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È merito di un gesuita del ‘700 se nell’art. 7 della Costituzione…

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Merito di un gesuita     È merito di un gesuita del Settecento se nell’art. 7 della Costituzione troviamo l’espressione che un po’ tutti conoscono riguardo i rapporti stato e Chiesa che «sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani». In qualche misura è così, scrive Daniele Menozzi presentando un volume di Andrea Rochini sul primo numero del 2024. Si tratta del testo intitolato Il gesuita e la Rivoluzione. Teologia e democrazia in Giovanni Vincenzo Bolgeni (1733-1811) (Carocci, Roma 2023, pp. 289).
È noto – scrive Menozzi – che la «paternità» di questa espressione è rintracciabile in un passo dell’enciclica Immortale Dei di Leone XIII.   Quello che emerge come novità dall’indagine di Rochini è che è attribuibile al gesuita bergamasco Vincenzo Bolgeni, anche se non è possibile stabilire «genealogie dirette».   L’altro ambito su cui Bolgeni è stato un precursore è stato quello dell’ecclesiologia, su temi come la collegialità episcopale come forma di governo della Chiesa, la libertà di coscienza, la sottomissione ai pronunciamenti papali solo se espressi ex cathedra, che sono al centro del dibattito più acceso del Vaticano II.
Una lettura storica che ha importanti addentellati con l’oggi. E che fa da sottofondo al bagaglio culturale e formativo del magistero del collega di Bolgeni nel 2013 asceso al soglio pontificio…
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