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Fumano 1/4, fra giovani boom di policonsumo

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Fumano 1/4, fra giovani boom di policonsumo

‘Istituto superiore di sanità (Iss), SANITÀ PUBBLICA REDAZIONE

Negli ultimi 15 anni la percentuale di fumatori si è ridotta, ma troppo lentamente. Erano il 30% nel 2008, adesso si attestano al 24%”. Fumo e infertilità, a rischio giovani e donne. La lotta al fumo di sigaretta ha portato a notevoli risultati, ma non è ancora abbastanza. In Italia, la maggioranza degli adulti tra i 18 e i 69 anni non fuma (59%) o ha smesso di fumare (17%), ma un italiano su quattro è ancora un fumatore (24%). E questa percentuale cresce tra i giovani: il 30,2% usa almeno un prodotto tra sigaretta tradizionale, tabacco riscaldato o sigaretta elettronica, e sempre in questa fascia di età raddoppia il policonsumo, ovvero l’utilizzo contemporaneo di diversi prodotti, che si attesta al 62,4%, rispetto a un precedente 38,7%.

Le ricerche registrano anche un calo netto del numero dei centri antifumo. “Negli ultimi 15 anni la percentuale di fumatori si è ridotta, ma troppo lentamente. Erano il 30% nel 2008, adesso si attestano al 24% – evidenzia il presidente dell’Iss Rocco Bellantone -. Questo processo va accelerato puntando sulla prevenzione, che deve partire dalle scuole. Sono infatti proprio le scuole uno dei luoghi principali in cui costruire una socialità tra i bambini e ragazzi che punti a promuovere stili di vita sani, come l’abitudine a non fumare.

A preoccupare è, dunque, soprattutto il consumo tra i giovani, come emerge da un’indagine Iss tra gli studenti nell’anno 2023-2024 su un campione di 6012 ragazzi. Circa uno studente su tre tra i 14 e i 17 anni (30,2%) ha fatto uso di un prodotto a base di tabacco o nicotina negli ultimi 30 giorni, tra sigarette tradizionali, elettroniche e tabacco riscaldato. Tra le ragazze il consumo è leggermente maggiore. Quasi raddoppia rispetto al 2022 in questa fascia d’età il policonsumo, cioè l’utilizzo contemporaneo di questi prodotti, che si attesta al 62,4%, rispetto a un precedente 38,7%. L’età del primo contatto con la nicotina si attesta tra i 13 e i 14 anni. Inoltre, non appaiono esservi stretti controlli sull’età al momento dell’acquisto, tanto che la maggior parte dei ragazzi intervistati afferma di aver acquistato personalmente i prodotti al bar o dal tabaccaio. In circa un caso su tre i genitori sono a conoscenza del fatto che i ragazzi utilizzano un prodotto a base di tabacco o nicotina e sembrano tollerare maggiormente l’utilizzo dei nuovi prodotti rispetto alla sigaretta tradizionale. Ma i rischi non sono da sottovalutare. Non a caso l’Oms ha scelto come slogan per la giornata di quest’anno ‘Proteggere i bambini dalle interferenze dell’industria del tabacco’. Non bisogna dimenticare che la nicotina è una sostanza che dà dipendenza, e che ci sono evidenze degli effetti negativi per la salute anche dall’uso di questo tipo di dispositivi.

La riduzione dei fumatori registrata negli ultimi 15 anni coinvolge tuttavia tutte le fasce di età e sia uomini che donne, ma fra queste ultime la riduzione risulta più lenta e il risultato è che oggi le donne hanno in parte eroso il vantaggio che avevano sugli uomini. Il fumo resta più frequente fra gli uomini rispetto alle donne (28% contro 21%) e riguarda molto di più le persone con difficoltà economiche, bassa istruzione e le Regioni del Centro-Sud, come Umbria e Campania. C’è inoltre una riduzione costante della quota di chi utilizza esclusivamente sigarette tradizionali (dal 25% del 2014 al 20% del 2023) a favore di un aumento di coloro che utilizzano sia sigarette che dispositivi elettronici: “L’uso composito è una sfida per la salute pubblica perché non si può escludere che la combinazione di sigarette tradizionali e dispositivi elettronici, con e senza nicotina, si traduca in aumento del rischio per la salute”. Per aiutare a smettere, è attivo anche il Telefono verde Iss sul fumo: in 20 anni oltre 110mila le telefonate gestite. Di contro, nel 2023 i centri antifumo sul territorio sono 223, in calo rispetto all’anno precedente (241). La Regione con un maggior numero di centri è il Piemonte con 31.

“Il fumo, al pari dell’inquinamento atmosferico, ha un impatto fortemente nocivo sulla salute delle persone. A rischio sono soprattutto le donne in gravidanza e quelle che hanno il desiderio di maternità, perché tra le principali conseguenze negative c’è l’infertilità, che interessa da vicino i giovani. Preoccupano, quindi, i dati diffusi dall’Istituto superiore di sanità (Iss), secondo cui un italiano su quattro è fumatore, con una percentuale che cresce proprio tra i giovani, una fascia di età nella quale raddoppia anche il policonsumo, ovvero l’utilizzo contemporaneo di diversi prodotti”. “Sebbene in 15 anni, come informa l’Iss, i fumatori siano diminuiti, ad allarmare è la percentuale, oltre il 30, di ragazzi e ragazze che usa almeno un prodotto tra sigaretta tradizionale, tabacco riscaldato o sigaretta elettronica” osserva Greco, che precisa come “l’azione del fumo sia tossica per l’ovaio e crei un danno significativo e progressivo nel corso del tempo, anticipando, ad esempio, nelle donne la menopausa e creando in generale problematiche serie a livello circolatorio”. “Il fumo impatta molto negativamente sulla fertilità sia maschile sia femminile e ancora di più se combinato con altri fattori come l’obesità e l’inquinamento atmosferico. Essenzialmente il fumo genera nell’uomo un’aumentata produzione di radicali liberi a cui gli spermatozoi sono particolarmente sensibili, con una conseguente diminuzione del numero della motilità e morfologia degli spermatozoi stessi. Inoltre, il fumo può causare una disfunzione erettile e quindi diminuire il numero di rapporti sessuali per il concepimento. Allo stesso modo nella donna abbiamo un’alterazione della quantità e qualità ovocitaria, ma anche un’alterazione dell’irrorazione uterina e quindi diminuzione dell’impianto embrionario e aumento dell’abortività”.

Occorre quindi “proseguire con convinzione sulla strada già tracciata della prevenzione, intervenendo soprattutto nell’ambito scolastico. Bisogna coinvolgere di più i giovani e offrire nuovi strumenti operativi anche alle famiglie, per sviluppare una maggiore consapevolezza dei rischi dovuti al fumo di tabacco. Una crescita sana significa una salute migliore, con evidenti ricadute anche a livello sociale ed economico.

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