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“Nel momento del massimo pericolo”

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Al cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI, A mons. Mariano Crociata, presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità Europea e ai vescovi del Collegio episcopale

Eminenti e carissimi vescovi, abbiamo ricevuto e letto la vostra lettera all’Europa, indirizzata “a tutti, candidati e cittadini” nella ”occasione propizia e irripetibile” delle elezioni per il Parlamento europeo e la nomina della Commissione Europea, e siamo rimasti particolarmente impressionati dalla viva memoria che nutrite delle “guerre senza fine che per secoli abbiamo combattuto” e dei milioni di persone che sono state uccise: “Tutti i sogni di pace – avete scritto – si sono infranti sugli scogli di guerre, le ultime quelle mondiali, che hanno portato immense distruzioni e morte”, mentre avete ricordato con sollievo che “proprio dalla tragedia della Seconda guerra mondiale, che ha toccato il male assoluto con la Shoah e la minaccia alla sopravvivenza dell’umanità intera con la bomba atomica”, è nato il germe della Comunità europea.

Oggi stiamo vivendo l’incubo di una analoga minaccia. La mozione votata il 29 febbraio dal Parlamento europeo che promuove una mobilitazione europea di “tutto ciò che è necessario” per sconfiggere la Russia, le recenti dichiarazioni del segretario generale della NATO Stoltenberg che sollecita un impiego delle armi occidentali fornite all’Ucraina per colpire la Russia, e quelle del Rappresentante dell’Unione Europea per la Politica Estera, Josep Borrell, che sconta l’escalation nell’uso di tali armi, le inquietanti promesse di un intervento militare diretto sul terreno di alcuni leader europei, le contromisure predisposte dalla Russia a possibili attacchi missilistici in profondità sul suo territorio, fanno gravare sull’Europa un rischio imminente di guerra, fortemente indiziata di trasformarsi in un nuovo conflitto mondiale, perfino nucleare. Non si tratta di una crisi di follia improvvisa, da tempo l’Europa ha preso una china di regressione e rovesciamento dei principi fondatori; più volte glieli ha ricordati il Papa, ma già nell’intervallo tra la visita di papa Francesco al Parlamento di Strasburgo del 25 novembre 2014 e il discorso fatto a Roma per il conferimento del premio Carlo Magno del 6 maggio 2016 si era dovuto registrare un ulteriore scadimento; e se nella prima occasione il Papa aveva parlato di una “Europa stanca e invecchiata, non fertile e vitale, dove i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva”, due anni dopo doveva aggiungere il rimprovero a una “Europa decaduta che sembra abbia perso la sua capacità generatrice e creatrice”, un’Europa incapace di “generare processi di inclusione  e trasformazione” e che si andava invece “trincerando”, e l’apostrofava dicendo: “Che cosa ti è successo Europa umanistica,  paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo Europa, terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati, madre di popoli e nazioni?”

Di fronte a tale precipizio, noi chiediamo alla Chiesa italiana (e siamo sicuri di farlo anche a nome di 260 persone a cui ci siamo rivolti e che  hanno firmato una nostra lettera “alla società civile e pacifica”, che è in allegato), di lanciare un grido profetico di dolore e di allarme per muovere l’Europa a non suicidarsi, a non scatenare una guerra nel continente e nel mondo, a non prostituirsi ai signori della guerra, e a non farsi strumento di nefaste strategie altrui come è accaduto all’Ucraina e a  non farsi distruggere come Gaza. Chiediamo che la Chiesa italiana scongiuri l’Europa di fermare la guerra mondiale a cui inverosimilmente nessuno crede e che perciò non si fa nulla per evitare; chiediamo che essa operando per il ripudio dell’odio in Europa concorra ad arrestare il genocidio a Gaza che all’Europa più di quanto si pensi è legato; chiediamo che la Chiesa italiana riproponga con forza a un’Europa rinnovata nella sua rappresentanza di identificarsi nei tre beni che papa Francesco nel discorso al Parlamento europeo identificava nella Pace, nella Terra e nella Dignità: la Pace che l’Europa dovrebbe scegliere fino a farsi una “famiglia di popoli”, estendendosi “un giorno alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e dalla storia” (che vorrebbe dire a Est fino agli Urali compresa la Russia e al Sud fino a Gerusalemme), la Terra, di cui farsi custodi e non padroni, e la Dignità di tutte le creature, dei lavoratori come dei malati, degli anziani come dei giovani dall’incerto futuro, dei poveri come dei migranti “dagli occhi smarriti” abbandonati al mare, dei dominati dal potere come di quanti sono ridotti a ingranaggio di un meccanismo che li riduce a consumo ed a cose, fino alla “dignità trascendente” di ogni essere umano: le tre cose che anche noi abbiamo come massimo bene.   

Nel rivolgervi questo nostro appello, non chiediamo a Voi vescovi un appoggio politico di nessun genere a questo o a quello, ma vi chiediamo piuttosto ciò che vi è proprio, il segno efficace di una vostra concelebrazione liturgica in vista delle giornate elettorali, sull’esempio della quale ciascuno sia indotto, nel modo che gli è più congeniale, con la preghiera o con la politica, con la comunicazione o con l’elemosina, a un servizio volto a propiziare un’Europa con un futuro diverso in un mondo riconciliato senza “competizioni strategiche” o conflitti tra “mondi” diversi, in cui la guerra sia finalmente e davvero ripudiata e messa fuori della ragione, del diritto, e della storia. 

Con grande fiducia e speranza

Raniero La Valle e Michele Santoro 

promotori dell’iniziativa politica “Pace Terra Dignità” 

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