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Il ponte sullo stretto di Messina ha davanti a sé un “mare” di esposti

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Il ponte sullo stretto di Messina ha davanti a sé un “mare” di esposti

Un render del Ponte sullo Stretto di Messina © Società Stretto di Messina

di Maurizio Bongioanni

Aumentano le critiche al ponte sullo stretto. Dopo i partiti di opposizione, due nuovi esposti arrivano alle procure di Messina e Reggio Calabria.

  • I comitati dei cittadini che rischiano l’esproprio e un gruppo di quaranta professionisti hanno presentato due esposti contro il ponte sullo Stretto di Messina.
  • C’è anche chi critica il fatto che le attuali procedure di esproprio si basano su una valutazione vecchia di undici anni che non aveva ottenuto parere alcun parere positivo.

Il ponte sullo stretto di Messina continua a infiammare gli animi. Dopo l’esposto presentato a febbraio dal deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli, la segretaria del Pd Elly Schlein e il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni, in seguito al quale la procura di Roma aveva aperto un’inchiesta senza ipotesi di reato e senza indagati, sono stati depositati due esposti, uno alla procura di Reggio Calabria e un altro alla procura di Messina. Entrambi sono anche stati inviati alla Corte dei Conti. A Reggio Calabria l’esposto è stato presentato dai comitati delle persone a cui sarà espropriata la casa e dalla sezione locale del Partito Democratico, mentre a Messina da quaranta tra avvocati, professori universitari e professionisti.

Inoltre, in data 13 aprile è scaduto il termine per le osservazioni al Ponte sullo stretto di Messina. Oltre a un corposo documento di 534 pagine depositato dalle associazioni ambientaliste, a segnalare diverse criticità ci hanno pensato anche il Partito democratico (Pd) di Villa San Giovanni (il comune da cui partirebbe il ponte dal lato calabrese) e la città metropolitana di Reggio Calabria. Tali criticità riguardano il progetto sotto i profili dell’impatto sulla biodiversità, l’atmosfera, l’acqua, il suolo e sottosuolo, l’inquinamento anche acustico, la salute pubblica, la tutela dei beni culturali e naturali, il monitoraggio, scrivono sul quotidiano ReggioToday.

Ecco come sarà il ponte sullo stretto di Messina, secondo i progettisti © Società Stretto di Messina

I cantieri del ponte sullo stretto avranno conseguenze “fortemente negative”

Per quanto riguarda le osservazioni, le più attese erano quelle del Comune di Villa San Giovanni. Queste comprendono le posizioni delle associazioni territoriali, comprese quelle ambientaliste e i movimenti di cittadini, oltre al parere di tecnici e professionisti del settore. Per il comune, la cantierizzazione “avrà conseguenze fortemente negative sulla qualità della vita degli abitanti, delle attività economiche adiacenti e potrebbe portare ad un decadimento complessivo della qualità di vita della comunità interessata”. Insomma, il ponte “snaturerà il contesto urbano della città unitaria” e le aree di cantiere “consumeranno il suolo fino ad oggi preservato dall’antropizzazione”. Tra le richieste del comune ce n’è anche una che riguarda la certezza dei tempi sull’opera, in modo che non resti “un’incompiuta eterna”.

Tolte le raccomandazioni generali, nei documenti presentati al Mase (Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica) sono stati segnalati diversi deficit rispetto alla verifica di ottemperanza del 2013, dalla valenza ambientale e paesaggistica dello stretto alla recente scoperta sui fondali di Cannitello di una foresta della rarissima alga gigante laminaria ochroleuca, specie protetta. Insomma, un danno al capitale naturale dello Stretto e ai servizi ecosistemici derivati.

Inoltre, nei documenti vengono osservate carenze progettuali che riguardano la gestione delle acque piovane, la gestione delle terre e delle rocce da scavo, gli afflussi a mare delle acque di dilavamento del cantiere cariche di sostanze inquinanti, le conseguenze per le opere sulla costa e il ripascimento della sponda calabrese. Una segnalazione speciale riguarda la faglia tra Punta Pezzo e Cannitello, causa del catastrofico terremoto del 1783, non considerata all’interno del progetto.

E poi altri due esposti in procura

E poi c’è la questione degli espropri. In primis, c’è chi fa notare che l’attuale procedura di estromissione degli abitanti dalle aree interessate dal cantiere si basa su una procedura di Via (Valutazione impatto ambientale) che si concluse nel 2013 con una “mancata conclusione positiva”: è ciò che scrive in una istanza inviata al Mase l’associazione giuridica GriG, nella quale si evidenzia il giudizio a cui erano giunti i tecnici più di 11 anni fa, ovvero di “impossibilità a esprimere valutazione di compatibilità ambientale” sugli habitat naturali dell’area in oggetto. Pertanto, l’associazione chiede la decadenza di quel procedimento di Via, “per infruttuoso decorso del tempo”.

Infine, rispetto all’esposto presentato da Bonelli, Shlein e Fratoianni in cui si chiedeva più trasparenza sui costi relativi a un progetto definito “anacronistico”, i due nuovi esposti contengono informazioni più circostanziate sulla base della relazione del comitato tecnico scientifico che negli ultimi mesi ha esaminato la versione recente dell’opera. Il comitato ha espresso un parere favorevole, tuttavia, nella relazione conclusiva ha incluso una serie di raccomandazioni rivolte al consorzio Eurolink, titolare dell’appalto, in vista della presentazione del progetto esecutivo previsto nei mesi a venire. In totale il comitato tecnico scientifico aveva fatto 68 osservazioni al progetto del ponte. “Le 68 raccomandazioni, che riempiono l’intero contenuto dell’elaborato del comitato scientifico, dimostrano la piena consapevolezza nei membri dello stesso comitato della irrealizzabilità dell’opera, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche e delle sperimentazioni fatte”, sono le parole di ha presentato l’esposto e riportate da Repubblica.

In aggiunta, la denuncia richiede alla procura di esaminare tutti i contratti e le clausole stipulate tra la società Stretto di Messina e il consorzio Eurolink, con particolare attenzione agli “atti aggiuntivi” che determinano la responsabilità dei costi straordinari in caso di imprevisti. Questi accordi non sono mai stati resi pubblici e il gruppo di professionisti che ha presentato la denuncia sospetta che il costo finale supererà notevolmente i 14,5 miliardi di euro previsti.

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