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Etica e relazione: etica è relazione

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MORALIA BLOG

Etica e relazione: etica è relazione

di Giovanni Angelo Lodigiani*, Il Regno

Uomo chi sei? Uomo dove sei? Uomo dove vai? Domande, contemporaneamente, essenziali e dense di fascino, capaci di sollecitare stupore perché rivolte all’uomo di ogni tempo e quindi anche all’uomo di oggi. 

Quesiti che intraprendono un cammino di crescita, di maturità, di autenticità; interrogativi che esprimono un andare verso sé stessi e, mentre si scende onestamene nel proprio intimo, scoprire che si incontra un altro presente proprio in sé stessi: è entrare-in-relazione con sé stessi.

Persona e questione antropologica

Il concetto di persona è un cardine dell’antropologia cristiana ed è proprio nel farsi relazione che si manifesta la sostanzialità della persona stessa. Non si tratta di una sostanzialità staticizzata ma di una sostanzialità dinamicizzata. 

Nel sostanziarsi della relazione la persona non si dissolve bensì assume in pienezza la sua rilevanza umana. Essendo la persona consapevole del valore umanamente rilevante del suo essere relazione, quest’ultima, si sostanzia, nella persona stessa, come valore etico. 

Monadicità o relazionalità? 

La persona non è una monade isolata auto-risolventesi bensì è un essere-in-relazione, immesso in un ambiente fatto di legami. E l’etica abita i legami che la persona vive con le altre persone (per i credenti cristiani il prossimo). Il senso profondo dell’etica sta proprio nella consapevolezza della modalità con la quale impegniamo responsabilmente la nostra libertà verso tutti coloro con i quali intratteniamo relazioni. 

Notiamo, quindi, come l’essere autonomo della persona non può esser scisso dal suo essere responsabile: l’essere autonomi esprime l’agire secondo il valere di valori internalizzati i quali, appunto, abitano e danno senso alla vita della persona stessa. 

Non si tratta di obbedire ciecamente ad una norma positiva astrattamente intesa per paura di essere sanzionati da un’autorità.

Sempre degno di nota pedagogica, a tal proposito, il dialogo tra il Piccolo Principe e la volpe che troviamo al capitolo XXI de Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Etica è riconoscere l’a(A)ltro

Dire etica significa, fondamentalmente, dire relazione. 

Relazione nella quale avvertiamo la prossimità dell’a(A)ltro – qui la A maiuscola è da intendersi nell’accezione levinasiana – il quale, per il semplice fatto di essere tale, sollecita, chiama la persona alla responsabilità.

Così Paul Ricœur in Alla scoperta della fragilità, discorso per il conferimento della laurea honoris causa all’Università di Teramo (La Stampa, 24 aprile 1993): «Il richiamo, l’ingiunzione, anche la fiducia che derivano dal fragile fanno sì che sia sempre un altro a dichiararci responsabili; a renderci responsabili, o, come dice Levinas, a chiamarci alla responsabilità. Un altro, contando su di me, mi rende responsabile dei miei atti». 

Così Emmanuel Lévinas: «Noi chiamiamo etica una relazione tra due termini dove l’uno e l’altro non sono uniti né per una sintesi dell’intelletto, né per la relazione da soggetto a oggetto, e dove tuttavia l’uno giova o importa o è significante all’Altro, dove essi sono legati da un intrigo che il sapere non potrebbe né esaurire né districare» (E. Lévinas, Totalità e infinito. Saggio sull’esteriorità (1961), tr. it. di A. Dell’Asta, Jaca Book, Milano 2006, p. LXV):

Perché etica è rivelazione dell’a(A)ltro

L’etica è, quindi, il luogo della rivelazione dell’a(A)ltro e di conseguenza della natura più profonda dell’io.

L’a(A)ltro non è naturalmente prossimo alla mia persona nello spazio, si avvicina a me, essenzialmente, nella misura in cui la mia persona si sente responsabile di lui. La prossimità che appartiene all’accadere delle realtà come mera contiguità/vicinanza, e che può essere più o meno evidente, esige il riconoscimento per essere identificata proprio come prossimità

L’autentica autonomia della persona è chiamata a divenire responsabile del e per l’a(A)ltro e ciò è strutturalmente essenziale alla soggettività: esodando dalla monadicità, la vera autonomia è apertura al mondo. É l’inizio del cammino di moralità della coscienza personale sino ad allora rimasta coscienza sono coscienza emotivo/psicologica e non unità soggettiva integrale agente. 

Il problema etico fondamentale è, pertanto, l’assunzione della prossimità dell’a(A)altro: quando si è responsabili, in ultima analisi, si risponde sempre a/di un a(A)ltro. 

Proviamo a porci la domanda, ipoteticamente assurda: può darsi un essere-con-e-per-gli-altri senza responsabilità? 

Stanziati nella casa comune chiamata terra, siamo altro per l’a(A)ltro: l’ambito adeguato d’incontro, necessario per continuare a vivere in modo pienamente umano, è il riconoscimento reciproco, quale unica possibilità capace di favorire la mutua assunzione di responsabilità.

Giovanni Angelo Lodigiani è docente stabile di Etica teologica presso l’ISSR Sant’Agostino (Crema, Cremona, Lodi, Pavia, Vigevano) e di Giustizia riparativa e mediazione penale presso l’Università dell’Insubria Como-Varese.

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