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“Spendersi per la promozione della giustizia sociale”

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“Io minacciato per le mie denunce ma un sacerdote non può tacere”
intervista a Mattia Ferrari
a cura di Concetto Vecchio
in “la Repubblica” del 21 marzo 2023
Un prete deve tacere? Minacciato su Twitter dalla mafia libica («Don, spero che tu abbia un
giubbotto di salvataggio»), don Mattia Ferrari, 29 anni, cappellano dell’Ong Mediterranea, in prima
linea nel sostegno ai migranti, ha querelato.
Poi cosa è successo?
«Il pm di Modena ha chiesto di archiviare il caso: se un sacerdote esce “dagli ambiti tradizionali
riservati e silenziosi dell’estrinsecazione del mandato pastorale” deve aspettarsi di venire
bersagliato».
Il mondo cattolico, dal presidente della Cei Zuppi al quotidiano Avvenire, è insorto in sua
difesa.
«E i miei avvocati hanno presentato opposizione alla richiesta di archiviazione».
Quando l’esaminerà il giudice?
«Nell’udienza del 31 marzo».
Cosa aveva denunciato esattamente?
«Avevo puntato l’indice, anche sui social, sulle condizioni nei lager e sul ruolo della Guardia
costiera libica».

Lei rivendica il diritto a esporsi?
«Fa parte del ministero sacerdotale spendersi per la promozione della giustizia».
Se uno sconfina sui social deve aspettarsi degli attacchi?
«Ma io sono stato minacciato, non era una semplice critica. Noi preti facciamo tante cose, alcune
avvengono in silenzio, altre no. Ma non bisogna prendersela con noi, bensì con Gesù: un prete, e
ogni cristiano, segue il suo esempio».
È vero che ha dato l’estrema unzione a molti torturati nei lager?
«Sì, in videochiamata. Mi sono trovato davanti a scene che stringono il cuore. Uomini denutriti, con
gli occhi fuori dalle orbite, talmente sfiniti che a malapena parlavano».
Com’è diventato il cappellano di Mediterranea?
«Grazie alla frequentazione dei centri sociali Tpo e Labàs di Bologna. Un ragazzo musulmano, che
frequentava la mia parrocchia, ci segnalò Yousupha, che dormiva in stazione a Bologna:“Aiutatemi
ad aiutarlo!”. Yousupha trovò riparo negli alloggi dei centri sociali».
Così cominciò a frequentarli ?
«Sì, da seminarista. Nel 2018 portai Zuppi da loro».
Cosa c’entra Mediterranea?
«Nasce nei centri sociali, da un’idea di Luca Casarini. È l’unica nave del soccorso civile battente
bandiera italiana. Luca però voleva che fosse espressione di tutta la società, dall’Arci alla Banca
etica, dalla chiesa cattolica ai centri sociali».

Ha partecipato a operazioni di salvataggio?
«Una volta, nel 2019. Ora, dopo le minacce, non posso più farlo».
Quando è emersa la sua vocazione?
«Al liceo classico. Furono decisivi i preti della mia parrocchia, a Formigine (Modena), e l’incontro
con monsignor Loris Capovilla: un maestro di Vangelo».
In che famiglia è cresciuto?
«Papà, Davide, medico. Mamma, Manuela, ha fatto l’educatrice, attiva nel volontariato sociale. Ho
una sorella, Cristiana, 27 anni, laureata in scienze motorie».
Che idea si è fatto della tragedia di Cutro?
«Qualcosa non ha funzionato. Perciò occorre indagare sulle responsabilità».
Cosa è cambiato con questo governo?
«Prevale quella che il vescovo di Palermo, Corrado Lorefice, ha definito “la peste nel cuore”. Si
scontrano due visioni: quella capitalista, razziale e patriarcale e quella della giustizia, della
fraternità e della uguaglianza».
Cosa chiedete?
«Il ripristino immediato delle operazioni di soccorso delle Ong; l’apertura di canali di accesso,
molti dei morti di Cutro venivano dall’Afghanistan».
Cosa pensa di Elly Schlein?
«Siamo amici da una vita, anche lei viene dalle lotte».
Lei ha marciato con gli studenti.
«Per imparare. Erano in piazza per denunciare la sofferenza mentale nelle scuole, un problema che
affligge tanti studenti ormai».
Sostiene le lotte di chi occupa le case.
«Adesso il Comune di Roma ha detto che regolarizzerà Spin Time. Ci vivono in 400, di cui cento
minori, di ventisei nazionalità diverse: anche Mediterranea ha una sede lì».
Ma è legale occupare un palazzo?
«È, come direbbe don Ciotti, un caso di legalità sostanziale. Chiunque entra lì rimane affascinato
dalla sua bellezza».
Si sente un prete di strada?
«Preferisco prete di Gesù».

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