilitare una corretta “stima del rischio” di infortunio mortale».

Dati interessanti dunque anche se incompleti – come tutte le statistiche su questa tragedia – per le ragioni che su questo blog hanno spiegato più volte Marco Bazzoni, Medicina Democratica e Vito Totire. Con l’occasione ricordiamo a chiunque usi (in buona o in cattiva fede) l’espressione «morti bianche» che si tratta di un’idiozia: il colore prevalente del morire è il rosso sangue e dunque cosa significa «bianche»? Diverso è il discorso per l’espressione «omicidi bianchi», cioè commessi da assassini in guanti bianchi, perchè – come abbiamo spesso ricordato – con queste due parole si voleva ricordare che i responsabili di un’organizzazione criminale del lavoro (e/o di impedire i controlli e/o fare leggi di comodo, ammnistie, depenalizzazioni) non sono volgari kiiller ma assassini appunto in guanti bianchi: vivono vite raffinate non come gli “operaiacci” che vengono ammazzati (o fatti ammalare) grazie al loro potere perchè il maggiore profitto significa velocità, superlavoro, obbedire senza pensare. E crepare appunto. Ma sono vite che per lor signori contano zero.

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