Per un PNRR della salute e della sicurezza nel lavoro. Basta con l’ecatombe di lavoratori e lavoratrici che muoiono su lavoro.

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Autore : Gino Rubini *

Non c’è giorno che non si registri un incidente mortale sul lavoro, quando non sono due o tre. Questa persistenza del fenomeno infortunistico correlato al lavoro si protrae nel tempo con tipologie e causalità dell’accadimento che non si discostano da quanto succedeva cinquanta o sessant’anni fa. Prevalgono le cadute dall’alto, dai tetti e/o dalle impalcature. Le tecniche per evitare questi tragici eventi si sono evolute: ad esempio i ponteggi metallici di recente progettazione non presentano più l’incognita della rottura di una tavola di legno, sono più facili da gestire nel montaggio e nello smontaggio. Eppure anche oggi un lavoratore di 54 anni è morto a Genova in un cantiere del centro cittadino. Non dimentichiamo la lavoratrice di Prato dilaniata dalle parti in movimento di un orditoio e la lavoratrice di Camposanto,Modena anch’essa straziata a morte da una macchina fustellatrice. Non sono vittime di impianti tecnologici industria 4.0.Erano lavoratori e lavoratrici che svolgevano lavori su macchine operatrici sostanzialmente tradizionali. Le indagini delle autorità di vigilanza sono in corso, non sappiamo quale sia stata la causa di queste tragedie, se vi siano state delle colpose rimozioni dei dispositivi elettronici di blocco che dovrebbero bloccare queste macchine quando la mano, un braccio, il corpo dell’operatore entra in un’area a rischio.
Sappiamo però che in troppi casi i lavoratori e le lavoratrici non ricevono un’adeguata formazione rispetto ai rischi cui sono esposti. Sappiamo anche che vengono invitati a rimettere in moto macchinari quando si inceppano, operazioni che dovrebbe eseguire un manutentore esperto… Sappiamo che non gli viene spiegato che quando avvertono una situazione di pericolo grave hanno il diritto di mettersi al sicuro chiamando chi ne sa di più.


Non è più sostenibile che lavoratrici e lavoratori appena assunti, dopo alcune istruzioni sommarie, siano lasciati soli ad operare e ad intervenire quando vi sono malfunzionamenti su macchine non conosciute.
Vi sono poi gli incidenti mortali negli ambienti confinati, silos, cisterne, botti, ecc: per evitare queste tragedie ci sono tutte le conoscenze e le procedure tecniche e i dispositivi per operare in sicurezza, tuttavia si continua a morire asfissiati in cisterne o silos. Sempre in riferimento agli incidenti mortali per un Progetto che abbia l’obiettivo della compressione del fenomeno occorre poi un intervento radicale nei lavori in agricoltura: si muore travolti dall’albero che si sta abbattendo…

Pertanto non servono le polemiche sui dati statistici quantitativi, i morti e i feriti gravi sono sempre troppi.Serve invece che si arrivi ad un metodo di analisi e studio meticoloso che ricostruisca le modalità di accadimento di questi eventi tragici, individui i “fallimenti” dei sistemi di prevenzione e protezione aziendali e intervenga con prescrizioni, procedure, interventi formativi tesi a correggere metodi e stili di gestione aziendale della sicurezza. Di questi Progetti ne sono stati fatti in particolare da Inail con la produzione di materiale conoscitivo prezioso che spesso non è stato o non viene utilizzato per la formazione del personale da molte imprese. Riprendere i Progetti d’intervento di comparto o per tipologia di rischio: nel passato avevano dato risultati interessanti. Purtroppo una volta esauriti i finanziamenti e fatto qualche Convegno i risultati dei Progetti, in assenza di una continuità d’intervento, svaniscono nel tempo e si ricomincia da capo con gli stessi errori gestionali…. Occorre per davvero una svolta sia da parte dello stato centrale e dei grandi Istituti come Inail per dare corso ad una metodologia d’intervento puntuale e continuativa nella valutazione dei profili di rischio di comparto e la progettazione condivisa con le aziende , con la partecipazione dei lavoratori e dei loro rappresentanti per forme di audit che vadano a mettere in luce le carenze gestionali e a superarle nelle specifiche aziende. Esiste poi un problema grave di “scopertura” nei diritti dei lavoratori e nella gestione della sicurezza che riguarda tutte le aziende di servizio nella subfornitura. Anche su questo occorre un salto di qualità: pensiamo solo alle condizioni di lavoro nelle aziende della logistica.

Pertanto non serve la diatriba in cui i sindacati, ad ogni evento tragico, purtroppo, ripetono con stanchezza che occorrono più controlli ( e hanno ragione) e le associazioni datoriali che rispondono che le aziende già si danno da fare portando a riprova dati quantitativi alla mano ( non comparabili in questo periodo in ragione della pandemia) secondo i quali gli infortuni sarebbero in diminuzione ( vedi i diversi articoli pubblicati in questi ultimi mesi dal Sole24 ore in materia ). E’ un circolo vizioso che non porta da nessuna parte. E’ necessario arrivare ad un Progetto 2021 – 2027 salute sicurezza nel lavoro, in consonanza con il “Quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2021-2027” che ponga l’obiettivo sicurezza da raggiungere ai più alti livelli possibili con l’impegno di istituzioni e parti sociali. La “ripresa” avrà successo e ci sarà se si lavorerà meglio con meno rischi, con meno feriti e morti sul lavoro: questo dovrebbe essere chiaro a tutti i soggetti in campo. Altrimenti a che servirebbe il PNRR ?

* Gino Rubini, editor di Diario Prevenzione

Immagine tratta da wikipedia Francisco José de Goya y Luciente – Il muratore ferito, 1786-1787 olio su tela, 268×110 cm – Madrid, Museo Nacional del Prado

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