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Diseguaglianze e sostenibilità

Diseguaglianze e sostenibilità

Vincenzo Balzani, professore emerito, Università di Bologna

Un recente articolo sulla rivista Nature (12 marzo 2024), affronta il problema delle disuguaglianze con molti dati e un titolo provocatorio: Why the world cannot afford the rich.

Fra il 2020 e il 2022, l’aumento della ricchezza dell’1% delle persone più ricche è stato il doppio dell’aumento della ricchezza totale del rimanente 99% di persone e nel decennio 2012-2022 i miliardari hanno più che raddoppiato le loro ricchezze. Queste grandi disparità provocano tensioni che compromettono il buon funzionamento della società.

L’indagine riportata nell’articolo dimostra che con l’aumento delle disuguaglianze aumentano il numero di omicidi e di carcerati, la mortalità infantile, l’obesità e il consumo di droghe, mentre diminuiscono il benessere dei bambini, la mobilità sociale e la fiducia fra le persone.

Nelle nazioni dove la ricchezza è più distribuita, tutti vivono meglio: ad esempio, in Norvegia il numero di omicidi è 11 volte inferiore a quello degli USA, gli episodi di bullismo nelle scuole sono sei volte meno frequenti e i bambini hanno un rendimento scolastico migliore. Il motivo per cui la disuguaglianza ha effetti negativi è sostanzialmente psicologico: aumenta lo stress delle persone, crea problemi nel funzionamento della società e, nei più poveri, mina la fiducia e l’autostima.

L’evidenza scientifica mostra che la riduzione delle disuguaglianze è anche una condizione preliminare per affrontare le crisi sanitarie e sociali. Ridurre le disuguaglianze e aumentare la solidarietà e la coesione sociale sono fattori importanti anche per affrontare il problema del cambiamento climatico. In un paese con forti disuguaglianze è difficile portare avanti una politica in favore dell’ambiente proprio perché le persone vedono che le spese necessarie non sono equamente distribuite.

I paesi con minori disuguaglianze sono i più interessati alla pace e i più disposti a fornire aiuti internazionali. In questo campo, l’obiettivo dell’ONU è che ciascun paese spenda lo 0,7% del suo PIL per aiuti internazionali: la Svezia e la Norvegia, paesi con bassa disuguaglianza, mettono a disposizione per questo scopo 1% del loro PIL, la Gran Bretagna 0,5% e gli Stati Uniti solo 0.2%. Bisognerebbe anche controllare che le grandi compagnie, che dominano l’economia globale, si comportassero in modo più equo nel fissare gli stipendi dei dipendenti ai vari livelli.

L’aumento esponenziale delle crisi ambientali e sociali dimostra che il mondo non può permettersi il costo delle disuguaglianze. Anche in Italia, ci troviamo in una fase politica caratterizzata dell’indifferenza del governo nei confronti della povertà, che ha raggiunto livelli molto preoccupanti.

E’ assolutamente necessario che i governi agiscano in fretta per smettere di aumentare le disuguaglianze e di favorire l’accumulo di ricchezza, una tendenza che dura ormai da decenni.

Per prima cosa, i governi dovrebbero scegliere forme di tassazione progressiva per spostare sulle persone più abbienti il costo delle infrastrutture necessarie per la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili e per migliorare le strutture sanitarie. Negli USA, fino a metà del secolo scorso la tassazione per i più ricchi superava il 70%, mentre oggi è solo del 37%.

Dobbiamo smettere di favorire i ricchi: il nostro pianeta non se lo può permettere.

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