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Allergie alimentari in aumento – Lo stile di vita moderno incide

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Allergie alimentari in aumento – Lo stile di vita moderno incide

di Monica Panetto

“Le allergie alimentari sono in aumento, pur con una grossa differenza di età: sono molto più frequenti nei bambini, meno negli adulti. Ma di solito le forme che si mantengono negli adulti sono forse le più severe. Il bambino invece, quando il sistema immunitario raggiunge la piena maturazione, spesso acquisisce spontaneamente la tolleranza verso gli alimenti che inizialmente gli davano una reazione allergica”. A illustrare il trend epidemiologico degli ultimi anni è Mario di Gioacchino, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica con cui abbiamo approfondito l’argomento e cercato di capire quali siano i fattori che determinano questo andamento. 

Sono noti più di 160 alimenti che possono causare reazioni allergiche, con tassi di prevalenza che variano a seconda dell’alimento specifico e della popolazione interessata. Studi internazionali evidenziano la necessità di migliori strategie di prevenzione, diagnosi e terapia. I dati epidemiologici più recenti mostrano un aumento fino a sette volte dei ricoveri ospedalieri per reazioni allergiche gravi agli alimenti nei bambini nel Regno Unito, negli Stati Uniti, in Italia e in Australia negli ultimi 10 anni. 

Anche molti media internazionali hanno recentemente dedicato ampio spazio al tema. Andrew Van Dan su The Washington Post sottolinea che tra i bambini americani le allergie alimentari sono raddoppiate tra il 2000 e il 2008 e probabilmente aumenteranno ulteriormente nei prossimi anni. Theresa MacPhail su Noema riferisce che circa 235 milioni di persone nel mondo soffrono di asma e da 240 a 550 milioni di persone di allergie alimentari: “L’aumento più drammatico e visibile – sottolinea – è stato quello dei tassi di incidenza globale delle allergie alimentari, che è iniziato seriamente negli anni Novanta e da allora è cresciuto costantemente”. Con Di Gioacchino ne vaglieremo le possibili ragioni, partendo da alcune premesse. 

Intervista completa a Mario Di Gioacchino, presidente Siaaic. Servizio di Monica Panetto, montaggio di Barbara Paknazar

Allergia alimentare non è intolleranza

Frequentemente il termine allergia viene utilizzato come sinonimo di intolleranza, in realtà le due condizioni hanno cause differenti. L’allergia è una malattia a base immunologica dovuta a una eccessiva risposta del sistema immunitario agli allergeni, sostanze estranee di vario tipo da ingestione, inalazione o puntura. Nel caso specifico, a una sostanza contenuta negli alimenti. L’intolleranza invece indica una reazione anomala del nostro organismo a una sostanza estranea, senza il coinvolgimento del sistema immunitario. Le cause possono essere varie: l’intolleranza al lattosio per esempio (lo zucchero presente nel latte di tutte le specie animali) è dovuta alla carenza dell’enzima lattasi senza il quale l’organismo non è in grado di digerire il nutriente. A ciò si aggiunga che i disturbi causati dalle intolleranze alimentari sono dose-dipendenti: se un alimento cioè viene consumato in una quantità inferiore a quella che il corpo è in grado di tollerare, non produrrà effetti significativi. Le allergie invece non rispondono a questo meccanismo e anche se ingerito in piccolissima quantità il cibo può determinare l’attivazione del sistema immunitario, fino a provocare un potenziale shock anafilattico.    

Latte vaccino, uova, arachidi, crostacei, frutta secca, soia sono gli alimenti che più comunemente possono provocare reazioni allergiche. Per questo la Comunità Europea qualche anno fa ha varato un regolamento che impone l’obbligo di indicare in etichetta o nelle mense e ristoranti, l’eventuale presenza negli alimenti di 14 specifiche sostanze che possono provocare allergie o intolleranze.

“Al paziente però non deve bastar sapere qual è l’alimento responsabile della sua allergia – sottolinea Di Gioacchino –, ma deve conoscere la molecola contenuta nell’alimento che gli provoca la reazione allergica. Ci sono molecole infatti che resistono al calore, alla digestione orale, alla digestione gastrica, che arrivano dunque nell’intestino come sostanze pure. Queste sono le più pericolose, perché vengono in contatto con il nostro sistema immunitario in maniera integra e possono scatenare reazioni molto importanti. Altre molecole invece vengono digerite addirittura con la saliva, quindi danno al massimo un po’ di prurito a livello della bocca. Purtroppo molte possono essere contenute in più alimenti, quindi è necessario identificare la molecola specifica. E questa è una richiesta che il paziente deve fare al proprio allergologo: deve avere la completezza della diagnosi e una prescrizione dietetica in linea con le conoscenze scientifiche attuali”. 

Il presidente Siaaic raccomanda: “Sono da evitare i test diagnostici di intolleranza alimentare non codificati e non certificati dalle società scientifiche internazionali: finché non esiste una sicura base scientifica che avvalori questi test, i pazienti devono affidarsi solo agli specialisti allergologi”.

Aumento delle allergie alimentari: quali le ragioni?

“Lo stile di vita moderno – sottolinea Di Gioacchino – incide senz’altro sull’aumento di frequenza delle allergie, anche alimentari”.  Indagini epidemiologiche hanno dimostrato per esempio che l’urbanizzazione, gli elevati livelli di emissioni dei veicoli e lo stile di vita occidentale sarebbero correlati a una maggiore frequenza di allergie respiratorie prevalentemente nelle persone che vivono nelle aree urbane rispetto a chi vive in quelle rurali.

Oggi gli standard di pulizia sono più elevati, le abitazioni più confortevoli, le famiglie meno numerose di un tempo, e questo riduce l’esposizione a un’ampia varietà di microbi e alle infezioni. Se si altera l’ambiente, si altera anche il microbiota, si riduce cioè la possibilità di avere un microbiota ricco e diversificato. In sostanza si diventerebbe meno “intimi” con i germi presenti nella vita di tutti i giorni, e meno protetti nei confronti di un’ampia gamma di disturbi immunitari. 

Ai nostri giorni, poi, i cibi sono spesso ultra-trasformati e poveri di fibre, con zuccheri e grassi aggiunti. “Quando ci nutriamo  in maniera non corretta alteriamo il nostro microbiota, che è fondamentale per il fenomeno di tolleranza. Il microbiota di un bambino non allattato al seno o nato da parto cesareo è di qualità inferiore, e il piccolo più facilmente svilupperà allergie. Poi per fortuna la maturazione del sistema immunitario, anche intestinale, comporterà la riacquisizione della tolleranza in moltissimi soggetti”. Stesse considerazioni si possono fare per gli antibiotici, la cui somministrazione come sappiamo altera la flora intestinaale.   

“Il nostro microbiota risente dei mutati stili di vita, ma è esso stesso causa di allergie e intolleranze. Il dismicrobismo intestinale (l’alterazione qualitativa e quantitativa della flora batterica, ndr) è alla base di una ridotta tolleranza o perdita di tolleranza verso molte proteine tra cui quelle alimentari. D’altra parte però è ovvio che il microbiota a sua volta subisca le conseguenze di un’infiammazione intestinale dovuta ad allergie alimentari. E’ necessario dunque interrompere questo circolo vizioso, per evitare che la condizione cronicizzi con conseguenze sulla salute”.

Nuovi alimenti e allergie 

Discorso a parte meritano i nuovi alimenti, e tra questi alcuni tipi di insetti che l’Europa ha già iniziato ad autorizzare come cibo per gli esseri umani.  Di Gioacchino mostra estrema cautela in proposito:  i prodotti derivati dagli insetti possono infatti indurre allergie alimentari e casi sono già stati descritti in Cina, Stati Uniti e in qualche caso in Europa. La farina di grillo, per esempio, contiene molecole presenti anche nei crostacei (come la tropomiosina) e negli acari della polvere, e può dunque provocare reazioni crociate. “In soggetti già sensibili ai crostacei – spiega il presidente Siaaic – le farine di grillo potrebbero causare reazioni molto severe, già la prima volta che vengono ingerite. In genere il primo contatto con una sostanza non provoca sintomi, perché il sistema immunitario ancora non la conosce. Se un paziente però ha una sensibilità ai crostacei e consuma la farina in questione, è come se già ne fosse venuto in contatto e può andare incontro a reazione allergica”. 

Dalle allergie alimentari si guarisce?

“Come si è visto – spiega di Gioacchino – la maggior parte dei bambini allergici ad alimenti guarisce spontaneamente, perché riacquista la tolleranza. Un certo numero di allergie alimentari invece persiste durante l’età adulta, e in genere quelle che intervengono in questa fase della vita non si superano. Esistono delle possibilità terapeutiche, e ci sono anche dei trial clinici in fase avanzata sulle immunoterapie. Alcune sembrano dare buoni risultati, altre hanno effetti collaterali e sono state abbandonate, ma la ricerca in questa direzione prosegue”. Istituti molto avanzati, infine, propongono terapie desensibilizzanti che prevedono la somministrazione di quantità crescenti dell’allergene, ottenendo buoni risultati. “Ci sono dunque molte guarigioni spontanee – conclude il presidente Siaaic –, molte legate alla desensibilizzazione condotta in questi centri, e in futuro potremo avere la possibilità di fare immunoterapia; molte sensibilità alimentari, tuttavia, continuano a rimanere tali”. 

SOSTANZE O PRODOTTI CHE PROVOCANO ALLERGIE O INTOLLERANZE

1. Cereali contenenti glutine, cioè: grano, segale, orzo, avena, farro, kamut o i loro ceppi ibridati e prodotti derivati,

tranne:

a) sciroppi di glucosio a base di grano, incluso destrosio (1);

b) maltodestrine a base di grano (1);

c) sciroppi di glucosio a base di orzo;

d) cereali utilizzati per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso l’alcol etilico di origine agricola.

2. Crostacei e prodotti a base di crostacei.

3. Uova e prodotti a base di uova.

4. Pesce e prodotti a base di pesce, tranne:

a) gelatina di pesce utilizzata come supporto per preparati di vitamine o carotenoidi;

b) gelatina o colla di pesce utilizzata come chiarificante nella birra e nel vino.

5. Arachidi e prodotti a base di arachidi.

6. Soia e prodotti a base di soia, tranne:

a) olio e grasso di soia raffinato (1);

b) tocoferoli misti naturali (E306), tocoferolo D-alfa naturale, tocoferolo acetato D-alfa naturale, tocoferolo succinato

D-alfa naturale a base di soia;

c) oli vegetali derivati da fitosteroli e fitosteroli esteri a base di soia;

d) estere di stanolo vegetale prodotto da steroli di olio vegetale a base di soia.

7. Latte e prodotti a base di latte (incluso lattosio), tranne:

a) siero di latte utilizzato per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso l’alcol etilico di origine agricola;

b) lattiolo.

8. Frutta a guscio, vale a dire: mandorle (Amygdalus communis L.), nocciole (Corylus avellana), noci (Juglans regia), noci di

acagiù (Anacardium occidentale), noci di pecan [Carya illinoinensis (Wangenh.) K. Koch], noci del Brasile (Bertholletia

excelsa), pistacchi (Pistacia vera), noci macadamia o noci del Queensland (Macadamia ternifolia), e i loro prodotti, tranne

per la frutta a guscio utilizzata per la fabbricazione di distillati alcolici, incluso l’alcol etilico di origine agricola.

9. Sedano e prodotti a base di sedano.

10. Senape e prodotti a base di senape.

11. Semi di sesamo e prodotti a base di semi di sesamo.

12. Anidride solforosa e solfiti in concentrazioni superiori a 10 mg/kg o 10 mg/litro in termini di SO2 totale da calcolarsi

per i prodotti così come proposti pronti al consumo o ricostituiti conformemente alle istruzioni dei fabbricanti.

13. Lupini e prodotti a base di lupini.

14. Molluschi e prodotti a base di molluschi.

1) E i prodotti derivati, nella misura in cui la trasformazione che hanno subito non è suscettibile di elevare il livello di allergenicità

valutato dall’Autorità per il prodotto di base da cui sono derivati.

22.11.2011 Gazzetta ufficiale dell’Unione europea L 304/43 IT

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