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A favore dei popoli indigeni in difesa della vita e del territorio

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Impegno a favore dei popoli indigeni in difesa della vita e del territorio

Fortissimi interessi si intrecciano intorno al mercato mondiale dell’oro, e ciò ha un impatto devastante sulla foresta pluviale più grande e biodiversa del pianeta e sulle popolazioni (umane e non) che la abitano. In passato la situazione era sotto controllo. La malaria, ad esempio, era stata praticamente eliminata da questa regione. Non avevamo casi di malnutrizione di questa gravità… Tutto è peggiorato in modo assurdo in pochi anni. È qualcosa di molto difficile da capire e di cui parlare. Non avrei mai pensato di vedere una cosa del genere… Un genocidio può anche verificarsi per omissione di soccorso”.

È il 10 aprile e alcuni giornali commentano i primi cento giorni della presidenza di Lula da Silva. L’Associated Press ricorda la volontà del governo brasiliano di ripristinare alcuni dei programmi sociali avviati nel corso dei precedenti mandati, tra questi Mais médico per migliorare l’assistenza sanitaria nelle zone più isolate del paese. È anche il caso di Roraima dove gli Yanomami hanno subito i tragici effetti di quattro anni di governo dell’estrema destra. Più di mille indigeni hanno accusato gravi problemi di salute e 570 bambini sotto i cinque anni sono morti per malnutrizione e malattie curabili in situazioni di normalità.

A gennaio 2023 quasi ventimila operatori sanitari si sono iscritti come volontari al programma Forza Nazionale per andare a dare una mano in territorio yanomami. In un’intervista a BBC News Brasil, la pediatra Priscila Tatiana Gonçalves ha affermato che lo scenario era “terribile” e “assurdo”. Ha anche spiegato che le notizie sulla crisi circolano maggiormente perché ora ci sono “apertura al dialogo” e meno rischi di rappresaglie.

La causa principale che ha portato malattie e morte tra gli Yanomami è l’estrazione mineraria e il governo Bolsonaro ha taciuto, afferma l’attuale ministra della Salute Nísia Trindade.

I Vescovi brasiliani da anni denunciano lo sfruttamento minerario illegale, con la presenza di circa 20.000 garimpeiros, i cercatori d’oro abusivi, assoldati da organizzazioni criminali coinvolte nel traffico di droga, armi e riciclaggio di denaro. La presenza dei minatori è aumentata del 3.350 per cento rispetto al 2016. Anche il nuovo vescovo della diocesi di Roraima Mons. Evaristo Spengler, commentando il momento attuale, ha affermato: “la nostra Chiesa non può tacere di fronte alla tragedia del popolo yanomami, di fronte alle loro terre invase dalle miniere illegali che li hanno privati del territorio, della salute, della pace, dei mezzi di produzione alimentare e, in poche parole, della vita stessa. La Chiesa di Roraima ribadisce ancora una volta il suo impegno a favore dei popoli indigeni in difesa della vita e del territorio”.

La situazione è sicuramente più grave nelle regioni montuose, in quanto gli Yanomami che abitano questi luoghi hanno maggiori difficoltà a procurarsi il cibo. Un problema che deriva dall’aumento delle aree minerarie è la contaminazione dell’acqua con il mercurio, impiegato per l’estrazione e il lavaggio dell’oro. Le donne yanomami di solito raccolgono piccoli crostacei, che sono, come il pesce, un’importante fonte di proteine, ma ora non hanno più accesso ai corsi d’acqua.

La presenza dei cercatori tiene lontana la selvaggina: usano elicotteri e altre macchine grandi e rumorose che spaventano gli animali, spingendoli a spostarsi altrove. Gli scavi generano depositi d’acqua stagnante in cui proliferano le zanzare; di conseguenza, vi è un notevole aumento dei casi di malaria. Gli Yanomami consumano un grosso frutto che si chiama jambo, ma l’ultima volta che si è recato nel loro territorio – racconta Gonçalves a BBC News Brasil – ha notato che avevano da mangiare solo piccoli frutti ancora verdi. I bambini erano molto malnutriti e non fruivano di alcun tipo di farmaco contro i vermi intestinali, mentre il cibo scarso e spesso avariato, perché difficile da conservare, era causa di forti diarree. In una situazione del genere malattie come malaria, diarrea o polmonite possono portare alla morte in pochi giorni. Inoltre la denutrizione impedisce uno sviluppo equilibrato della mente e del corpo.

“Abbiamo visitato regioni con circa 150 indigeni, di cui 40 bambini: circa 30 erano in stato di grave denutrizione”, riferisce un medico. La regione di Surucucu ha uno dei pochi centri sanitari ancora operativi, con un medico, e intere comunità vi si recano dopo aver camminato quattro, cinque o sei giorni. Preferiscono stare vicino a questo posto perché sanno che lì c’è la possibilità di mangiare e farsi curare. “Non sono mai stato in un campo profughi di guerra, ma credo che la situazione che abbiamo visto fosse simile”, racconta Gonçalves.

Per il leader Davi Kopenawa gli indigeni stanno vivendo una tragedia umanitaria; l’ex presidente Jair Bolsonaro è in gran parte responsabile della situazione e dovrebbe essere arrestato per il reato di genocidio (per questo crimine l’ex presidente è stato denunciato per sei volte alla Corte penale internazionale dell’Aia). “Da quasi quattro anni Hutukara conduce la campagna Fora Garimpo, Fora Covid. Richiamiamo l’attenzione dello stato brasiliano, della società brasiliana e del mondo intero. Il passato governo [Bolsonaro] non ci dato nessun appoggio, anche se abbiamo svolto il nostro lavoro di documentazione a Brasilia e abbiamo redatto un rapporto: i decessi sono molto aumentati dal 2019”, ha dichiarato Dário Kopenawa, vicepresidente della Hutukara Associação Yanomami, presente all’intervista col padre Davi Kopenawa.

Qualcosa cambia?

In visita a Roraima, Lula e Sônia Guaguajara, ministra dei Popoli Indigeni, hanno promesso di combattere lo sfruttamento delle risorse minerarie nella regione. “Ci impegneremo seriamente a por fine a qualsiasi estrazione illegale. E anche se esiste un’autorizzazione dell’agenzia per svolgere ricerche, queste si possono svolgere senza distruggere l’acqua, senza distruggere la foresta e senza mettere in pericolo la vita delle persone che dipendono dall’acqua per sopravvivere”, ha affermato.

La ministra della Salute ha precisato a gennaio 2023 che un team di 13 professionisti della Forza nazionale del Sistema sanitario unificato (SUS) veniva inviato a Boa Vista, capitale di Roraima, per gestire un ospedale da campo. Un’altra squadra, di otto persone, veniva mandata da Manaus alla regione di Surucucu. Inoltre, l’Air Force Field Hospital, situato a Rio de Janeiro, veniva trasferito a Boa Vista: “definiamo questa situazione un’emergenza sanitaria di rilevanza nazionale simile a un’epidemia”.

“Una grave malnutrizione non è solo una seria perdita di peso, ma rappresenta anche una mancanza di importanti vitamine e sostanze nutritive, che, a seconda della carenza di ciascun organismo, possono causare problemi alla pelle, alla vista e persino neurologici”, spiega Marco Túlio, vice-presidente da SBMFC / Sociedade Brasileira de Medicina de Família e Comunidade.

Quando l’organismo inizia a lavorare con un carico metabolico inferiore, non abituato a ricevere una quantità normale di cibo, dare troppo cibo finisce per essere pericoloso: “il rischio è la sindrome da rialimentazione, un insieme di reazioni cliniche e metaboliche che possono manifestarsi nei primi cinque-sette giorni di reintroduzione di cibo e liquidi per chi è in grave stato di malnutrizione, soprattutto se avviene in modo rapido o esagerato. All’interno delle cellule abbiamo minerali che aiutano a regolare l’attività di muscoli e nervi, come potassio, fosforo, vitamina B1, magnesio. Quando ci nutriamo troppo velocemente o con troppo cibo, il livello di questi minerali, che è già basso, si abbassa ancora di più, provocando un effetto opposto a quello desiderato. Aritmie, debolezza muscolare, insufficienza cardiaca, convulsioni e coma sono alcune delle conseguenze”, sottolinea Pedro Azollini, pediatra volontario presso l’Associação Médicos da Floresta con esperienza nell’assistenza nelle comunità yanomami. Azollini lavora anche presso l’Instituto da Criança HCFMUSP / Hospital das Clínicas, Faculdade de Medicina, Universidade de São Paulo.

Riguardo alle possibili soluzioni al complesso problema delle comunità yanomami, i medici rispondono che occorrono misure a breve, medio e lungo termine. “Il primo passo è offrire ciò che manca: l’integrazione alimentare e un trattamento adeguato per ogni condizione. In questo modo togliamo le persone dal rischio imminente di morte”, afferma Pedro Azollini. “Ma nel medio e lungo periodo servono politiche pubbliche che puntino sull’autosufficienza di queste popolazioni, affinché possano soddisfare i loro bisogni in modo da non creare dipendenza da persone non indigene, e questo comporta in primo luogo una lotta decisa lotta all’estrazione illegale, che è alla base dell’aggravarsi di questo scenario”, integra Bruna Abilio. Il ministro della Giustizia, Flavio Dino, ha ordinato l’apertura di un’indagine su presunti reati di genocidio e crimini ambientali; ed è iniziata una maxi-operazione per espellere i garimpeiros, mobilitando l’Esercito, l’Aviazione e le Forze Navali. L’apertura del fascicolo sul genocidio non riguarda solo i 20mila cercatori d’oro illegali, arrivati in massa grazie alla tolleranza del passato governo, ma anche i responsabili sanitari che non hanno garantito l’assistenza prevista e il blocco dei farmaci per una serie di truffe.

La psicologa Juliana Sangoi è ottimista; “credo che questo sia un momento di ripresa, bisogna costruire e rafforzare le politiche che salvaguardano la salute dei popoli nativi” (Internazionale 1498, 10-2-2023).

Il governo ha aperto gli occhi

Nella notte tra il 23 il 24 febbraio, sette voadeiras, le tipiche barche da carico usate sui corsi d’acqua dell’Amazzonia, scivolano silenziose sul fiume Uraricoera. Trasportano cassiterite, un minerale ricercato che contiene stagno, estratta illegalmente, come l’oro, dal territorio degli Yanomami. Per sorvegliare i traffici e fermare le imbarcazioni, l’IBAMA, l’istituto brasiliano per la protezione ambientale e delle risorse naturali, ha fissato un cavo di 240 metri tra le due sponde del fiume. Quando i minatori illegali hanno tentato di sezionarlo, degli agenti dell’IBAMA, con base nel villaggio di Palimiu, li hanno intercettati e sono intervenuti. Ne è seguito uno scontro a fuoco in cui uno dei minatori è stato ucciso. È stato il primo confrontodall’avvio dell’ampia operazione lanciata a inizio febbraio dal presidente Lula per allontanare i minatori illegali dal territorio di Yanomami e Yek’wana.

L’operazione mobilita diverse istituzioni, oltre all’IBAMA, il ministero dell’Ambiente, la polizia federale, l’esercito e la Fondazione nazionale per i popoli indigeni Funai. “Stiamo procedendo allo smantellamento delle infrastrutture dei cercatori d’oro nella zona – spiega Diego Bueno, numero due dell’IBAMA nella regione – intercettiamo le strade illegali e ispezioniamo i camion che riforniscono porti e aeroporti clandestini. Abbiamo iniziato anche a controllare le rotte fluviali e aeree che penetrano nel territorio”. Lo spazio aereo del territorio indigeno è stato chiuso e i caccia dell’esercito sono autorizzati ad abbattere i trasgressori e verranno installate delle basi di controllo permanenti. Per Lula l’operazione, innanzi tutto una promessa elettorale, è anche una questione simbolica e un’opportunità diplomatica, dopo quattro anni di sfruttamento sfrenato dell’Amazzonia portato avanti dal precedente governo. Secondo Mauricio, in due mesi, l’operazione sta già dando i suoi frutti: “Molti cercatori d’oro hanno lasciato il nostro territorio. Dei corridoi aerei sono stati aperti dal governo fino al 6 aprile, per quelli che decidono volontariamente di partire”. Impossibile stimare però quanti ne sono rimasti nella regione. Dal 20 febbraio, l’IBAMA ha censito almeno 94 nuovi siti di estrazione illegale. Le organizzazioni che finanziano la ricerca dell’oro approfitterebbero inoltre dei corridoi aerei per continuare a rifornire i loro siti. Malgrado gli sforzi, molte sono ancora le vittime tra gli Yanomami. Nell’ospedale da campo allestito nel villaggio di Surucucu, non c’è personale medico sufficiente. Il territorio conta 371 aldeias / villaggi, alcuni rimasti sotto l’influenza dei cercatori d’oro, altri, come Auaris, il villaggio di Mauricio devono affrontare casi di malaria. Diego Bueno teme anche l’aumento della violenza. Altri due scontri a fuoco tra autorità e minatori illegali si sono verificati a marzo, senza fare vittime.

Le difficoltà di approvvigionamento stanno spingendo i cercatori ad accaparrarsi il cibo distribuito agli Yanomami. Due indigeni sono stati uccisi mentre percorrevano una delle strade illegali costruite per raggiungere i siti minerari. La circolazione d’armi illegali è esplosa. La pressione delle autorità non basta a scoraggiare i cercatori d’oro. In caso di minaccia d’incursione da parte delle autorità, l’allerta viene data via radio o via Internet e tutti si rifugiano nella foresta, dopo aver nascosto le riserve d’oro. Molti cercatori migrano verso i siti minerari del Venezuela e della Guyana, altri si spostano 1.200 chilometri più a sud, per estrarre l’oro delle terre dei Munduruku o dei Kayapo. Ma la ricerca dell’oro è un’attività radicato nella società brasiliana: “Tutti gli abitanti hanno almeno un parente o amico legato direttamente o indirettamente al garimpo. Di qui la generale accettazione dell’attività, che nessuno vede come un crimine”, aggiunge Frances Rodrigues. Le false notizie volte a discreditare l’operazione del governo si moltiplicano, alimentate dagli imprenditori e dai politici legati al garimpo. “È una polveriera pronta a esplodere”, secondo Frances Rodrigues. Lino è membro di un’associazione di cercatori d’oro: “È spaventoso! I cercatori d’oro del Roraima si sentono presi di mira dallo stato!”. Durante la presidenza di Jair Bolsonaro, l’IBAMA ha subito “attacchi coordinati, con la distruzione di veicoli e tentativi di sabotaggio”, spiega Diego Bueno, che teme che questi eventi possano ripetersi. Il 23 febbraio 2023 una manifestazione di cercatori d’oro davanti alla sede dell’istituzione rischiava di degenerare se non fossero intervenute le forze dell’ordine. Il clima politico nel Roraima non favorisce la pace. “Il nostro Stato è il più bolsonarista del Paese. Molti politici hanno interessi nelle attività minerarie: il governatore difende la ricerca illegale dell’oro e non c’è opposizione nell’assemblea locale. I nativi non hanno alcun alleato locale”, osserva ancora Frances Rodrigues. Rieletto nel 2022, Antonio Denarium ha dichiarato a gennaio che gli Yanomami “non possono più vivere nella foresta come gli animali”. I pro-garimpo hanno persone che li rappresentano anche nella commissione senatoriale che si occupa della crisi degli Yanomami. Tre senatori su cinque, compreso il presidente, sono originari del Roraima e favorevoli all’estrazione mineraria nelle terre indigene. Su pressione della società civile, a marzo è stato aumentato il quorum della commissione, per ristabilire un minimo di equilibrio. Ma, secondo gli specialisti, tutte le istituzioni legate all’ambiente e alle popolazioni indigene in Brasile dovrebbero essere ristrutturate. Resta da vedere se lo stato brasiliano possiede le risorse umane e finanziarie necessarie. Allo stesso tempo, sarebbe necessario modificare l’attuale legislazione che consente di “riciclare” con facilità l’oro estratto dai territori indigeni. Dal 2013, la legge richiede ai venditori solo una dichiarazione in buona fede sulla provenienza dell’oro per gli acquirenti autorizzati. Il 4 aprile scorso, un giudice della Corte Suprema ha sospeso questa legge e concesso al governo federale 90 giorni per istituire un nuovo quadro legale. Un provvedimento accolto con sollievo dagli indigeni e dai loro sostenitori. Oltre a perseguire coloro che finanziano le miniere illegali, spiegano ancora gli specialisti, occorre proporre un nuovo modello economico per il Roraima. “La ricerca dell’oro è stata incoraggiata dagli Anni 1980, sotto l’impulso del regime militare. Abbiamo bisogno ora di un’azione forte dello stato per diversificare l’economia, segnata da una palese mancanza di alternative, altrimenti il passato si ripeterà”, insiste Frances Rodrigues. Espulsi negli anni 1990, i cercatori d’oro e di minerali hanno finito per tornare in massa e continuano a minacciare il territorio degli Yanomami.

A cura di Naila Clerici

Bibliografia

Albertini Jean-Mathieu (trad. Luana De Micco), “Lula insegue i cercatori d’oro e riporta in vita lo stato”, Il Fatto Quotidiano, 17 aprile 2023.

bbc.com/portuguese/brasil-64381594

bbc.com/portuguese/brasil-64388465

bbc.com/portuguese/brasil-64365655

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Clerici Naila, “Yanomami sotto attacco”, Tepee 61, 2022, 56-59.

Hutukara associação yanomami e Associação wanasseduume ye’kwana, Yanomami sob ataque: garimpo ilegal na Terra Indígena Yanomami e propostas para combatê-lo, acervo.socioambiental.org/sites/default/files/documents/yal00067.pdf , 2022.

Internazionale 1498, 10-2-2023.

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Moiola Paolo, “Fuori Bolsonaro Fuori Garimpeiros”, Missioni della Consolata, 10-6-2022.

nexojornal.com.br/externo/2023/01/26/%E2%80%98O-que-vai-salvar-os-Yanomami-%C3%A9-a-sa%C3%ADda-do-garimpo-ilegal%E2%80%99

Notizie dal Brasile del Comitato Roraima, 3, 4, 5-2023.

TEPEE, Anno XXXIX n. 63

ARTE

Un totem in ricordo dei bambini nativi  Rita Tigli, Naila Clerici

ATTUALITÀ

La violenza non è finita

Solidarietà con gli Yanomami  Naila Clerici

CINEMA

Scuole e insegnamenti attraverso l’occhio di Alanis Obomsawin Serena Musante,

LIBRI

Cogewea, la mezzosangue  Gemma Scusa

La casa editrice Mauna Kea

Il crinale  Giorgio Bona

Isabella di Castiglia Perfida o Santa?,

Fantascienza, soprannaturale, horror, fantastico, ufo e extraterrestri…

            Crota,

Tribal Screams

Storie dal domani  Elena Sanna

Occhio di gatto  Daniele Barbieri, Massimo Luciani

Il ritorno dei Popoli delle Stelle  Marco Maculotti

MUSICA / PERSONAGGI

Joanne Shenandoah-Tekaliwakwa  Claudia Gasparini

PERSONAGGI

Helen Betty Osborne 

Capo Shenandoah / Oskanondonha Skenando

L’umanesimo ecologico di Jean Malaurie  Giulia Bogliolo Bruna

STORIA

Un sistema educativo per distruggere  Dilan Aktas, Francesco Spagna

Papa Francesco chiede scusa  Naila Clerici

Apprendere l’arte dell’agricoltura  Naila Clerici

STORIA / ATTUALITÀ

L’indiano “vende”  Evelyn Huber

Ci pensa la zietta…  Wapiti

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