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La sostenibilità ha cessato di essere un concetto teorico ed un po’astratto

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di Luigi Campanella, professore emerito nell’Università La Sapienza di Roma

La sostenibilità ha cessato di essere un concetto teorico ed un po’astratto ed è divenuta parte dell’agenda dei governi,soprattutto dei Paesi più sviluppati.La sostenibilità ambientale storicamente più matura è divenuta la base di un concetto più ampio nel quale sostenibilità ambientale,economica e sociale s’intrecciano,Chi è preposto a scelte,nelle quali la componente etica gioca un ruolo non secondario, è obbligato a  fare un.bilancio costi benefici la cui più significatva difficoltà sta nel fatto che le sue tre componenti (economicaa,ambientale sociale) rispondono a scale di valutazione non.omogenee e.non modulate  nè comparabili.Soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere quelli della generazione futura” è la definizione ufficiale di sviluppo sostenibile. Ma perché è così importante perseguire questo fine? I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile definiscono un nuovo modello di società, secondo criteri di maggior responsabilità in termini sociali, ambientali ed economici, finalizzati ad evitare il collasso dell’ecosistema terrestre.La sostenibilita di recente è stata estesa al settore alimentarei L’alimentazione sostenibile è un approccio alimentare che mira ad essere rispettoso dell’ambiente e dei lavoratori nel settore alimentare L’obiettivo è creare un equilibrio tra la produzione alimentare e il massimo rispetto per l’ambiente, la salute umana e l’equità sociale.Si discute da una ventina di anni di indicatori di sostenibilità,ma per la verità con scarso successo in termini di risultati ottenuti.Cosa sono ed a cosa servono gli indicatori di sostenibilità?Sono uno strumento atto a misurare il successo delle strategie adottate da un’azienda. Queste strategie vengono stabilite in un piano di sostenibilità aziendale e sono collegate a degli obiettivi specifici, quali, ad esempio, la riduzione dell’impronta di carbonio o dei rifiuti generati durante la produzione. Il loro impiego permette di valutare se vengano compiuti o meno progressi nella giusta direzione.

La ragione principale per cui vengono utilizzati è proprio quella di determinare se l’azienda stia raggiungendo i propri obiettivi. Qualora questo non stia avvenendo, possono essere introdotte delle misure correttive. Pertanto, gli indicatori di sostenibilità misurano le prestazioni dell’azienda e il modo in cui essa mette in atto i suoi piani. Tuttavia, è importante selezionare i parametri giusti, che siano strettamente connessi agli obiettivi proposti. Diversamente, gran parte della loro efficacia va perduta..La questione degli indicatori è cominciata nel 2010 con le proposte di linee guida del Goobal Reporting Initiative (GRI). Successivamente il Sustainability Accounting Standard Board e l’internazionalizzation Reporting Council hanno elaborato altri standard la cui versione ultima è etichettata UE.La critica a questi standard deriva da una definizione di sostenibilità soltanto all’interno dello spazio delimitato delle informazioni finanziarie,eliminando così ogni attenzione agli impatti ambientali e sociali interni ed esterni.Inoltre tali linee guida si basano su un approccio incrementale in termini di consumo.idrico,risparmio energetico,salari,salute,sicurezza che da solo non dice nulla sulla sostenibilità in assoluto.Un’alternativa credibile è rappresentata dell’approccio attraverso i planetary boundaries che individuano dei limiti e delle soglie oltre i quali non c’è sostenibilità.Da ciò deriva che ogni impresa per valutare una sua contabilità di sostenibilitá dovrebbe misurare l’impatto sulle risorse vitali del pianeta,come perdita di biodiversità,consumo di risorse,sistema di regolazione del clima,capacità di un bacino idrico di fornire acqua,attraverso un approccio basato su soglie.Dal 2024 al 2021 l’UE è entrata nel dibattito sugli standard di sostenibilità con.una apposita direttiva,di cui però il documento  allegato tassonomico si conclude con una definizione politicizzata piuttosto che scientifica delle soglie della sostenibilità

La sostenibilità è sempre più al centro del business. Il 59% delle imprese italiane ha istituito al proprio interno un comitato ESG, mentre un ulteriore 45% ha stabilito un obiettivo di riduzione nelle emissioni di CO2: i risultati di una ricerca congiunta di Dynamo Accademy e SDA Bocconi Sustainability LAB evidenziano chiaramente quanto fare sostenibilità in modo tangibile sia ormai parte dell’agenda dei CEO. È  emersa nel tempo l’esigenza di categorizzare adeguatamente gli indicatori di sostenibilità, i quali ricadono in prima battuta in tre grandi cluster – come indicato nell’acronimo ESG (Environmental, Social, Governance). 

-Indicatori di sostenibilità ambientale. Valutano il successo delle iniziative che mirano ad eliminare l’impatto delle attività di business sull’ecosistema: tra essi si annoverano la misura della quantità di acqua consumata, l’impronta di carbonio, le emissioni di anidride carbonica registrate per produrre un certo bene.

-Indicatori di sostenibilità sociale. Misurano le modalità con cui l’impresa si interfaccia con la società e/o la comunità in cui opera, analizzandone l’impatto su diversi gruppi di individui come dipendenti, fornitori e stakeholder.;questo set di indicatori si concentra su temi come la parità di genere, la diversità e l’inclusione in azienda, così come la qualità e la salubrità dell’ambiente di lavoro. 

-Indicatori di sostenibilità di governance. Analizzano etica, correttezza e trasparenza del governo societario a più livelli, prestando attenzione anche alla compliance normativa.  

Negli ultimi anni, si è assistito a ulteriori tentativi di sistematizzazione degli indicatori di sostenibilità.Ad esempio un rapporto di SDA Bocconi  ha raggruppato gli indicatori  di carattere ambientale in tre macrocategorie:

-Indicatori di Performance Operativa (OPI), che si focalizzano sia sugli input di produzione (materiali, energia e acqua) che su impianti, attrezzature, logistica e output (prodotti e servizi, rifiuti, reflui ed emissioni).  

-ndicatori di Performance Gestionale (MPI), i quali forniscono informazioni sulla capacità del management di incidere sulle performance delle attività aziendali rispetto all’ambiente. 

-Indicatori di Performance Ambientale (ECI), che si concentrano sullo stato dell’ecosistema in cui agisce l’impresa e sono più rivolti all’esterno verso le comunità locali e gli stakeholder in generale. Il riferimento, ad esempio, è alle concentrazioni di agenti inquinanti nel suolo e nelle acque e ai danni potenziali causati da certi tipi di emissioni. 

In questa prospettiva è essenziale misurare i risultati raggiunti, così da correggere rapidamente eventuali errori di strategia ed elaborare al meglio i progetti futuri: ogni azienda che oggi desidera adottare pratiche volte alla sostenibilità dei processi produttivi e all’economia circolare, può valutare le sue performance affidandosi agli indicatori di sostenibilità, ovvero ai parametri oggettivi che sono in grado di restituire, internamente ed esternamente, una fotografia dell’approccio sostenibile dell’azienda e guidare così l’analisi e i processi decisionali. 

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