Pedofilia, occorre l’impegno di tutta la società

di Michele Del Gaudio* 

La storia di Francesco Zanardi, scritta da Cristina Balestrini, Amazon Editore

“Lasciate che i bambini vengano a me” (Luca 18,16) dice il mio amico Gesù ed io vedo Francesco, anche oggi, nei suoi cinquantun’anni, fra quei bambini.

Consiglierei però a Gesù nel prossimo Vangelo di rivolgersi a bambine e bambini, perché la Costituzione ha sancito la parità di genere! Anche se in tanti la calpestano.

Non c’è da meravigliarsi che Gesù sia mio amico: gli parlo tutti i giorni! Non perché sia Dio, ma perché credo profondamente nel suo insegnamento e tento di praticarlo, anche se non riesco a credere che sia Dio.

Sono un non credente come Francesco! Anche se David Maria Turoldo afferma: “Molti credenti non sanno di non essere credenti. Molti non credenti non sanno di essere credenti”. Allora anche Francesco ed io forse siamo credenti! E possiamo dialogare con Gesù!

Il Nazareno è protagonista in questo libro: un sacerdote distrugge la vita di Francesco, ma è un altro sacerdote a ricostruirla e a dimostrare che, se c’è Giuda, c’è anche Pietro! Il male e il bene competono nelle giornate di tutte, tutti noi; il male aggredisce soprattutto nel buio, ma neanche il bene riposa e… anche alla notte più tenebrosa segue sempre il giorno. 

L’autrice è Cristina Balestrini, collaboratrice, colonna, madre, figlia di Francesco, il quale autografa direttamente alcuni capitoli. Il figlio di Cristina ha subito lo stesso calvario di Francesco… e di Gesù… il tormento è identico qualunque sia la causa e la forma.

Il racconto scorre agile, comprensibile, trasparente, pur contenendo eventi atroci e riflessioni psicologiche, sociologiche, filosofiche, giuridiche… che però non ledono il coinvolgimento della lettrice, del lettore, che assaporano anche una poesia invadente e discreta, cruenta e quieta, prepotente e catartica.

Francesco è una persona “scomoda”, si è arrampicato per vie inesplorate, già impervie ma incattivite dagli omertosi, insanguinate da coscienti aguzzini, puntellate da presunti cherubini. 

La tribù egoista e superficiale evita la scabrosità, predilige l’inerzia del silenzio, a volte assassino, la navigazione subacquea che non specchia, se non sbrigative maldicenze. 

Eppure si incontrano personaggi straordinari, come Stefano Milano, che rappresenta la tragedia di Francesco, e delle “sue figlie”, e dei “suoi figli”, più di novecento, accanto agli scaffali dei “suoi ospiti” cartacei, lampanti ed enigmatici, oppure nella piazze assolate ed assetate di saperi, ideali, sentimenti. (Pag. VI) E la magistrata Maria Monteleone (Pag. 128-130), stimatissima amica, con la quale ho condiviso il maestro, il giudice Mario Almerigni, che ci ha insegnato a combattere anche perdendo, perché è nell’impegno la “beatitudine”, a prescindere dal raggiungimento dell’obiettivo. E Luisa Bonello, che, “nell’esercizio della professione… si imbatte in alcune vittime… e come medico accoglie tutto il loro malessere, come cattolica accoglie tutto il loro dolore” (Pag. 75 ss..); giunge al sacrificio supremo, causato dalle sue denunce… ma chi la trafigge di lingua o di spada resterà negletto… mentre l’eroina è sì morta per la vita, ma è viva per la morte… viva finché è nel pensiero, nelle conversazioni, nelle scritture…

La citazione di Pirandello, “Il fu Mattia Pascal”, giunge a proposito, perché un vanto di Francesco è il rifiuto della maschera. Fino a trent’anni è stato costretto ad indossarla, anzi ad indossarne diverse: è il bravo chierichetto per don Carlo Rebagliati, l’amante in catene per don Nello Giraudo, il bambino introverso per la madre, il figlio adottivo imposto per il padre, l’amico di giochi, il compagno di scuola, il riparatore… prima di oggetti… oggi di viventi.

La storia di Francesco è articolata, crudele, spietata, tormentata, implacabile, ineluttabile, intransigente, inattesa, lenta, graduale, inimmaginabile, imprevista, sorprendente, progressiva, tangibile,altruista, straordinaria, utopistica… la sintetizzo in pochi flash che non ne abbracciano l’immensità.

Abbandonato alla nascita, inizia una vita in salita. (Pag. 14)

Il padre adottivo non vuole figli ed abolisce le gioie infantili, compresi i compleanni.

La madre, succube, con una fede ossessivo compulsiva, anche in tutti i preti, suicida. (37)

La parrocchia torturatrice, ma con lo stanzino nel sottoscala ove esplora, smonta e rimonta.

Il sacerdote che gli fa da papà, don Carlo.

Il sacerdote carnefice, don Nello: “… è qualcosa che ti rimane fisso nel cervello, qualcosa che, anche se vuoi e ci provi con tutte le tue forze, rimane un ricordo indelebile, ogni particolare di ogni abuso sessuale ti rimane stampato nella memoria, e negli incubi notturni ricorrenti. Rimani completamente gelato, immobile, non puoi sfuggire, non hai scampo”. (Pag 26) Nei campeggi… “i bambini tra loro non ne parlavano, era un tacito macabro segreto, tutti sapevano cosa succedeva al “prescelto” della notte…”. (27) “È difficile spiegare tutto quello che crea nella testa di un ragazzino”. (30)

Il bimbo cresce in fretta. (6)

Il lavoro a sedici anni e la fine dell’incubo fisico, non mentale. (28)

Germana, la fidanzatina asfaltata da una moto a diciassette anni. (13)

L’omosessualità scoperta a trent’anni.

Gli amori. (19 ss..)

La droga. (30-31)

Cacciato di casa. (33)

Lo accoglie don Carlo, “l’unico padre che riconosce”. (40)

Un prete lo devasta, un prete lo salva. (41)

La comunità. (42) “Francesco non si sente come il gigante dei suoi sogni né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto”. (Pag. 46)

Al termine è di nuovo accolto da don Carlo. 

Le vicissitudini ecclesiali e giudiziarie. (52 ss..)

Don Nello viene finalmente condannato! 61

Prende vita il gruppo La COLPA. Otto ragazzi che hanno in comune almeno tre cose: la sciagura mai sopita, il bisogno di fare qualcosa di concreto, il desiderio che non accada ad altri. (69) Inizia lo screening delle vittime. (70)

Quando il martirio eterno varca i confini del fenomenico, e si annida nella sterpaglia della psiche, è sordo, costante, pneumatico, con una qualità però: riconoscerne un altro e fare squadra e partorire un’energia fanciulla che si evolve in confronto adulto fino a renderlo nuova linfa. Certo la sofferenza non marina mai l’esistenza, ma accanto vi cammina un brio esile, convinto, consapevole… 

Le  atrocità sono inesauribili, ma “Negli uomini, le cose da ammirare sono più di quelle da disprezzare” sostiene Albert Camus, “La peste”, e di questo Francesco si è cibato passo dopo passo, disillusione dopo disillusione, sconfitta dopo sconfitta. Ma a volte perdendo si vince. Di una vittoria esangue, sì, ma foriera di nuova umanità. 

“La verità vi farà liberi”. Giovanni 8, 32. “Ancora con Gesù! – mi direte -. Ma sei fissato!”. Sì, sono inchiodato a Gesù falegname, non alla sua deità! Ed anche Francesco testimonia Gesù nel suo agire, ed anche la Costituzione. “Ricercare la Verità e la Giustizia è… un grande atto di amore, anche quando si scopre che la realtà è dolorosa e non è quella che ti aspettavi” (Pag. 115).

Francesco, il “cercatore”, le estrae dai guadi, dalle miniere, dalle caverne dell’anima e le stende al sole, come panni puliti e profumati, perché le verità non possono essere nascoste. In genere chi ostenta certezza si allontana dalla verità, mentre chi rincorre il dubbio le si avvicina; ma negli itinerari di Francesco la verità annienta il dubbio. Francesco la diffonde sul mare triste e soffia sulle onde la speranza.  

Francesco offre sostegno, rifugio, come punto di partenza per ricominciare a sorridere e sentirsi parte integrante, non scarto… “cosa si può dire ad un amico… un fratello… quando semplicemente, in modo genuino e così umile ti “consegna” un dramma (XVI)… la sua vita ha davvero qualcosa da dire: restituisce dignità e coraggio a chi ha perso la forza di lottare”. (VII).

Nascono “Rete L’ABUSO” e poi “Rete L’ABUSO Human Rights Connect”.

Essere sempre forti davanti a tutto e tutti ha, però, un costo emotivo non indifferente, bisogna proteggersi con una corazza… (99) sia pure ornata con bontà e generosità. Francesco è vittima e contemporaneamente assiste le vittime; come volontario ha l’equilibrio per analizzare e valutare le situazioni con “freddezza” e trasmettere sicurezza alle persone spesso sgomente che gli si rivolgono. Come vittima ha la capacita di entrare in empatia, facendo sentire l’altra vittima “a casa”. (99) 

L’Associazione monitora gli spostamenti dei sacerdoti, offre difesa legale alle vittime attraverso avvocati su tutto il territorio nazionale, contrasta l’isolamento che destabilizza fino all’alcolismo, alla droga ed altri comportamenti di evasione dalla sventura. Se non si muore di cirrosi, overdose, suicidio, si sopravvive in condizioni accettabili… non serve…  fare cose eccezionali, basta vivere onestamente, soprattutto con sé stessi, e inevitabilmente si produrrà qualcosa di positivo e di valore per l’intera società. (130-132)

L’instancabile dedizione consente a Francesco l’approdo, come relatore, alla Camera dei Deputati e all’Onu, l’Organizzazione delle Nazioni Unite: l’Alto Commissariato per i diritti umani rivolge delle “raccomandazioni” allo Stato italiano riprendendo molti concetti dell’intervento di Francesco.

Manca solo papa Francesco, uno dei pochi alti prelati che può scagliare pietre. Francesco papa ha la tenerezza per entrare nel cuore più torturato, come quello di Francesco crocefisso bambino, e saprà trovare, in uno dei suoi angoli reconditi, Gesù fanciullo, rintanato di stracci e sputato d’ingiurie, ma vivo, oserei dire risorto!

In queste righe non compare il sostantivo pedofilia, perché il libro recensito non è sulla violenza ma sulla resurrezione. Francesco è risorto assieme alle sue figlie e ai suoi figli… assieme a Gesù!

  • magistrato

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